La Regione Sardegna sta valutando di ampliare le zone protette per la tutela di alcune specie animali e vegetali, in attuazione di direttive europee sulla biodiversità. Ma l’organizzazione agricola CIA Nord Sardegna avverte: «Sì alla tutela dell'ambiente, ma senza penalizzare chi lavora la terra».

Sotto la lente ci sono le "Zone di Protezione Speciale" (ZPS) e le "Zone Speciali di Conservazione" (ZSC), aree individuate dall'Unione Europea per proteggere habitat naturali e specie a rischio.

«Chi esercita attività agricola all'interno di queste zone – spiega Cia – deve rispettare regole più severe, vincoli e divieti sulla gestione delle superfici, con maggiori costi di produzione e perdite produttive. La proposta in discussione prevede un aumento molto consistente delle superfici vincolate: nella Piana di Ozieri si passerebbe da 21.069 a 51.833 ettari, mentre nella Nurra di Sassari da 839 a 9.503 ettari».

Il presidente CIA Nord Sardegna Antonio Satta, sottolinea che «l’obiettivo della conservazione ecologica non deve porsi in contrasto con le esigenze economiche e sociali delle aree rurali. La tutela dell'ambiente non può andare a scapito dell'economia delle campagne, che vive soprattutto di agricoltura. Includere nel vincolo anche terreni già intensamente coltivati, senza una logica chiara, rischia di creare grossi problemi pratici agli agricoltori».

Il direttore CIA Nord Sardegna Francesco Uras chiede invece che, prima di procedere, «si apra un confronto vero con i portatori di interesse e le comunità locali. Cresce la forte preoccupazione tra gli imprenditori agricoli, che rischiano di vedere limitata la propria attività d'impresa».

«Un esempio concreto – sottolinea la Cia – riguarda la Piana di Ozieri, zona importante per la sopravvivenza della Gallina Prataiola. Qui i vincoli già in vigore limitano l'uso di macchine agricole durante il periodo di nidificazione, la rotazione delle colture e restringono fortemente l'uso di fitofarmaci».

«Il problema – denuncia l’associazione -, è che questi divieti sono stati imposti senza dare agli agricoltori i risarcimenti economici previsti dal decreto ministeriale del 2017 –  compensazioni che invece sono state erogate in altre regioni come Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Basilicata e Umbria».

Per questo, Cia lancia due proposte, ovvero: «Un percorso di confronto aperto a tutte le parti coinvolte, per tracciare i confini delle nuove zone in modo più equilibrato tra ambiente ed economia; che la Regione attivi rapidamente i fondi europei (FEASR) destinati a sostenere gli agricoltori che operano in queste aree vincolate».

(Unioneonline/l.f.)

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