Ci sono luoghi della memoria, terre antiche, da sempre esplorate con il rispetto dovuto al passato, che si portano appresso il retaggio di tradizioni ancestrali e di civiltà che hanno scritto la storia. Una storia che si perde nei millenni, ma da cui ancora – proprio grazie a quel rispetto quasi religioso – si propaga un raggio di luce che indica il futuro della Sardegna. A spegnerlo, de imperio, stanno per intervenire le multinazionali dell’eolico e dell’agrifotovoltaico. «Basta interventi calati dall’alto», è il grido dei sindaci. «Non saranno le pale a distruggere il nostro paesaggio e le nostre comunità». Ma basterà ribellarsi? Nei Comuni con i monumenti a maggiore valenza storico-archeologica, esclusivi ed intoccabili, nessuno ha mai provato a prevedere interventi se non di tutela.

Gioielli sotto tiro

Eppure, a due chilometri da Santa Cristina di Paulilatino, sta per accadere ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: «Una devastazione», dice il primo cittadino Domenico Gallus, ex consigliere regionale. «Una speculazione calata dall’alto. Io stesso ho saputo per caso del progetto: di certo ci batteremo per evitare uno scempio. Siamo, non per caso, il paese della Provincia di Oristano che ha ottenuto la percentuale più alta per la legge di Pratobello». Protestano anche nei Comuni limitrofi: «Siamo per una transizione che nasca dall’accordo di tutti», spiega il sindaco di Bauladu Ignazio Zara, interessato al piano eolico che potrebbe avere riflessi sul vicino sito di Santa Cristina. «Il paesaggio è deturpato: il problema è che non si può rovinare dall’oggi al domani la vista di una collina straordinaria». Un altro sfregio alla storia che, con una barriera di pale eoliche rischia di offuscare in nome del business decenni di studi scientifici condotti dall’accademico dei lincei Giovanni Lilliu, potrebbe consumarsi a Barumini.

La reggia

Dove il Consiglio comunale ha subito opposto opposizione al progetto di "Costruzione ed esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica denominato "Luminu" costituito da 17 aerogeneratori, ciascuno di potenza nominale pari a 6,6 megawatt, per una potenza complessiva di 112,2 megawatt, da realizzarsi nei comuni di Barumini, Escolca, Gergei, Las Plassas, Villanovafranca, e delle opere di connessione ricadenti nei Comuni di Genoni, Gesturi e Nuragus. Michele Zucca, primo cittadino di Barumini, fa notare: «Ora il progetto è al vaglio della presidenza del Consiglio, noi siamo pronti a dare battaglia. È da un anno che regna un silenzio assordante, ma evidentemente anche a Roma qualcuno non vede bene questi impianti. Il punto, però, è che vogliamo preservare, oltre alla zona archeologica, anche i terreni agricoli, che verrebbero compromessi dalle torri: cambierebbero il territorio e la stessa struttura delle attività produttive». Proteste veementi anche a Genoni. Gianluca Serra, da qualche anno a capo della Giunta, sostiene che, nei piani degli investitori, «il paese è una sorta di Tyrrhenian link a terra. Nel nostro Comune sarà sistemata una centrale elettrica, la “ciabatta” a cui tutti potranno collegarsi, e diventeremo preda di impianti eolici e fotovoltaici. Non è una questioni di incentivi: le imposizioni dall’alto non attecchiscono. Portano benefici a pochi e svantaggi a molti. Creare la centrale a 600 metri dall’asilo e a 700 dal ricovero significa costruire una nuova Ottana, tra l’altro senza lo straccio di uno studio sulle conseguenze per la salute. Ma ci siamo da 3mila anni, ci metteranno un bel po’ prima di mandarci via». Più o meno lo stesso discorso fa Samuele Gaviano, sindaco di Serri, sui progetti di eolico e fotovoltaico vicino al santuario di Santa Vittoria: «Vorrebbero riempire di eolico e fotovoltaico le aree limitrofe alla zona archeologica e la Giara. Un disastro: Santa Vittoria è tra i 33 siti sardi iscritti alla tentative lists dell’Unesco. Hanno presentato un piano copia-incolla con fotografie di altri territori. Non ci sarà nessun ritorno per la gente, solo distruzione».

Al Nord

Quindi Saccargia. Per scongiurare il peggio, i comitati hanno presentato un esposto in Procura, per chiedere un’accurata indagine sugli studi preparatori del progetto del parco eolico nei pressi della basilica. Le autorizzazioni, secondo gli attivisti, sono state rilasciate sulla base di dati inattendibili. E si arriva a Torralba. Premessa: nel paese, protetto dai vincoli di tutela delle aree archeologiche, non sono previsti progetti. Ma il sindaco Pierpaolo Mulas, ricorda che le pale saranno piantate a Bonorva, Mores, Ittireddu, Borutta e Cheremule: «A Santu Antine le pale si vedrebbero eccome, per noi sarebbe un danno». Di sicuro lo sarebbero, a Putifigari, sia l’impianto fotovoltaico che quello eolico a ridosso di S’Incantu: «Per il fotovoltaico, dopo una lunga battaglia, abbiamo ottenuto l’annullamento della Via», argomenta la sindaca Antonella Contini. «Per l’eolico stiamo facendo verifiche: ma nei piccoli Comuni c’è al massimo un tecnico che non può fronteggiare un vero e proprio assalto di carte». Ma la lotta prosegue, anche quando sembra impossibile vincere.

Lorenzo Piras

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