Dramma di Borore, gli animalisti: «La tradizione non è un alibi per aggirare le regole»
Ventincinquenne morto dopo la caduta da cavallo. «Molti sindaci sardi si oppongono all’applicazione dei decreti. Oggi si piange Omar Barranca. Potrebbe non essere l’ultimo»: il post dell’associazione Horse Angels scatena le polemichePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Una tragedia che non può lasciarci indifferenti». Inizia così la presa di posizione pubblica espressa dagli animalisti di Horse Angels Odv dopo il dramma di Borore: il venticinquenne Omar Barranca è morto dopo essere caduto da cavallo durante la festa di San Lussorio. Ancora la dinamica non è stata chiarita: non è escluso che il giovane abbia accusato un malore mentre si trovava in sella e per questo sia finito a terra, per essere poi colpito dagli zoccoli dell'animale. Nessuna corsa, nessuna imprudenza, una tragica fatalità. Maggiori certezze potrebbero aversi dall’autopsia, disposta dalla Procura di Nuoro. Ma mentre una comunità è sconvolta dal dolore, una famiglia piange un figlio, l’associazione che denuncia spesso maltrattamenti di cavalli dice la sua. E le polemiche online sono immediate.
«Una famiglia è distrutta. Una comunità è sotto shock», prosegue l’associazione, «a loro va il primo pensiero, con le condoglianze più sincere».
Ma c’è un ma: «Il rispetto non può diventare silenzio su tutto il resto. Perché questa non è solo una tragedia. È anche il risultato di un sistema che continua a chiudere gli occhi».
Secondo Horse Angels Odv «sartiglie, ardie e manifestazioni simili sono eventi ad altissimo rischio: cavalli lanciati, folle presenti, dinamiche imprevedibili. E troppo spesso senza protezioni adeguate Il cosiddetto “decreto Abodi” esiste proprio per questo: ridurre i rischi, proteggere persone e animali, evitare morti evitabili. Eppure molti sindaci sardi si sono opposti alla sua piena applicazione, non rendendo obbligatorio l’uso di casco e “tartaruga” per i partecipanti».
E allora la domanda, secondo l’associazione, «è inevitabile: «Chi controlla davvero? Chi autorizza eventi dove le regole vengono aggirate in nome della tradizione? Chi si assume la responsabilità quando la sicurezza diventa opzionale?». La tradizione, è la tesi, «non può essere un alibi.
Non può valere più della vita. Oggi si piange Omar Barranca. Domani, senza un cambio reale, potrebbe non essere l’ultimo. Il rispetto per le tradizioni passa anche dalla capacità di evolverle. E soprattutto, dalla volontà di non sacrificare altre vite, umane ed equine».
Un post, quello dell’associazione, che ha scatenato numerose reazioni dalla Sardegna. Il senso comune a tante è: è questo il momento di esternare certi pensieri, quando è morto un ragazzo?
A riportare il dramma alla dimensione del dolore è il sindaco di Borore, Tore Ghisu: «La scomparsa tragica di un giovane venticinquenne colpisce e addolora tutta la nostra comunità. Per tutti noi questo è un momento drammatico, difficile da accettare, una tragedia che ci lascia senza parole facendoci precipitare in un senso di profondo sconforto». Come sindaco, scrive Ghisu, «interpretando i sentimenti dell’amministrazione comunale ma anche a nome di tutta la comunità, voglio esprimere il cordoglio ed unirmi al dolore di Mauro, Torangela e Igor per l’improvvisa scomparsa del caro Omar, un giovane ragazzo, un grande lavoratore benvoluto da tutti. Lo ricorderemo sempre nei suoi momenti felici e di partecipazione comunitaria».
(Unioneonline/E.Fr.)
