L’attività del Day Hospital si svolge in un contesto di un «elevatissimo volume assistenziale, con fino a 100 terapie giornaliere a fronte di 17 posti letto» e con «percorsi trasfusionali che richiedono tempi tecnici incomprimibili legati a prove crociate, lavorazione e trasporto delle sacche e disponibilità delle postazioni». Le attese «non dipendono da inefficienze arbitrarie, ma da fattori clinici e organizzativi oggettivi, connessi alla sicurezza delle procedure e alla complessità dei percorsi terapeutici».

Il Brotzu risponde all’interrogazione presentata in Consiglio regionale dal gruppo di Fratelli d’Italia. Al centro dei quesiti posti all’assessore alla Sanità ad interim, Alessandra Todde, c’erano numerose criticità nella gestione del Day Hospital oncologico emerse sulla base di alcune segnalazioni. Tra i problemi maggiori, appunto, le lunghe attese alle quali sono sottoposti i pazienti prima di ricevere il trattamento: «Per tutelare i pazienti, in particolare quelli più fragili, sono presenti tre sale d’attesa costantemente sanificate e dotate di mascherine e dispenser di disinfettante. Inoltre», proseguono dall’Arnas, «i pazienti sottoposti a trapianto sono gestiti in aree riservate secondo gli standard internazionali Jazcie. Per tali ragioni, le misure di protezione risultano adeguate e pienamente conformi alle normative vigenti».

Allo stesso modo, «il sistema elimina-code», che era finito al centro dell’interrogazione, «è finalizzato esclusivamente a garantire privacy e tracciabilità del percorso del paziente. L’ordine di chiamata non segue il numero progressivo, ma dipende da criteri clinici e organizzativi oggettivi, quali la durata e il tipo di terapia, la disponibilità delle postazioni, l’arrivo dei farmaci o degli emoderivati e la gestione di eventuali urgenze. In coerenza con un approccio assistenziale centrato sulla persona, i caregiver seguono regolarmente i pazienti in tutti i percorsi e possono sostare anche nel Day Hospital quando possibile. La medesima politica è adottata per le degenze ordinarie e per le camere sterili, nelle quali il contatto con i familiari è comunque sempre garantito».

Per quanto riguarda la gestione dei dispositivi venosi centrali, «nel solo 2025 sono stati impiantati 750 Picc ed effettuate 9.900 medicazioni, a fronte di una sola segnalazione formale, prontamente risolta. Proprio in ragione dell’elevato volume di attività, l’ambulatorio è stato ulteriormente potenziato con nuovi locali, una sala d’attesa dedicata e un sistema di chiamata riservato».

(Unioneonline/E.Fr.)

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