Emergono altri dettagli sulle indagini della Procura di Tempio che, ieri mattina, hanno portato al sequestro di Villa Joy, insieme a 36 moduli prefabbricati collegati alla residenza e a diverse piste realizzate abusivamente, secondo i pm, a Cala Finanza.

Intanto dagli atti si deduce che Corpo Forestale (Ispettorato di Tempio) e Carabinieri del Nucleo per la tutela dei Beni culturali, coordinati dai magistrati Alessandro Bosco e Sebastiano Carpinato, lavoravano dallo scorso anno sui progetti della società Tavolara Bay a Porto San Paolo. Quindi molto prima che il caso di Cala Finanza venisse portato all’attenzione dell’opinione pubblica. Altro dato è una valutazione tecnica contenuta nei provvedimenti eseguiti. Stando agli atti, i pm mettono in discussione la legittimità stessa della autorizzazione unica Zes (revocata dal governo) che da il via libera alla trasformazione di villa Joy in un ristorante. Un cambio di destinazione che non sarebbe possibile perché l’immobile negli anni scorsi è stato oggetto di un condono edilizio.

In ogni caso, secondo la Procura di Tempio, nonostante il congelamento dei permessi, sarebbe andata avanti, materialmente, la trasformazione dell’immobile in una struttura turistico ricettiva. Gli indagati sono due manager della immobiliare Tavolara Bay, un brasiliano e un sardo, un impresario e due professionisti (direttori dei lavori) tutti sardi. Dopo il sequestro, sono stati mandati a casa, di fatto perdono il lavoro, i dipendenti della immobiliare sardo brasiliana.

Durante le attività ordinate dai pubblici ministeri di Tempio, stando a indiscrezioni, c’è stata la massima collaborazione con la polizia giudiziaria da parte dei destinatari del sequestro. Il provvedimento eseguito ieri mattina dovrà superare l’esame delle valutazioni del gip di Tempio. 

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