Costo dei materiali alle stelle per la guerra: “shock” per 20mila aziende sarde
Confartigianato: «Con il conflitto in Medioriente aumenti fino al 30%, con danni gravi per le imprese dell’edilizia. Si rischia la paralisi nei lavori pubblici e privati»(Ansa)
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Il balzo in avanti dei costi per i materiali (addirittura fino al 30%) provocato dalla guerra in Medioriente sta mettendo a dura prova le imprese sarde del settore edilizia e costruzioni, al punto che molti lavori pubblici e privati potrebbero essere a rischio.
A lanciare l’allarme è Confartigianato Sardegna, in un report dove vengono analizzate le modifiche subite dai prezzi di materie prime, semilavorati e prodotti finiti dall’inizio del conflitto.
«Gli imprenditori del comparto – afferma Confartigianato - si trovano dentro una “tempesta perfetta” nella quale vi è il costo delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti, la scarsa reperibilità di
questi, la difficoltà di trasporto e la necessità di aggiornare
continuamente listini e preventivi per non perdere ordini e lavori».
«C’è il timore – spiega il presidente Giacomo Meloni - che l’instabilità dei prezzi, dalle materie prime all’energia al gasolio, possa ripercuotersi sia sui lavori pubblici sia sugli interventi privati e i durissimi danni di questa situazione potrebbero essere difficili da sopportare soprattutto per le piccole e medie imprese».
Le analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna stimano che nell’Isola siano attive quasi 20mila micro e piccole imprese produttrici e dell’edilizia, che impiegano quasi 54mila addetti, interessate da uno shock sui maggiori costi delle materie prime che, su base annua, vale circa mezzo miliardo di euro, pari all’1,7% del Pil regionale.
L’Associazione Artigiana della Sardegna, raccogliendo i dati sulle
fatture d’acquisto pre e post crisi Iran presso alcuni dei propri associati, rileva come alcuni materiali stiano già mostrando rincari rilevanti.
L’aumento generalizzato dei prezzi varia tra il 10% e il 15% con punte del 30%.
Ecco gli aumenti medi già rilevati e annunciati dal 1 aprile: prodotti
chimici per l’edilizia +3%; cartongesso e intonaci +3,5%; sabbie,
leganti, malte, calcestruzzi e arredo giardino, manufatti cementizi +
5%, pitture interne ed esterne, sistema a cappotto, smalti e
impregnanti + 6,5%; tubi e raccordi in polietilene e reti da cantiere
+ 10%; membrane bituminose +10%, polistirene estruso, lana di vetro e lana minerale, contenitori in PE per stoccaggio acqua potabile +13%; isolanti e impermeabilizzanti tra il 7% e il 15%; tubazioni in pvc e polietilene +20%; tubi in polietilene liscio e tubi multistrato + 30%. Ancora da quantificare l’aumento di betonelle e tegole in cemento. Per il calcestruzzo atteso rialzo del 15%. Anche il ferro registra aumenti che in certi casi raggiungono il +20%.
«Se tale dinamica dovesse proseguire, – sottolinea Confartigianato - il rischio concreto sarebbe quello di rallentamento, o fermo, dei cantieri pubblici e la difficoltà di realizzazione degli interventi programmati sul territorio. In assenza di meccanismi di adeguamento efficaci, il rischio è quello di compromettere l’equilibrio dei contratti e rallentare l’esecuzione degli interventi».
Per far fronte a questo scenario, Confartigianato «ritiene fondamentale, all’interno dei bandi di gara, l’applicazione delle clausole di revisione dei prezzi e la compensazione dei materiali per le opere pubbliche, così come previsto dal Codice degli Appalti Pubblici, per contrastare l’aumento dei costi e compensare i maggiori oneri delle imprese, in modo da garantire un equilibrio economico nei contratti, tutelare le aziende impegnate nell’esecuzione dei lavori».
Inoltre, conclude il presidente Meloni, «sarebbe opportuna, da
parte delle Istituzioni l’attivazione urgente di tavoli di monitoraggio dedicati all’andamento dei prezzi dei materiali da costruzione anche per prevenire possibili distorsioni dovute alla speculazione».
(Unioneonline/l.f.)
