«Un tavolo di confronto tra Ministero, Regione ed enti locali sui detenuti al 41 bis». In arrivo il sottosegretario Delmastro
La richiesta da Nuoro, nel consiglio straordinario sui trasferimenti dei reclusi in massima sicurezza. Il sindaco Fenu: «Doveroso un dibattito serio». Todde: «Una battaglia di tutti i sardi»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La scelta di destinare il carcere di Badu 'e Carros in via esclusiva ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis è una scelta che rientra nelle competenze del Ministero della Giustizia ed è finalizzata, così come dichiarato dallo stesso Governo, a riallineare la situazione reale a quanto previsto dalla normativa introdotta nel 2009». Lo ha dichiarato il sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, intervenendo nella seduta del Consiglio comunale straordinario aperto dedicato al futuro del carcere nuorese, annunciando inoltre che il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, sarà a fine mese a Nuoro.
«Credo sia doveroso aprire un confronto serio sugli effetti che una simile scelta avrebbe — ha aggiunto Fenu — non solo sul territorio ma anche sui detenuti comuni, sulle famiglie e su quella rete di volontariato che in questi anni ha costruito a Nuoro un patrimonio umano e sociale fondamentale per i percorsi di reinserimento, in piena coerenza con l'articolo 27 della Costituzione. Su questi temi credo sia sbagliato e pericoloso trasformare il dibattito in una polemica politica. Per questo ho apprezzato il metodo indicato dal presidente del Consiglio comunale che a nome dell'intera assemblea chiede l'istituzione di un tavolo di confronto tra Ministero, Regione ed enti locali».
Il sindaco ha poi reso noto di aver già attivato un canale diretto con il Governo. «Due giorni fa ho avuto un colloquio diretto con il Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, al quale ho rappresentato con chiarezza le preoccupazioni della comunità nuorese e del territorio. Il Sottosegretario mi ha garantito che sarà a Nuoro tra la fine di gennaio e i primissimi giorni di febbraio per visitare il carcere di Badu e Carros e ascoltare le istanze delle istituzioni locali e della comunità di persona. La mia richiesta si aggiunge a quella formulata dalla presidente della Regione che ha già investito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro di Grazia e Giustizia, Carlo Nordio, dell'esigenza di attivare un tavolo con Governo e Ministero».
All’assemblea è intervenuta anche la governatrice Alessandra Todde: «Nella Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre il Governo, attraverso il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove ha presentato un’informativa sulla riorganizzazione del regime del 41 bis. Dai documenti emerge una scelta precisa. La concentrazione dei detenuti in istituti dedicati, riducendo le regioni coinvolte a cinque. Tra queste c’è la Sardegna. Dalla bozza di verbale che diventerà definitiva il 15 gennaio, – ha rimarcato la presidente della Regione - risulta che in Sardegna il 41 bis verrebbe concentrato in tre istituti dedicati. Nuoro, Uta e Bancali. Non uno. Tre. Nel corso della stessa informativa sono stati forniti numeri ufficiali. In Sardegna sono previsti 192 posti di 41 bis, destinati ad aumentare di almeno il 20%, fino a circa 240. Numeri dichiarati in una sede istituzionale, non ipotesi giornalistiche».
Ancora, ha ricordato Todde, «a settembre avevo chiesto chiarimenti direttamente al ministro Nordio sul futuro di Uta e avevo ricevuto rassicurazioni che andavano in tutt’altra direzione. Oggi ci troviamo davanti ad atti che raccontano altro».
«La Regione Sardegna, per voce dell’assessora Laconi, ha espresso formalmente la propria contrarietà e ha chiesto che questa scelta venga modificata. Non condividiamo l’idea che l’insularità sia una condanna o una scorciatoia logistica. La Sardegna non può essere trattata come un contenitore», ha proseguito la governatrice, sottolineando anche che l’Isola «ospita dieci istituti penitenziari e il 75 per cento delle colonie penali, accogliendo una popolazione detenuta in gran parte non sarda. «Abbiamo sempre fatto la nostra parte, – la chiosa - ma non accettiamo di essere trattati come una soluzione logistica per decisioni assunte senza un reale confronto».
Todde ha infine lanciato un appello all’unità delle istituzioni e delle forze politiche: «Su questo tema non ci sono divisioni, non ci sono colori e non ci sono partiti: c'è solo una voce forte da far sentire da far sentire qui, da far sentire in Consiglio Regionale, da far sentire in Parlamento, da far sentire di fronte alla Presidenza del Consiglio, da far sentire ovunque ci sia la possibilità la necessità di farla sentire. Ma deve essere una voce di tutti i sardi, non di una parte non dall'altra, non di colori diversi. Non ci devono essere distinguo: ci deve essere una voce dei sardi. Questa – ha concluso la governatrice – non è una battaglia di Nuoro, di Uta o di Bancali. È una battaglia di tutta la Sardegna».
(Unioneonline)
