Case e ospedali di comunità, riforma in affanno tra ritardi e fondi a rischio
Il rapporto Gimbe: le strutture territoriali sarde vanno troppo a rilento. I sindacati chiedono un cambio di passoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La riforma della sanità territoriale va piano. Secondo l’ultimo rapporto Gimbe le Case della comunità programmate sono 79, ma soltanto poco più della metà (41) ha almeno un servizio attivo. Gli Ospedali previsti sono 33, quelli con almeno un servizio attivo soltanto 2 (il 6%).
A quattro anni dall’adozione del Dm 77, la riforma procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali», spiega il presidente Nino Cartabellotta. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo».
Insomma, si rischia di dover restituire il contributo a fondo perduto, di ampliare le già grandi disuguaglianze tra Nord e Sud, di mettere in piedi una serie di scatole vuote e lasciare una digitalizzazione monca, sprecando così un’occasione irripetibile per fare un salto di qualità definitivo.
Critici i sindacati. I segretari regionali di Cgil Fausto Durante, Cisl Pier Luigi Ledda e Uil Fulvia Murru, che nei giorni scorsi hanno incontrato la presidente e assessora alla Sanità Alessandra Todde, avvertono che è urgente un cambio di passo.
Una nota firmata dal M5S dice che «i progressi concreti su Case e Ospedali di Comunità sono in netta accelerazione».
L’articolo completo di Cristina Cossu su L’Unione sarda in edicola.
