Il report choc: «La guerra in Iran può costare un miliardo alla Sardegna»
Dossier del centro studi di Confindustria: ipotizzati tre possibili scenari. «Nella migliore delle ipotesi aumenti di 270 milioni per le spese energetiche»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un miliardo di euro. È la cifra monstre che secondo il centro studi di Confindustria potrebbero raggiungere i rincari per la Sardegna a causa della guerra in Iran.
Il conflitto scatenato dall’attacco di Israele e Stati Uniti rischia di tradursi in un nuovo e pesante shock energetico per l’Isola, con effetti diretti sui costi sostenuti da famiglie e imprese «e con ripercussioni rilevanti sulla competitività del sistema produttivo regionale».
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Il report è intitolato “Conflitto in Iran e rincari energetici: una valutazione del potenziale impatto per la Sardegna” ed è stato pubblicato oggi.
L’analisi prende in esame due principali canali di trasmissione dello shock: da un lato l’elettricità, il cui prezzo risente dell’andamento del gas naturale, dall’altro i carburanti per il trasporto terrestre, influenzati dalle quotazioni del Brent.
In base ai consumi degli scorsi anni, vengono calcolati i potenziali aumenti dei costi energetici in tre diversi scenari, basati su incrementi rispettivamente lievi, moderati e gravi delle quotazioni internazionali del gas e del petrolio.
Secondo il report, anche in uno scenario di aumenti relativamente lievi, il maggior costo energetico annuo per la Sardegna sarebbe comunque pari a circa 270 milioni di euro all’anno. Nel secondo scenario, con aumenti moderati, l’aggravio salirebbe a circa 631 milioni di euro. Nel terzo scenario, quello più grave, l’impatto complessivo arriverebbe a sfiorare il miliardo di euro in un anno.
Il Centro Studi di Confindustria avverte come anche quest’ultimo scenario «non sia da considerarsi un caso di scuola o un’ipotesi remota, in quanto costruito sull’ipotesi del mantenimento nel lungo periodo di quotazioni in linea con quelle ormai raggiunte già da qualche giorno: per altro, uno scenario già visto durante le prime fasi della guerra in Ucraina».
Il messaggio che emerge con chiarezza «è che la nostra regione resta fortemente esposta alle tensioni internazionali sui mercati dell’energia», afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna. «La crisi attuale mostra che è necessario salvaguardare la capacità nazionale di raffinazione e di approvvigionamento dei carburanti. I rialzi del Brent non si evitano, ma una filiera più forte serve a contenere i rischi di scarsità e le strozzature che genererebbero tensioni ancora più gravi sull’economia. Per questo diventa ancora più urgente rafforzare le condizioni di sicurezza energetica, di stabilità dei costi e di competitività per le imprese sarde».
Sul fronte elettrico, già nello scenario di incrementi lievi l’aumento dei prezzi determinerebbe un aggravio di 51,16 milioni di euro per i consumi domestici e di 130,44 milioni per quelli non domestici, di cui 75,71 milioni riconducibili all’industria. Nello scenario più severo il rincaro stimato per l’elettricità supererebbe ampiamente il mezzo miliardo di euro, con quasi 230 milioni di maggiori costi a carico dell’industria sarda.
Per quanto riguarda i trasporti, il report evidenzia che la componente più esposta è quella del gasolio, sia per il maggiore effetto di trasferimento dei rincari sia per i maggiori volumi consumati nell’isola, superiori a quelli della benzina.
Il maggior costo annuo complessivo per i carburanti viene stimato in circa 89 milioni di euro nel primo scenario, 268 milioni nel secondo e 446 milioni nello scenario di maggiore gravità.
