Manca il pellet? Produciamolo in Sardegna. Questo il senso della raccolta firme lanciata oline: «Chiediamo al Consiglio regionale di approvare una legge regionale che riconosca, incentivi e regoli la produzione locale di pellet come attività agricola e silvicola accessoria, non industriale, con una funzione chiara: non sostituire il mercato, ma attivarsi come garanzia e cuscinetto nei momenti di crisi». 

Promotore dell’iniziativa è Michele Virdis, presidente del distretto rurale della Barbagia. Al momento le adesioni certificate sulla piattaforma Change.org non raggiungono il centinaio. Ma l’iniziativa è partita da pochissimo tempo.

«L'attuale crisi del pellet in Sardegna sta producendo scene che non dovrebbero appartenere a una regione europea nel 2026», si legge nella presentazione, «anziani e famiglie costrette a fare ore di fila, lesinando pochi sacchi al prezzo di oltre 10 euro a sacco e l'impossibilità di scaldarsi in pieno inverno. Tutto ciò determinerà, nei mesi a venire, un salasso per le famiglie e un rischio per la salute pubblica oltre che l'ennesima ferita alla dignità delle persone, soprattutto delle fasce più fragili. Il pellet è oggi uno dei principali combustibili domestici in Sardegna non per scelta ideologica o ambientale, ma per necessità economica».

Secondo il promotore della raccolta firme «gas ed energia elettrica hanno nell’Isola costi tra i più alti d’Italia e d’Europa; per migliaia di famiglie (il 32% delle famiglie) il pellet rappresenta l’unica alternativa sostenibile. Quando questo bene viene a mancare, o diventa inaccessibile, il problema non è più il mercato: è la sicurezza e la salute».

Virdis fa anche un’analisi del fenomeno: «Perché è successo (e perché succederà ancora)? Questa crisi non è stata causata da eventi eccezionali né da classiche speculazioni locali», sostiene, ma è «il risultato prevedibile di un modello economico che ha reso la Sardegna strutturalmente dipendente da filiere energetiche esterne, lunghe e instabili. Nei mesi invernali la domanda mondiale di pellet supera regolarmente l’offerta disponibile. In queste condizioni: il prodotto viene assorbito dai mercati più grandi e più vicini; i mercati piccoli, periferici e insulari vengono serviti per ultimi; i prezzi aumentano ovunque, ma in Sardegna ancora di più, per effetto dei costi logistici (+20–30%)».

La Sardegna conta circa 1,5 milioni di abitanti, «non ha un sistema portuale merci competitivo per queste filiere ed è costretta a importare quasi totalmente energia e combustibili. Quando il mercato globale va in crisi, noi restiamo scoperti». 

La proposta di legge dovrebbe prevedere «incentivi per le aziende agricole e silvicole che producono pellet da biomassa aziendale; utilizzo di attrezzature agricole semplici (cippatrici, mulini, pellettatrici anche a cardano); filiere corte e locali, orientate all’autoconsumo e al mercato di prossimità; un quadro normativo chiaro che eviti interpretazioni arbitrarie e blocchi burocratici». 
I benefici, nell’idea di Virdis,  sarebbero immediati e strutturali: «Calmierare i prezzi nei momenti di scarsità,  integrare il reddito agricolo,  ridurre il rischio incendi liberando i boschi da materiale secco,  rafforzare il presidio umano del territorio,  ridurre la dipendenza energetica dall’esterno».

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