Abodi battezza il nuovo stadio Sant’Elia: «Lavori al via entro primavera»
Il ministro per lo Sport e i Giovani a tutto campo: per l’Isola ipotizza una crescita con golf e turismoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sta trascorrendo a Chia i pochi giorni dedicati alle vacanze estive. Prima di far ritorno a Roma dopo il weekend ferragostano, una pausa al mare, scandita da partite a tennis con Angelo Binaghi e Fiorello, una gita in gommone per godersi le meraviglie di un’acqua cristallina, qualche lettura di studio e incontri con gli operatori economici locali. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani del Governo Meloni, conosce le vicende dello sport sardo da parecchi anni. Da capo della LegaB, partecipò al concepimento dell’idea del nuovo stadio del Cagliari con il progetto “B Futura”. Da presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo, ora allargato anche alla dimensione culturale, ha seguito tutto l’iter legato alla possibile realizzazione del nuovo Sant’Elia: «Ci sono voluti 11 anni, anche di attese e ripensamenti progettuali», dice Abodi. «Il tempo è volato e va reso onore, non solo merito, al presidente del Cagliari Tommaso Giulini: è stato determinato e perseverante nel mantenere ferma l’idea di proseguire, consapevole, da imprenditore qual è, che l’enorme patrimonio della storia, della reputazione e dei tifosi del club dovesse essere valorizzato con una casa all’altezza delle ambizioni del club e rappresentativa dell’orgoglio di tutta la Sardegna e del suo popolo».
Ministro, ci siamo davvero?
«Sì, finalmente, siamo alle battute finali dell’iter formale. Entro la primavera del 2027 inizieranno i lavori, partendo dall’abbattimento del vecchio Sant’Elia. Si aprirà una stagione di cambiamento della fisionomia di molti stadi candidati a Euro2032, grazie anche al Commissario di Governo, l’ingegnere Massimo Sessa, che ha titoli e strumenti per semplificare la parte burocratico-amministrativa».
Lo stadio costerà parecchio, si parla di circa 220 milioni.
«Forse qualcosa di meno, comunque molto di più delle prime stime. In questi anni tanti fattori esterni hanno modificato il quadro economico al quale, comunque, concorreranno anche risorse pubbliche, oltre a quelle del promotore privato. Anche per lo stadio di Cagliari il Governo metterà a disposizione altri strumenti finanziari, con un portafoglio di opportunità definito con il ministro Giorgetti: garanzie, contributi in conto interessi ed equity».
Che cosa significa?
«Che ci sono tutte le condizioni, al di là di Euro2032, per il nuovo stadio di Cagliari ma anche, più in generale, per il rinnovamento di tutti gli impianti calcistici, a cominciare dalla Serie A. Mi auguro che il sistema calcistico faccia la sua parte per intervenire in tutti gli altri ambiti da riformare, per recuperare competitività e credibilità, e migliorare il prodotto e il rapporto con l’opinione pubblica, a partire dai tifosi».
Calcio a parte, sport e turismo possono diventare un binomio vincente anche in Sardegna?
«Sport e turismo sono già un binomio positivo in Sardegna, ma possiamo fare di più per far diventare quest’Isola meravigliosa una destinazione “quattro stagioni”. Proprio in questi giorni di vacanza ho partecipato a una riunione durante la quale alcuni operatori mi hanno chiesto dei consigli per capire come intercettare nuove opportunità sportive».
La volontà c’è, quindi.
«Luoghi incantati come Chia, e ce ne sono tanti altri in Sardegna, devono e possono vivere per 12 mesi all’anno. L’assessorato regionale al Turismo sta facendo molto, ma c’è spazio di crescita ragionando anche con gli albergatori ed elaborando una progettualità integrata sul trasporto aereo».
E qual è lo sport che potrebbe favorire questo cambio di rotta nell’Isola?
«Secondo me il golf, ancora poco sviluppato e molto disarticolato. Farebbe fare un salto di qualità straordinario, soprattutto nei mesi in cui non c’è il turismo balneare, che qui è, oserei dire, scontato».
Non è la prima volta che se ne parla.
«Ma è il momento di passare all’azione. Sono convinto che questa regione potrebbe diventare ancor più una destinazione formidabile, come è successo per Spagna e Portogallo, che hanno caratteristiche molto meno affascinanti e attraenti della Sardegna, ma hanno basato le loro fortune sulla rete di resort golfistici. Aggiungo due dettagli di non poco conto: questa prospettiva di sviluppo potrebbe avere un riscontro enorme in una fascia di pubblico che non si concentra nei luoghi tradizionali e ha anche una buona capacità di spesa».
La Fase B è l’attuazione.
«Occorre prima una riflessione, che sto facendo in chiave complessiva per le otto regioni del Sud. Stiamo cercando di disegnare un’ipotesi di fondo immobiliare golfistico: dovrà servire proprio allo sviluppo di infrastrutture, che non siano soltanto i campi, ma che operino su tre livelli».
Quali?
«Il primo naturalmente è quello sportivo, di una qualità golfistica calibrata su standard internazionali. Poi c’è l’hôtellerie, fortemente orientata al benessere. Infine, una residenzialità di un certo livello, molto limitata, ma che aiuti a far quadrare un po’ i numeri. Investimenti pubblici e privati, grande attenzione alla sostenibilità ambientale, importanti ricadute di carattere socio-economico. Dobbiamo farcela».
Qual è lo stato di salute dello sport italiano?
«È ben raccontato dalle cronache. Non c’è giorno dove non si determinino risultati straordinari di atleti e di atlete, in tutte le discipline. E questo, a parte il calcio, significa che c’è la capacità di individuare il talento, di allenarlo e, soprattutto, di dimostrare che in Italia non abbiamo soltanto dei solisti, ma ormai abbiamo delle “scuole” in tante discipline, nell’ambito delle quali è garantito anche, come sta confermando proprio la cronaca, il ricambio generazionale. Parlano i successi dei “nostri” nel nuoto in tutte le sue articolazioni, nell’atletica, nel tennis, nella scherma, nella ginnastica, nella vela e in tante altre discipline. Basti pensare che, anche nel surf, abbiamo il numero uno al mondo, il grande Leonardo Fioravanti».
Insomma, quasi tutte le discipline sono nel nostro Dna.
«Ma dobbiamo continuare a migliorare il livello e la diffusione della pratica sportiva. Anche per contrastare la sedentarietà e la solitudine digitale. Abbiamo bisogno che più giovani, più adolescenti, più bambini facciano attività sportiva, regolarmente, a partire dalle scuole. Questo non solo per arrivare all’obiettivo dei successi di alto livello, ma soprattutto per contribuire al benessere psicofisico, delle persone e delle comunità».
In Sardegna la carenza di impianti si fa sentire.
«Gli impianti da soli non risolvono il problema. La cultura sportiva è indispensabile perché ti fa venir voglia di fare attività anche se un impianto non è esattamente all’altezza delle aspettative o delle esigenze. E questo è un tema che dobbiamo sviluppare meglio, che passa anche attraverso i grandi avvenimenti, ma che inizia dalla scuola. È lì che diventa indispensabile seminare cultura sportiva, per far venire voglia di far sport anche quando suona la campanella dell’uscita».
Bisogna capire però se ci sono i soldi.
«C’è da fare un ragionamento con la Regione e con l’Anci Sardegna, perché quel che un po’ mi preoccupa è che non manchino le risorse finanziarie. Quindi, dobbiamo rafforzare il disegno strategico, che è alla base di tutto. Proporrò alla presidente Todde di lavorare insieme su analisi e numeri, per capire quello che c’è e in quale condizione sia, e quel che manca, per tutte le tipologie di impianti. Dopodiché, spazio alla pianificazione, tecnica e finanziaria».
Quindi, presto farà in modo di incontrare la Regione?
«C’è un ottimo rapporto con la presidente, gli assessori allo Sport, alle Politiche sociali e al Turismo, e non mancano le occasioni d’incontro. Ci sono state le risorse del Pnrr per lo sport e in parte qualcosa è arrivato, ma bisogna valutarne l’impatto, se è sufficiente o meno. Solo per dare due riferimenti, ci sono risorse che ogni anno mettiamo a disposizione con il bando Sport Periferie, c’è il progetto Sport Illumina affidato alla nostra società Sport e Salute. Inoltre, il Credito sportivo e culturale mette a disposizione ogni anno risorse rilevanti per i comuni a tasso zero a 15 anni. Le opportunità vanno colte, avendo un piano complessivo».
Che cosa è stato fatto utilizzando queste somme?
«Sono certo che non mancheranno le possibilità per analizzarlo insieme. Peraltro, la Regione ha sottoscritto con il Governo, con la presidente Meloni, l’Accordo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-27 nell’ambito del quale la Sardegna ha risorse rilevanti per l’impiantistica sportiva. Mi farà piacere, proprio nello spirito di leale collaborazione che si è manifestato in tante occasioni, confrontarmi per dare ancora più tono e utilità al rapporto».
Su quali altri temi?
«Il Governo, per la prima volta nella storia, ha messo a disposizione un miliardo di euro per le palestre scolastiche. Un tema molto rilevante. Stiamo per lanciare una serie di misure sull’efficientamento energetico degli impianti sportivi, altro tema di grande rilievo. Stiamo elaborando con il Comitato Paralimpico e altre istituzioni una campagna per l’avviamento allo sport delle persone con disabilità che ancora non lo praticano. Inoltre, abbiamo lanciato qualche giorno fa un altro bando molto importante in un segmento socialmente rilevante: 50 milioni di euro per i campi sportivi oratoriali. Cercheremo di capire, in collaborazione con la Conferenza Episcopale, se le parrocchie della Sardegna hanno bisogno di riqualificare oratori e quante riescono a intercettare queste risorse. Insomma, le opportunità finanziarie non mancano, bisogna coglierle seguendo una visione».
Tornando al calcio, ha fatto pace con Malagò?
«C’è una rappresentazione che, a volte, è un po’ caricaturale anche dei rapporti. Non ci sono litigi, non ci sono nemici: qui ci sono confronti e, a volte, diversità di vedute. L’unica cosa che a me interessa è il miglioramento del sistema sportivo in generale e calcistico in particolare, con riforme che riportino questa disciplina ad alti livelli e le restituiscano credibilità, partendo dalla giustizia che deve essere tempestiva, efficiente e uguale per tutti».
Bisogna guardare al modello Binaghi, che ha fatto grande il tennis italiano?
«Di sicuro è una scuola di successo che continua ad avere, anche a livello giovanile, una prospettiva di ricambio. Ed è la dimostrazione che i risultati non arrivano per caso, soprattutto quando non sono espressione di un talento isolato, per quanto straordinario, ma come ho già detto, di una scuola, di un modello».
Per quale squadra fa il tifo il ministro Abodi?
«Per la Lazio. È una passione nata da adolescente, condivisa in famiglia e adesso tramandata di padre in figlio. Fino alla scorsa stagione, sono stato abbonato in Tribuna Tevere. Ma su un piano diverso, nel mio cuore uno spazio importante è dedicato alla Nazionale».
