Il prezzo dei carburanti in Sardegna resta sopra la media nazionale e quello del gasolio è tra i più alti tra le regioni italiane.

Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal Ministero delle Imprese, alla data odierna il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,154 euro al litro per la benzina e a 2,338 euro al litro per il gasolio. 

Nell’Isola invece per la benzina self il costo medio è di 2,164 euro-litro, mentre per il gasolio self la media è di 2,355 euro al litro, il prezzo più alto tra le venti regioni, dopo Friuli Venezia Giulia, Calabria e Sicilia. 

Alla luce dei costi, monta la protesta delle associazioni di categoria, che lanciano al Governo diverse proposte per mitigare la situazione.  «In termini di prezzo, il gasolio è passato da circa 1,65 a circa 2,33 euro al litro, con un aumento di quasi il 42% in dodici mesi», sottolinea Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, aggiungendo: «Per autotrasportatori, artigiani, agricoltori e pescatori, un aumento di questa entità comprime i margini e finisce per ricadere sui prezzi di beni e servizi, alimentando una nuova spinta inflattiva». Per questo Confimprenditori rilancia la proposta di un price cap equo, non superiore a 1,90 euro al litro per la benzina e a 1,95 euro per il diesel. 

«In Sardegna e Sicilia il caro carburanti pesa su ogni spostamento, sulle consegne, sui servizi e sul lavoro quotidiano delle imprese. Il costo del pieno non si ferma alla stazione di servizio: entra nei bilanci delle attività, si riflette sui prezzi dei beni e riduce il potere d’acquisto delle famiglie», afferma invece Francesco Bevacqua, Consigliere Nazionale di Confederazione Imprese Italia con delega per le Isole.

«Per le nostre isole – aggiunge Bevacqua - il carburante è una voce essenziale. Quando aumenta il costo del trasporto, a risentirne sono l’impresa che deve ricevere merci, l’artigiano che raggiunge un cliente e la famiglia che dipende dall’auto per lavorare o accedere ai servizi. Questo impatto va valutato tenendo conto delle condizioni dei territori insulari».

«C’è un dato della legge di bilancio 2026 – prosegue Bevacqua – che merita di essere ricordato. Dal 1° gennaio l’accisa sul gasolio impiegato come carburante è aumentata di 4,05 centesimi al litro; nello stesso momento, l’accisa sulla benzina è stata ridotta della medesima misura. Si tratta di un riallineamento delle due aliquote, ma i suoi effetti non sono uguali per tutti. Per le attività che utilizzano il diesel, la scelta fiscale si aggiunge alle altre pressioni sui costi, pur tenendo conto delle agevolazioni previste per specifici impieghi».

Sul prezzo finale – evidenzia ancora Confederazione Imprese – «pesa inoltre una componente fiscale rilevante. La legge di bilancio ha fissato l’accisa ordinaria sul gasolio a 672,90 euro per mille litri, pari a 67,29 centesimi al litro. I successivi interventi temporanei l’hanno rideterminata: 57,29 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e 62,29 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. A queste somme si aggiunge l’IVA al 22%, calcolata sul prezzo del carburante comprensivo dell’accisa. Per dare la misura dell’incidenza fiscale, su un prezzo puramente esemplificativo di 1,70 euro al litro, accisa e IVA ammonterebbero complessivamente a circa 88–93 centesimi al litro durante i due periodi indicati. Il calcolo descrive le imposte comprese nel prezzo alla pompa e non tiene conto di eventuali detrazioni o rimborsi spettanti alle imprese».

«Il Governo non può limitarsi a guardare il saldo complessivo dell’operazione», prosegue Bevacqua. «Deve chiedersi chi sostiene l’aumento del gasolio e quali conseguenze produce lungo la filiera. In Sardegna e Sicilia, dove la distanza e il trasporto incidono già sulla competitività, questa domanda è ancora più urgente. Occorre rendere trasparente il peso della fiscalità sui carburanti e valutare misure mirate per i territori più penalizzati».

«Gli interventi temporanei sulle accise – prosegue Bevacqua – possono offrire sollievo, ma non danno alle imprese la certezza necessaria per programmare prezzi, consegne e investimenti. La riduzione attualmente prevista per il gasolio cambia il 26 settembre e termina il 5 ottobre. Che cosa accadrà dopo quella data? Confederazione Imprese Italia chiede «una risposta chiara, insieme a misure capaci di considerare l’impatto reale dei carburanti sulle economie insulari. L’insularità è una condizione geografica. Non può diventare uno svantaggio economico permanente», conclude Bevacqua.

E poi il Codacons, che lancia un nuovo allarme, ricordando che «scatta domani 26 settembre il dimezzamento del taglio delle accise, che porterà un pieno di gasolio a costare 3 euro in più su strade e autostrade, indipendentemente dall’andamento dei listini alla pompa. Lo sconto fiscale da 12,2 centesimi di euro al litro attualmente in vigore sarà quindi dimezzato a partire da domani, con il taglio sul prezzo alla pompa che, considerata anche l’Iva, scenderà a 6,1 centesimi. Per gli automobilisti si tratta di un aumento netto da +3,05 euro a pieno, ma se si considera l’effetto dell’intero decreto scattato il 18 settembre, l’impatto è da +5,45 euro a pieno», calcola l’associazione.

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