Pneumatici usati e mai ritirati, i gommisti sardi scrivono al Ministero: «Bombe ecologiche»
Confartigianato: «Piazzali degli autoriparatori stracolmi, con altissimi rischi e costi ingenti. Bisogna intervenire»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Anche in Sardegna crescono il disagio e i malumori di gommisti e autoriparatori per il mancato ritiro dei PFU, ovvero gli pneumatici fuori uso, che ormai occupano i piazzali delle imprese, «sono ricettacolo di roditori e insetti e, se non adeguatamente smaltiti o riciclati, possono arrecare gravissimi danni all’ambiente».
La denuncia arriva da Confartigianato, che sottolinea anche gli «ingenti danni economici alle attività di ricambio e manutenzione gomme che possono essere sanzionate amministrativamente e penalmente per il superamento dei quantitativi consentiti in deposito temporaneo».
«Le imprese di ricambio e manutenzione delle ruote - afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - si ritrovano letteralmente sommerse di materiale da smaltire e, tra l’altro, con il rischio di subire pesanti sanzioni da parte delle Autorità di controllo».
«È una situazione esplosiva che si protrae ormai da parecchi mesi, se non da anni, che crea disagi ormai intollerabili e che più volte abbiamo segnalato - continua Meloni - benché le imprese paghino regolarmente la quota relativa al contributo necessario allo smaltimento sugli acquisti degli pneumatici nuovi, le gomme usate vengono ritirate con una frequenza non sufficiente a smaltire tutto ciò che le imprese accumulano e che vorrebbero venisse portato via con puntualità. Lo pneumatico fuori uso è un rifiuto speciale e come tale richiede un trattamento adeguato».
Per questo, Confartigianato ha scritto al Ministero dell’Ambiente, con una lettera inviata al Direttore generale economia circolare e bonifiche, Luca Proietti, per segnalare la situazione in cui versano le imprese di autoriparazione alle prese con la raccolta degli pneumatici fuori uso.
Nella missiva al Ministero, l’Associazione sollecita al Ministero «l’attivazione di un nuovo extra target di raccolta di PFU, quale misura prioritaria di sostegno immediato per alleviare le difficoltà operative delle nostre imprese».
Un intervento che va però «accompagnato da misure di carattere strutturale, anche di natura legislativa, volte ad efficientare l’intero sistema di gestione e raccolta degli pneumatici in un’ottica di trasparenza, tracciabilità e legalità in grado di garantirne la sostenibilità economica».
Tra le soluzioni suggerite da Confartigianato ci sono l’implementazione del Registro Nazionale Produttori e Importatori Pneumatici istituito dal Ministero, con una specifica funzionalità del portale, dedicata agli autoriparatori per la ricezione delle richieste di ritiro PFU da parte delle officine e lo smistamento automatico ai Consorzi
obbligatori.
Inoltre «occorrerebbe una gestione centralizzata del servizio di raccolta PFU attraverso il canale istituzionale già esistente, ovvero il Registro, soluzione che l’Organizzazione Artigiana ritiene sia la soluzione più corretta e trasparente per una
effettiva regolamentazione e ottimizzazione del meccanismo, a beneficio non solo degli autoriparatori, ma di tutti gli attori della filiera».
Infine i gommisti e autoriparatori artigiani chiedono di intensificare e concentrare il controllo dei flussi degli pneumatici a monte della filiera da parte degli Organi di Vigilanza competenti, con un’attenzione particolare alle vendite on-line. Ciò «al fine di intercettare i flussi illeciti e contrastare le aree di illegalità presenti sul mercato, snidare le forme di evasione fiscale e del contributo ambientale e recuperare risorse a beneficio dell’economia, dell’ambiente e dell’intera collettività».
Infine, il problema degli pneumatici fuori uso rivenduti on line illegalmente o smaltiti senza pagare il contributo è un fenomeno che, a livello nazionale, vale 100 milioni all’anno e centinaia di migliaia di siti inquinati. I dati vengono dall'Osservatorio sui PFU, nato nel 2016 per monitorare un settore che in Italia rappresenta un’eccellenza nonostante le storture e le truffe.
Secondo il rapporto “I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia”, si stima, infatti, che siano tra 30 e 40mila le tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale: con un mancato versamento del contributo ambientale per raccolta e riciclo di circa 50 milioni di euro, un’evasione dell’IVA stimabile in circa 80 milioni e un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di gomme fuori uso derivanti da attività illegali, che non esistono e sono dunque fuori dalle regole del sistema nazionale.
