«Claudio non ha mai realizzato nulla, i nostri genitori gli hanno sempre dato opportunità. Mentre io ho finito di studiare e sono andato a lavorare, lui è rimasto a fare il rappresentante con mio padre. Poi sempre mio padre gli ha aperto un supermercato, sempre per dargli opportunità. Ma è stato chiuso in epoca Covid. I miei genitori gli davano 800 euro al mese, 400 per piccoli lavori che lui faceva».

Davide Gulisano, fratello di Claudio, accusato dall'omicidio dei genitori in via Ghibli, parla davanti ai giudici della Corte d'assise di Cagliari. «Nel dolore ho sperato che fosse una morte romantica - ha detto - magari con mia madre che aveva avuto un infarto e mio padre che non aveva retto. Ma così non è stato».

Davide oggi ha ricordato i rapporti tra il fratello e i genitori, i debiti del 44enne accusato di aver ucciso Luigi Gulisano e Marisa Dessì in via Ghibli, a Cagliari.

Nell’udienza precedente l’imputato, in carcere da oltre un anno, aveva reso dichiarazioni spontanee negando di aver ucciso i genitori. Il fratello, ascoltato stamani, si è costituito parte civile assieme ai fratelli e alle sorelle delle due vittime, tutti rappresentati dall’avvocato Gianluca Aste.

In aula ha tracciato un quadro dei rapporti in famiglia, ha risposto alle domande sul supermercato che il padre aveva regalato a Claudio e sul successivo fallimento. Infine, ha parlato del ritrovamento dei corpi.

Nella prossima udienza, fissata per il 15 aprile, saranno sentiti altri testimoni. Claudio Gulisano è accusato di duplice omicidio pluriaggravato e frode informatica per aver prelevato dai conti dei genitori, utilizzando il loro home banking, circa 20mila euro che gli sarebbero serviti, è la tesi dell’accusa, per ripianare i debiti accumulati con il supermercato. 

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