Più che una tradizionale omelia di fine anno, l’intervento pronunciato nella cattedrale di Tempio Pausania durante il Te Deum dal vescovo di Tempio-Ampurias, Roberto Fornaciari, si è configurato come una lettura del presente, una riflessione sul cambiamento profondo che attraversa le comunità parrocchiali ed ecclesiali e, più in generale, la società contemporanea.

Secondo Fornaciari, la Chiesa non vive una semplice contrazione numerica o alla chiusura di opere storiche, ma a un vero passaggio antropologico e spirituale che modifica il volto delle istituzioni. Un processo che chiede di essere riconosciuto senza nostalgie e senza paura. Le comunità, ha osservato, sono chiamate a misurarsi con meno strutture e più relazioni, meno forza organizzativa e una maggiore credibilità sociale. Uno dei punti chiave del discorso è il tema della vulnerabilità. Fragilità personali, solitudini e stanchezze emotive e organizzative non vengono lette come deviazioni, ma come il nuovo contesto in cui persone e istituzioni si muovono. Riconoscere questa condizione, ha sostenuto il vescovo, incide direttamente sulla qualità delle relazioni e sulla fiducia che le comunità riescono a generare.

Altro nodo centrale è il superamento di un modello basato prevalentemente sulle opere. Scuole, strutture assistenziali e presidi educativi, per lungo tempo identificati con la presenza ecclesiale sul territorio, oggi si riducono, cambiano funzione o vengono cedute. Per Fornaciari non si tratta di un fallimento, ma di un passaggio verso forme di presenza meno legate alla gestione e più orientate alla prossimità. La missione, in questa prospettiva, non coincide più con ciò che si fa, ma con il modo nel quale si vive il cambiamento.

Netto anche il riferimento al tema dell’autorità. Gli abusi spirituali e le dinamiche di controllo sono indicati come segnali di un modello da ripensare radicalmente, a favore di forme di guida capaci di accompagnare senza dominare e di generare autonomia e responsabilità. Infine il digitale, descritto come un ambiente che modifica tempi, relazioni e identità, amplificando tutte le altre trasformazioni in atto. “Introduce nuove forme di prossimità e nuove forme di solitudine. Anche il magistero recente invita a riconoscere il digitale come ambiente di vita e di evangelizzazione”. “Il futuro non sarà delle opere, ma delle presenze libere. Non delle strutture, ma delle relazioni umane sane. Non dei numeri, ma della credibilità”, ha detto ancora il vescovo. In conclusione, mons. Fornaciari ha affidato le attese di pace e giustizia a Maria: «A lei affidiamo l’intenso desiderio che la giustizia e l’amore prevalgano su tutte le tentazioni di violenza, di vendetta, di corruzione».

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