Incendi in Sardegna: nel 2026 in fumo oltre 5.000 ettari di boschi
Da gennaio a ottobre devastata una superficie pari a settemila campi da calcio. Legambiente: «Tra le cause i ritardi nella prevenzione e nella pianificazione»Un bosco devastato da un incendio della scorsa estate ad Arzana (foto R. Secci)
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Dal 1° gennaio al 15 ottobre 2026 in Sardegna sono andati in fumo a causa degli incendi 5043 ettari di boschi. Una superficie di oltre 50 chilometri quadrati, pari – per dare un’idea della grandezza – a circa settemila campi da calcio o all’area occupata dall’intera città di Bergamo oppure – per restare nell’Isola – simile a quella occupata dal Comune di Stintino o da quello di Castelsardo.
A fornire il dato è l’ultimo report “La Bieconomia delle foreste 2026” presentato a Roma nel corso del IX Forum Foreste sulla gestione sostenibile e forestale e curato da Legambiente su dati Effis/Copernicus.
Nel dossier si sottolinea come la Sardegna sia una delle regioni maggiormente colpite dagli incendi in area boschiva, al quarto posto dopo Calabria (14.359 ettari in fumo), Puglia (13.649) e Piemonte (5.159).
Lo scorso luglio, la Regione aveva evidenziato che nei primi sette mesi dell’anno la superficie di boschi distrutti dalle fiamme in Sardegna era in calo rispetto allo scorso anno: 212 ettari in fumo contro i 709 ettari registrati nel 2025 nello stesso periodo. A livello nazionale, invece, quest’anno è stato registrato un incremento significativo dei roghi: + 20,5% rispetto al 2025, con 130.858 ettari andati complessivamente in fumo (+36% rispetto al 2025), pari a 183.275 campi da calcio.
Quattro, secondo le analisi, gli alert rossi che nel 2026 impattano sul patrimonio boschivo: oltre all’impennata degli incendi, l’accelerata della crisi climatica e delle specie aliene, i ritardi nella prevenzione e la crescita a rilento di pianificazione, certificazione e gestione forestale sostenibile, la dipendenza da legname estero.
Eppure, viene evidenziato, «in Italia le foreste crescono e avanzano, per effetto dell’abbandono delle aree rurali e montane». Per tutelare adeguatamente il territorio boschivo dagli incendi, prosegue il report, «serve un urgente un cambio di paradigma lavorando su una prevenzione attiva e strutturale, basata su una gestione forestale sostenibile, sulla manutenzione del territorio, la pianificazione urbanistica nelle zone di interfaccia urbano-rurale, l’applicazione del fuoco prescritto, l’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuni e sistemi avanzati di monitoraggio satellitare (come EFFIS) – e su un piano industriale nazionale che metta al centro la filiera del bosco-legno-energia per accelerare la transizione ecologica del settore forestale».
(Unioneonline/l.f.)
