SENIGALLIA. Il figlio quindicenne si uccise il 14 ottobre 2024 in un casolare di campagna: ora i genitori di Leonardo Calcina hanno avviato un'azione civile, tramite l'avvocata Pia Perricci, contro il ministero dell'Istruzione per ottenere un risarcimento danni. Sostengono che la scuola non intervenne, nonostante i presunti atti persecutori e le umiliazioni subite dal ragazzo fossero «conosciute o comunque conoscibili dell'istituzione scolastica».
Da un anno e mezzo i genitori di Leo, Francesco Calcina e Viktorya Ramanenka, cercano di conoscere i veri motivi che lo hanno spinto a togliersi la vita. Un gesto legato, secondo la famiglia, ad atti di bullismo che sarebbero avvenuti nel contesto scolastico di un istituto professionale cittadino, quando la scuola era iniziata da un mese. Da qui la causa intentata contro il ministero. Alla base dell'iniziativa non c'è solo una questione di mancati controlli; secondo la famiglia «non sarebbero state adottate adeguate misure di prevenzione, vigilanza e protezione». Sul fronte penale, i genitori si sono opposti tramite la loro legale alla richiesta di archiviazione: il gip del Tribunale per i minori di Ancona ha disposto nuovi accertamenti tecnici e il sequestro dei cellulari dei giovani coinvolti; si cercano, anche in chat e profili social, messaggi o altri elementi che possano confermare l'ipotesi di atti persecutori e istigazione al suicidio.
La sera del 13 ottobre 2024 il giovane si allontanò da casa dopo aver manomesso l'impianto di sorveglianza e prelevato la pistola del padre, agente di polizia locale. Fu il genitore a dare l'allarme: si pensò che Leo volesse vendicare le angherie subite e vennero allertate le scuole. Invece il giorno dopo il giovane venne trovato morto suicida. I genitori di Leo e la loro legale hanno depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre una disciplina unitaria del reato di bullismo, con misure tutela immediata ed effettiva delle vittime.
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