Caro bollette, la stangata sulle piccole imprese sarde: aumenti oltre il 20%
Il 76,5% delle aziende ha registrato rincari nell'ultimo semestre. Per il 56,8% si riducono i margini, l’allarme di Cna Sardegna: «Maggiori costi frenano gli investimenti»(Ansa)
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L'energia pesa sempre di più sui bilanci delle micro e piccole imprese sarde. Il 76,5% ha registrato un aumento della spesa energetica nell'ultimo semestre e, tra le aziende che hanno subito rincari, il 45,8% segnala una crescita tra il 10% e il 20%, mentre il 19,1% ha dovuto fare i conti con aumenti superiori al 20%. Un quadro che conferma come il costo dell'energia non sia più soltanto una variabile legata alle emergenze, ma un fattore strutturale capace di incidere sulla competitività delle imprese.
È quanto emerge dall'indagine «Energia e piccole imprese», realizzata da CNA su un campione rappresentativo di imprese associate appartenenti a diversi settori produttivi.
In Sardegna il tema assume un peso ancora maggiore, con il suo specifico tessuto produttivo composto in larga parte da micro e piccole imprese artigiane che, ai costi dell'energia, sommano gli svantaggi legati all'insularità. A preoccupare non è soltanto il livello raggiunto dai prezzi, ma soprattutto la loro volatilità, che rende più difficile programmare l'attività e sottrae risorse agli investimenti.
Secondo la rilevazione CNA, il 78,2% delle imprese considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici. E il livello di allarme è cresciuto nell'ultimo anno per l'86,7% delle imprese: per il 25,9% è aumentato molto, mentre soltanto l'1% segnala una diminuzione.
Il costo dell'energia incide in misura rilevante sull'attività dell'84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica, quindi, non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l'intero sistema delle micro e piccole imprese, comprese quelle sarde legate all'artigianato di servizio e alla manifattura di prossimità.
Le preoccupazioni trovano conferma nelle bollette. Il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell'ultimo semestre. A pagare il conto degli aumenti sono soprattutto i margini. Il 56,8% delle imprese ha infatti subito una riduzione della marginalità aziendale. Soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti, mentre il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.
Per CNA Sardegna, dunque, la questione energetica non può più essere affrontata soltanto attraverso interventi congiunturali. L'energia influenza ormai la redditività, le decisioni di investimento e le prospettive di crescita delle imprese. Garantire condizioni di approvvigionamento competitive e prevedibili deve quindi diventare una componente centrale della politica industriale, anche a livello regionale. Servono, secondo l'associazione, maggiore trasparenza del mercato, strumenti capaci di ridurre l'esposizione delle micro e piccole imprese alla volatilità dei prezzi e interventi strutturali, evitando di intervenire soltanto nelle fasi di emergenza. Per la Sardegna significa anche accelerare sugli investimenti infrastrutturali in grado di ridurre il divario energetico dell'Isola rispetto al resto del Paese.
«I dati dell'indagine nazionale CNA - dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di CNA Sardegna - fotografano una condizione che in Sardegna si avverte con particolare intensità. Le nostre imprese, in gran parte micro e piccole realtà artigiane, non hanno la forza contrattuale per trasferire gli aumenti sui prezzi e finiscono per assorbirli riducendo i margini e le risorse disponibili per investire e creare occupazione.» «La crisi energetica non può più essere affrontata come un'emergenza temporanea - proseguono - Servono strumenti realmente accessibili alle micro e piccole imprese, maggiore trasparenza del mercato e interventi strutturali capaci di ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi. Per la Sardegna, dove le criticità infrastrutturali si sommano a quelle nazionali, questo significa anche colmare il divario energetico che penalizza da sempre il nostro sistema produttivo». «Porteremo questi risultati al confronto con la Regione, con il Governo e con il Parlamento – la conclusione – La politica energetica deve riconoscere la specificità del sistema produttivo sardo, fatto di micro e piccole imprese che sono il primo presidio di occupazione e comunità nei nostri territori».
(Unioneonline/D)
