Potremo fabbricare carne?
Nel libro di Paolo Ajmone Marsan e Riccardo Negrini un’analisi sui molti luoghi comuni dell’allevamentoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Corriamo il rischio di non avere abbastanza risorse alimentari per sostenere una popolazione in costante crescita? Il dato con cui gli esperti debbono confrontarsi per rispondere a questa domanda è che la crescita demografica è stata negli ultimi due secoli vertiginosa rispetto al passato. Per intenderci solo nel 1800 la popolazione mondiale è arrivata al miliardo di individui. Nel 1928 si era già arrivati ai due miliardi di abitanti della Terra, diventati quattro miliardi nel 1974 e otto miliardi nel 2022. Secondo le stime siamo destinati, con questi ritmi di crescita, a raggiungere gli oltre 11 miliardi nel 2100. Questa crescita demografica è stata sostenuta dai progressi dell’agricoltura e dell’allevamento, diventati sempre più produttivi e tecnologicamente avanzati. I dati ci raccontano i grandi successi raggiunti dal settore agroalimentare, capace di produrre cibo come mai era accaduto nella storia. Nel 1920 più del 90% della popolazione mondiale di allora (circa due miliardi di individui) viveva in condizioni di estrema povertà. Oggi questa percentuale si è ridotta al 10%, ma su una popolazione quadruplicata. Eppure di questi risultati si parla poco mentre invece molta enfasi viene messa nel raccontare il lato oscuro – che esiste, non lo si vuole negare – della produzione industriale di cibo: perdita di produttività di molti terreni, desertificazione, penuria d’acqua, inquinamento da sostanze chimiche, scomparsa delle biodiversità. Sul banco degli imputati, in prima fila, troviamo naturalmente l’aumento del consumo di carne a livello globale. Per sostenere le esigenze dell’allevamento – è questo il mantra esclusivo - vengono distrutte foreste, i terreni devono produrre ingenti quantità di soia e cereali che invece di essere destinati alle esigenze dell’alimentazione umana servono per i mangimi animali. Infine, il settore dell’allevamento consuma enormi quantità d’acqua ed è responsabile del rilascio di altrettanto enormi quantità di gas serra.
Il volume Fabbricare carne (il Mulino, 2026, pp. 192, anche e-book) parte proprio da questi luoghi comuni sull’allevamento per affrontare il tema complesso della produzione industriale di carne, latte e uova attraverso il linguaggio della scienza, con un occhio di riguardo alla sostenibilità e tecnologia nel cibo di domani.
Scritto a quattro mani da Paolo Ajmone Marsan, esperto di genetica animale, e Riccardo Negrini, docente di zootecnia, il libro parte da un semplice assunto: il futuro dell’alimentazione non è solo una questione di dieta, quanto piuttosto una riflessione sul mondo che vorremmo abitare. Ideato tra i prati d’alta quota della Val Rendena, “Fabbricare carne" guida così il lettore attraverso scienza, storia e geografia dell’alimentazione, mostrando la vera natura dell’allevamento: un sistema complesso, che se ben gestito può produrre cibo e al tempo stesso tutelare ecosistemi e sostenere comunità rurali. Grazie ad anni di esperienza sul campo Marsan e Negrini affrontano i temi dei consumi, della crescita della popolazione, della sostenibilità ambientale e del benessere animale, mettendo a confronto modelli tradizionali, innovazioni tecnologiche e ipotesi emergenti, come la carne coltivata, sogno e allo stesso tempo chimera dei nostri tempi. La loro conclusione: per nutrire un pianeta da dieci miliardi di persone non esiste una formula unica, ma serve una visione capace di tenere insieme ambiente, economia, cultura e progresso. Solo liberandosi dai luoghi comuni e comprendendo la complessità del sistema di produzione alimentare potremo scegliere consapevolmente cosa mettere nel piatto e quale futuro costruire.
