Oristano, la civiltà nuragica vista dagli occhi degli antichi
A guidare il pubblico le voci di: Gianfranco Cocco, Attilio Mastino e Raimondo ZuccaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Questa sera alle 17.30, la Sala Conferenze dell’Hospitalis Sancti Antoni di Oristano ospiterà il secondo dei tre incontri dedicati alla civiltà nuragica, nell’ambito del ciclo di conferenze “Dialoghi nuragici” promosso dall’associazione La Sardegna verso l’Unesco.
Il tema scelto per questo secondo incontro è di quelli capaci di accendere la curiosità tanto degli studiosi quanto del grande pubblico, “La civiltà nuragica vista dagli antichi: Dedalo e altre storie”. Come percepivano i popoli del Mediterraneo antico questa straordinaria civiltà isolana? Quali tracce hanno lasciato le loro testimonianze scritte e iconografiche? Il mito di Dedalo, che secondo alcune tradizioni classiche avrebbe soggiornato in Sardegna, diventa così il filo narrativo attraverso cui esplorare i rapporti tra l’isola e il mondo antico, tra leggenda e storia, tra memoria e archeologia.
A guidare il pubblico in questo viaggio saranno tre voci di assoluto prestigio. Gianfranco Cocco, socio dell’APS La Sardegna verso l’Unesco, affiancherà due dei più autorevoli studiosi del panorama accademico sardo. Attilio Mastino, già Professore di Storia Romana e Rettore dell’Università di Sassari, nonché Presidente della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, porterà la sua lunga esperienza nel campo delle relazioni tra Roma e le province mediterranee. Raimondo Zucca, già Professore di Archeologia all’Università di Sassari e attuale Presidente del Consiglio Scientifico della Fondazione Mont’e Prama, contribuirà con la sua profonda conoscenza del territorio e delle sue stratificazioni storiche.
«La civiltà nuragica non fu un fenomeno isolato, chiuso nei confini dell'isola», spiega il prof. Zucca, «fu osservata, raccontata, mitizzata dai popoli del Mediterraneo antico. Il mito di Dedalo in Sardegna non è una semplice curiosità letteraria, ma una finestra straordinaria su come il mondo greco e romano percepisse questa terra e i suoi costruttori di torri. Dietro la leggenda si nasconde spesso una memoria storica reale, stratificata nei secoli. È compito dell’archeologia e della storia antica saper leggere queste tracce, distinguere il mito dal documento, ma anche riconoscere nel mito stesso un documento».
Il prof. Mastino porterà, infatti, l’attenzione sulle stratificazioni storiche del mito: «le tradizioni fenicie e greche rappresentavano la Sardegna, Ichnussa-Sandaliotis per via della sua forma di piede destro vista a volo d’uccello, come una terra fortunata e felice, abitata dalle Ninfe del mare e della terra. Nelle narrazioni mitiche si accavallano figure di fondatori leggendari: l’africano Sardus Pater figlio di Ercole, l’iberico Norace figlio di Ermes-Mercurio, il greco Aristeo, l’ateniese Iolao con i cinquanta figli di Eracle, fino ai Troiani compagni di Enea. Tutti avrebbero introdotto l’agricoltura e diviso in lotti la fertile pianura del Tirso. Una storia leggendaria, che però conserva il ricordo di relazioni antichissime e reali, di contatti mediterranei stratificati nei secoli attorno a quest’isola che non smetteva di esercitare la sua attrazione sull’immaginario del mondo antico».
L’ultimo appuntamento, “Un incontro tra popoli: Nuragici e Fenici nell’Oristanese”, è fissato per il 16 aprile sempre alle 17.30 nella stessa sede, per completare un percorso pensato per esplorare la civiltà nuragica da prospettive complementari. L’identità, la storia antica e le relazioni tra i popoli del Mediterraneo. Un trittico che riflette l’ambizione più ampia del progetto, quello di sostenere la candidatura della civiltà nuragica al riconoscimento Unesco, alimentando al contempo la consapevolezza collettiva di un patrimonio unico al mondo. L’ingresso è libero.
