Corriamo il rischio di non avere abbastanza risorse alimentari per sostenere una popolazione in costante crescita? Il dato con cui gli esperti debbono confrontarsi per rispondere a questa domanda è che la crescita demografica è stata negli ultimi due secoli vertiginosa rispetto al passato. Per intenderci solo nel 1800 la popolazione mondiale è arrivata al miliardo di individui. Nel 1928 si era già arrivati ai due miliardi di abitanti della Terra, diventati quattro miliardi nel 1974 e otto miliardi nel 2022. Secondo le stime siamo destinati, con questi ritmi di crescita, a raggiungere gli oltre 11 miliardi nel 2100. Questa crescita demografica è stata sostenuta dai progressi dell’agricoltura e dell’allevamento, diventati sempre più produttivi e tecnologicamente avanzati. I dati ci raccontano i grandi successi raggiunti dal settore agroalimentare, capace di produrre cibo come mai era accaduto nella storia. Nel 1920 più del 90% della popolazione mondiale di allora (circa due miliardi di individui) viveva in condizioni di estrema povertà. Oggi questa percentuale si è ridotta al 10%, ma su una popolazione quadruplicata. Eppure di questi risultati si parla poco mentre invece molta enfasi viene messa nel raccontare il lato oscuro – che esiste, non lo si vuole negare – della produzione industriale di cibo: perdita di produttività di molti terreni, desertificazione, penuria d’acqua, inquinamento da sostanze chimiche, scomparsa delle biodiversità. Sul banco degli imputati, in prima fila, troviamo naturalmente l’aumento del consumo di carne a livello globale. Per sostenere le esigenze dell’allevamento – è questo il mantra esclusivo - vengono distrutte foreste, i terreni devono produrre ingenti quantità di soia e cereali che invece di essere destinati alle esigenze dell’alimentazione umana servono per i mangimi animali. Infine, il settore dell’allevamento consuma enormi quantità d’acqua ed è responsabile del rilascio di altrettanto enormi quantità di gas serra.

Il volume Fabbricare carne (il Mulino, 2026, pp. 192, anche e-book) parte proprio da questi luoghi comuni sull’allevamento per affrontare il tema complesso della produzione industriale di carne, latte e uova attraverso il linguaggio della scienza, con un occhio di riguardo alla sostenibilità e tecnologia nel cibo di domani.

La copertina del libro

Scritto a quattro mani da Paolo Ajmone Marsan, esperto di genetica animale, e Riccardo Negrini, docente di zootecnia, il libro parte da un semplice assunto: il futuro dell’alimentazione non è solo una questione di dieta, quanto piuttosto una riflessione sul mondo che vorremmo abitare. Ideato tra i prati d’alta quota della Val Rendena, “Fabbricare carne" guida così il lettore attraverso scienza, storia e geografia dell’alimentazione, mostrando la vera natura dell’allevamento: un sistema complesso, che se ben gestito può produrre cibo e al tempo stesso tutelare ecosistemi e sostenere comunità rurali. Grazie ad anni di esperienza sul campo Marsan e Negrini affrontano i temi dei consumi, della crescita della popolazione, della sostenibilità ambientale e del benessere animale, mettendo a confronto modelli tradizionali, innovazioni tecnologiche e ipotesi emergenti, come la carne coltivata, sogno e allo stesso tempo chimera dei nostri tempi. La loro conclusione: per nutrire un pianeta da dieci miliardi di persone non esiste una formula unica, ma serve una visione capace di tenere insieme ambiente, economia, cultura e progresso. Solo liberandosi dai luoghi comuni e comprendendo la complessità del sistema di produzione alimentare potremo scegliere consapevolmente cosa mettere nel piatto e quale futuro costruire.

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