L’economia della Sardegna rallenta, ma resiste a crisi, dazi e altri sconvolgimenti economici e finanziari. Ciò che invece desta sempre più preoccupazione è la costante e pressoché inarrestabile fuga di giovani talenti.

È quanto evidenzia il nuovo rapporto dell’agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno Svimez, appena presentato.

Come accennato, l’Isola non arretra: tra il 2021 e il 2024 il Prodotto interno lordo regionale ha fatto registrare una variazione complessiva del +8,4%, anche se il rallentamento dell’economia isolana è nei fatti. Se nel 2021 il Pil regionale era infatti cresciuto dell’8,5%, nel 2022 si è scesi a +6,2%, nel 2023 a 1,1% e lo scorso anno a 0,9%.

Le performance migliori – sottolinea il report – sono soprattutto quelle dell’industria e delle costruzioni. In apparenza bene anche l’agricoltura (4,8%), che deve però fare i conti con un calo di occupati pari all’11,1%.

L’occupazione in Sardegna è complessivamente in aumento (+5,1%), ma, come accennato, l’allarme riguarda in particolare i giovani: il tasso di disoccupazione giovanile nell’Isola nel 2024 era infatti pari al 23%, mentre tra 2022 e 2024 hanno lasciato la Sardegna ben 9.491 persone nella fascia d’età 25-34 anni, di cui 5.164 per trasferirsi al Centro-Nord e 4.327 per trasferirsi all’estero.

Numeri ancor più allarmanti se associati a quelli degli emigrati totali dall’Isola tra il 2005 e il 2024 (20mila persone) e alla denatalità e al calo della della popolazione, che solo lo scorso anno è stato pari a 9.152 unità.

II commento di Svimez al fenomeno non lascia dubbi: la Sardegna, con Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Molise e Sicilia è una «regione in trappola», perché «il calo della popolazione attiva è accentuato, le percentuali di laureati sono nettamente inferiori alla media europea e la migrazione giovanile è ormai una tendenza consolidata, a conferma della persistente fragilità strutturale del Mezzogiorno».

Il Pil che tiene oppure che cresce e l’occupazione che aumenta, con il contraltare della fuga di giovani e di talenti, caratterizza infatti - rimarca il rapporto - tutti i territori del Sud e delle Isole.

Anche in questo caso i dati sono eloquenti: il Prodotto interno lordo del Mezzogiorno ha registrato negli ultimi anni un balzo in avanti formidabile, pari all'8,5% contro il +5,8% del Centro-Nord. Numeri quasi da record, stemperati però dalle 175mila persone totali, soprattutto giovani, che hanno lasciato il Meridione e le Isole per trasferirsi al Nord o all’estero.

«Per trattenere i giovani – tira le somme il report Svimez -, il Sud deve attivare filiere produttive ad alta intensità di conoscenza, rafforzare la base industriale innovativa e integrare formazione superiore, ricerca e politiche industriali. Senza un salto di qualità nella domanda di competenze, la mobilità giovanile continuerà a essere una scelta obbligata».

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