Un appuntamento da non perdere per gli appassionati di storia e non solo. Allo Shardano Bistrot,  mostaccioleria tradizionale e caffè letterario, venerdì 27 febbraio, alle 19, si terrà un incontro dedicato a uno dei capitoli meno conosciuti della Seconda Guerra Mondiale in Sardegna: “Torregrande 1943, lo sbarco che non ci fu”.

Di quella guerra, accanto ai ricordi, alle memorie e alle foto sbiadite custodite nelle case di tante famiglie, rimangono anche nell’isola tracce materiali ancora ben visibili. Ad eccezione di alcune infrastrutture, come aeroporti e scali portuali, la cui attività è proseguita nel tempo, sono numerosi i manufatti realizzati in quel periodo con funzione antiaerea o di difesa da possibili sbarchi nemici. E una delle zone considerate allora più a rischio era proprio l’Oristanese. Così, sotto il comando del generale Basso, anche in questo territorio si avviò la costruzione di una serie di apprestamenti difensivi, nei punti giudicati più esposti, compatibilmente con la scarsità di materiali e di armamenti disponibili. Nulla di paragonabile, è ovvio, alle imponenti fortificazioni del Vallo Atlantico. Si trattò piuttosto di postazioni di mitragliatrici e di artiglieria più o meno mimetizzate, di fortini mono o pluriarma, equipaggiati con fucili mitragliatori Breda, mitragliatrici o il celebre “elefantino” da 47 mm, oltre a locali di ricovero e deposito. Opere che, finita la guerra, furono in gran parte smantellate per far posto ad altre infrastrutture, oppure semplicemente dimenticate, sopravvissute solo nella memoria di chi ci aveva trovato riparo.

Da alcuni decenni, però, anche in Sardegna l’interesse per la storia militare più recente ha cominciato a diffondersi e con esso anche la voglia di ritrovare nel territorio le testimonianze di quegli anni drammatici. Ad Oristano, un gruppo di appassionati si sta adoperando da anni per riportare alla luce quella che fu una vera e propria linea di difesa costiera, con risultati incoraggianti. «Al litorale di Oristano e in particolare a Torregrande», racconta il presentatore della serata Adriano Sitzia, «chi all’epoca pianificava la difesa della Sardegna dedicò una particolare attenzione, considerandolo non solo uno dei punti più vulnerabili ma anche a maggiore rischio di sbarco, per via della sua posizione di snodo stradale e ferroviario al centro dell’isola. Soprattutto nel 1942 e nel 1943, tutta la fascia costiera tra Cabras e Terralba, infatti, fu protetta da opere difensive di varia tipologia e funzione».

L'auspicio degli organizzatori è quello di poter espandere la ricerca e, soprattutto, di restituire alla collettività la memoria di quel sistema difensivo. «Si potrebbe iniziare», sottolinea Sitzia, «salvaguardando adeguatamente e valorizzando le opere di fortificazione ancora in buono stato, per aprirle al pubblico. Non sono poche, sono interessanti e spesso si trovano in punti molto belli anche dal punto di vista naturalistico».

Un patrimonio da tutelare, insomma, che aspetta solo di essere raccontato. L’appuntamento allo Shardano Bistrot sarà un’occasione preziosa per farlo.

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