Le scorte commerciali di jet fuel, «stanno diminuendo» a causa della prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. E sebbene per il momento «il mercato stia gestendo la scarsità dell’offerta», l’Unione europea «dovrebbe iniziare a prepararsi alle possibili conseguenze» se la crisi in Medio Oriente «dovesse protrarsi oltre la fine di maggio».

Tradotto, da giugno in poi si rischia la cancellazione di diversi voli. E se la crisi dovesse andare ancora avanti, in autunno è a rischio l’intero sistema del trasporto aereo.

È quanto emerge dalle riunioni del gruppo di coordinamento sul petrolio e della task force Ue energie, in cui gli esperti della Ue hanno ribadito l’importanza di coordinare il rilascio di scorte d’emergenza.

Alla riunione, spiega una nota, hanno preso parte gli esperti della Commissione europea, dell'industria, dei paesi dell'Ue, dell'Agenzia internazionale per l'energia e della Nato per discutere della sicurezza dell'approvvigionamento di gas e petrolio in Europa, mentre il conflitto in Medio Oriente si avvicina alla sua decima settimana. Quanto al gas, si è confermato che la sicurezza dell'approvvigionamento rimane sostanzialmente inalterata, con il riempimento delle riserve già in corso. 

I dati, insomma, non sono rassicuranti, se si arriva a chiedere il rilascio di scorte d’emergenza «da coordinare» a livello europeo. Ma dalla riunione non sono arrivate soluzioni.

E la Sardegna? Le prime ripercussioni potrebbero si potrebbero sentire con alcune cancellazioni nel periodo estivo. E anche la continuità è a rischio, visto che le compagnie – ha detto il ministro Salvini – spingono per aumentare le tariffe dei voli.

«Noi abbiamo un decreto ministeriale che non può essere modificato senza l’assenso della Regione», ricorda Alessandra Todde, pur «consapevole» dell’aumento dei costi del carburante.

Ma se la crisi dovesse proseguire per mesi, c’è il rischio reale che gli aerei restino a terra per l’autunno. La Regione punta sulla Saras: «Ci ha dato garanzie relativamente alla copertura sul jet fuel», spiega la presidente, che fa sapere di aver chiesto al ministero di aprire «un tavolo per capire quella che deve essere la nostra parte, e non ci tireremo indietro, e quella del Governo».

Todde ci tiene però a sottolineare una cosa, parlando a margine delle celebrazioni per Sant’Efisio: «Siamo un’isola e non è pensabile trattarci come le altre regioni d’Italia. Un cittadino sardo non può prendere un treno per spostarsi in Italia e nel resto d’Europa. Siamo legati a navi e arei, deve esserci un occhio di riguardo per la Sardegna relativamente a questo aspetto».

(Unioneonline/L)

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