L’ambientalista Cremone cede (ancora) al complottismo: «Scie chimiche, piloti che eseguono ordini di servizio?»
Il protagonista di tante battaglie, ora prestato alla musica, ne annuncia un’altra per avere «chiarezza sui composti chimici di quelle cose in cielo»Ci riprova, Angelo Cremone. Il 3 novembre 2024 l’ambientalista sulcitano protagonista di decenni di battaglie aveva lanciato per la prima volta la sua teoria: dopo un violento temporale che si era abbattuto sul Sud Sardegna aveva sostenuto che la sera prima, in quel cielo dal quale l’acqua era caduta copiosa (e dannosa), fossero comparse delle “strane scie”. Insomma: dava la colpa alle scie chimiche, oggetto di una delle teorie che la scienza ufficiale assume a paradigma del complottismo più estremo.
Due anni dopo, oggi, 3 novembre – per una coincidenza (?) a cui sembra difficile credere – Cremone torna sull’argomento. Di recente impegnato nella scrittura di brani musicali contro la guerra, le servitù militari e via cantando, forse in cerca di ispirazione ha alzato gli occhi al cielo. E rieccole le scie che, a suo dire, potrebbero essere state rilasciate da piloti che hanno «ricevuto ordini di servizio particolari. Per fare che cosa?» chiede e si chiede Cremone.
«Scie chimiche? Forse è il momento di fare chiarezza», afferma con sicumera, «forse delle risposte devono essere date. Sono ordini di servizio per degli aerei che si divertono a lasciare quelle scie di non so che cosa in sospensione? Perché sicuramente non è vapore acqueo, si sarebbe dissolto in un attimo. Non è possibile che la notte noi dobbiamo assistere a queste evoluzioni con quella sostanza di cui non conosciamo la componente chimica».
«Vogliono dirci, se sono degli ordini di servizio particolari per i piloti di quei aerei, cosa c'è dentro quelle scie? Quali sostanze chimiche compongono quelle scie?». La risposta è: condensa. Ma Cremone non ci crede. E annuncia: «Dovrebbe essere un qualsiasi consigliere regionale, un sindaco di un paese, un presidente della regione Sardegna a dover dare queste risposte, risposte che non ci vengono date. Noi adesso insistiamo perché abbiamo il diritto di essere informati».
