C’è un fuoco che brucia la pelle e un fuoco che la guarisce. Si chiama Fuoco di Sant’Antonio, in medicina Herpes Zoster, ed è al centro di uno dei documentari etnografici più toccanti degli ultimi anni prodotti in Sardegna. Venerdì 15 maggio 2026, alle ore 18, nella Sala del Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano, verrà presentato al pubblico “Fuoco contro Fuoco – Una pratica di guarigione in Barbagia”, film del documentarista Ignazio Figus prodotto dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE).

Girato a Oliena, nel cuore della Sardegna centro-orientale, il documentario, 53 minuti di meticolosa osservazione etnografica, segue la quotidianità di un’anziana guaritrice barbaricina, depositaria di un sapere antico e specializzata nella cura di questa dolorosa patologia attraverso pratiche di medicina popolare. «Ho voluto adottare un approccio osservativo», spiega il regista Ignazio Figus, «restare in silenzio, guardare, lasciare che la realtà si manifestasse davanti all’obiettivo senza forzarla. La guaritrice lavora con una naturalezza disarmante, come se quello che fa fosse la cosa più normale del mondo. Ed è proprio questa naturalezza che volevo restituire allo spettatore». Il film documenta un intero ciclo di guarigione e, attraverso le testimonianze di pazienti che si sono sottoposti alle cure della donna, ne tratteggia con delicatezza la personalità: una figura al tempo stesso umile e autorevole, radicata nella tradizione eppure capace di rispondere ai bisogni di persone contemporanee. «Non si tratta di ciarlataneria», tiene a precisare Figus, «si tratta di cura, nel senso più profondo del termine. Di relazione umana, di fiducia, di un sapere trasmesso attraverso generazioni che ancora oggi trova una sua ragione d’essere».

Ed è proprio intorno al concetto di “cura” che ruota l'ambizione più ampia del progetto, realizzato nell’ambito dei programmi di ricerca dell’ISRE. Il film vuole contribuire alla riflessione sul ruolo della medicina popolare nella società sarda contemporanea, interrogandosi su cosa significhi guarire oggi, in un’epoca dominata dalla biomedicina ma percorsa ancora da antiche domande sul corpo, il dolore e il sacro. A testimoniare l'interesse che l’opera ha suscitato anche fuori dall’isola è il riconoscimento ottenuto di recente ai Sicilian Film Awards, dove “Fuoco contro Fuoco” si è aggiudicato il premio come miglior film nella sezione “Health and Medicine”. «La medicina popolare non è una peculiarità sarda o siciliana», osserva Figus, «è un patrimonio comune che molte comunità mediterranee condividono». Proprio ieri, poi, la notizia della selezione in concorso al Cinemística Film Festival, il festival internazionale dedicato al cinema trascendentale, filosofico, antropologico e poetico, la cui dodicesima edizione si terrà dall’11 al 21 giugno 2026 in Spagna, a Granada.

Alla proiezione oristanese, sarà presente lo stesso Figus, insieme a un rappresentante dell’ISRE per un saluto istituzionale. «L’UNLA ha sempre avuto un’attenzione particolare nei confronti del mio lavoro. Presentare il mio film qui ha per me un significato molto importante, perché è un centro con una vocazione profonda verso la cultura popolare e la valorizzazione dei saperi locali, un luogo ideale per riflettere su ciò che rischiamo di perdere e su quanto ancora, in realtà, sopravvive. Sono felice che Oristano possa essere uno dei luoghi in cui questa conversazione prende vita». L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti, per riflettere insieme sul confine sottile tra scienza e tradizione, tra il mondo che cambia e le radici che resistono.

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