Naike Rivelli: «A Teulada ho trovato una Sardegna vera, da ragazza avevo conosciuto quella del jet-set»
«Mi ero allontanata dall’Isola perché ne avevo quel ricordo, oggi scopro una terra pura e ho capito perché questa è una blue zone»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ha scoperto una Sardegna nuova, lontana da cliché e mondanità, più vicina ai suoi valori e sorprendentemente familiare: è il cuore del racconto di Naike Rivelli, attrice e cantante nota come Nayked, ospite della residenza artistica “Luoghi Letterari” a Teulada, dove ha trascorso sei giorni tra natura, tradizioni e ritmi autentici. Un ritorno nell’isola che ribalta le esperienze del passato, quelle legate a un mondo più patinato, in cui è cresciuta, accanto alla madre Ornella Muti, e che oggi lascia spazio a una Sardegna “vera”, capace di farla sentire finalmente a casa come ha anticipato giovedì ai microfoni di Radiolina ospite di Francesca Figus e Francesco Abate nel programma “Unione Cult”.
«Purtroppo da ragazza ho dovuto frequentare tutt’altro tipo di Sardegna: una Sardegna di eventi, di sponsor, di jet-set, di tutto un mondo che in realtà non mi è mai appartenuto, e dove uscire era faticoso perché c’era tutta una dietrologia su come ti dovevi vestire e quello che la gente voleva vedere. Nulla a che vedere con quello che negli anni è diventato per me importante, come l'ambiente, gli animali e l'ecosistema. Quindi l’ho evitata da lì in poi, la Sardegna, perché ne avevo quel ricordo. Oggi ho trovato invece una Sardegna che mi fa sentire vicino alla mia Calabria, una terra pura, piena di persone con i piedi per terra, che vivono preservando tradizioni importanti».
Cosa ha trovato a Teulada che non si aspettava?
«Non pensavo ci fossero così tanti alberghi e bed & breakfast. Sicuramente ad agosto è pienissimo, e anche in questi giorni ho visto un grande afflusso di turisti dalla Germania, l’Inghilterra e la Francia, persone che sanno che lì ci sono dei luoghi magici. Per l'immaginario collettivo, penso che la Sardegna sia “Porto Cervo, feste, club, discoteche e alberghi di lusso”; invece ci sono spiagge pazzesche, incontaminate, senza stabilimenti. Chissà quante persone risparmiano una vita per poi farsi dei super viaggi alla ricerca di spiagge che hanno dietro casa e sono anche abbordabili. Io ho trovato tutto meraviglioso, dal B&B ai prezzi, si mangiava bene spendendo il giusto».
Cosa l’ha colpita?
«La convivenza dell’uomo con la natura. Io sono vegana e ho un mio discorso etico, però ho grande rispetto per coloro che hanno il coraggio e la voglia di allevarsi i propri animali all’aperto, avendone cura. Forse per questo ci sono tanti centenari, perché lo squilibrio e l'esagerazione non portano alla longevità. Questa è la storia che ero andata a capire: perché Teulada è una blue-zone, vivono più a lungo di altri secondo me perché hanno un certo stile di vita. Non sono ricchi miliardari, anzi, hanno uno stile di vita molto semplice… quindi magari tutto questo stress, tutto questo di più che dovrebbe farci stare meglio in realtà magari ci fa stare peggio? Forse tutta questa modernità, alla fine, crea stress e malattia? A Teulada ho trovato una grande simbiosi tra le persone e gli animali, molto più rispetto a tutti gli altri luoghi che ho visitato nel mondo».
Il primo maggio in Sardegna si festeggia Sant’Efisio. È riuscita a partecipare alla processione?
«No, ma l’ho vista attraverso il resto del gruppo. Abbiamo fatto delle videochiamate, e sono rimasta incantata da quello che ho visto. Non è la prima volta che assisto a questi riti, è tipico dei luoghi dove si è attaccati in maniera importante alle proprie tradizioni e si cerca di tramandarle ai figli e ai nipoti, mantenendole vive attraverso feste e cerimonie come questa. Lo trovo meraviglioso, mi tocca il cuore e mi fa pensare al tempo che non passa, perché in un certo senso è come se il tempo si fosse fermato, perché nella modernità di oggi tutto è rimasto così com’era».
Cosa si porta a casa da questa esperienza?
«Mi porto via la promessa di tornare a giugno, per festeggiare il compleanno di una centenaria che dovrebbe compiere i suoi cent'anni e per raccontare la storia di un seme e di un cece. Però la racconterò a giugno, non mi va di farlo adesso perché è troppo bella e ha bisogno di un momento tutto suo».
