Oristano, all’Archivio di Stato un’escape room tra i documenti dell’Ottocento
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Un archivio da cui non si può uscire senza prima risolvere un mistero. È questa la sfida che attende i visitatori questa sera alle ore 18.30, quando l’Archivio di Stato di Oristano aprirà le porte in occasione di Archivissima, il Festival e la Notte degli Archivi giunto quest’anno a una nuova edizione ricca di sorprese.
L’iniziativa, che si inserisce nel calendario nazionale della manifestazione, trasformerà per una sera i silenziosi corridoi dell’istituto in un vero e proprio scenario da gioco immersivo. A raccontarci il progetto è Michela Poddigue, direttrice dell’Archivio. «Abbiamo deciso di incuriosirvi. Archivissima è una bellissima manifestazione, ispirata alla prima apertura notturna degli Archivi, e ci offre ogni anno l’occasione di proporre qualcosa di nuovo, ma strettamente legato ai nostri fondi documentali. Quest’anno abbiamo scelto di creare un’Escape Room. La missione dei partecipanti sarà quella di risolvere una serie di enigmi per poter uscire dall’archivio. Non si tratta di un gioco qualunque. Tutto ruota attorno a una storia vera, rinvenuta nel fondo notarile dal ricercatore Mario Luigi Piredda. Una vicenda che si snoda a Oristano a metà dell’Ottocento e che ha come protagonista Gertrude Paderi, che torna a vivere tra queste mura grazie all’immaginazione e alla curiosità dei nostri visitatori».
La serata di oggi non è, però, un caso isolato, ma si inserisce in una visione più ampia che l’Archivio di Stato di Oristano sta portando avanti con convinzione: rendere l’istituto un luogo vivo, accessibile e significativo per tutta la cittadinanza. Un archivio non come deposito di carte inaccessibili, ma come porta aperta sulla storia collettiva e personale di ciascuno. Ne è esempio concreto il recentissimo progetto “TrovAvo”, un’app pensata per avvicinare chiunque alla storia della propria famiglia. Grazie a questo strumento, è possibile scoprire se un proprio antenato ha combattuto per la Patria. Basta inserire l’anno di nascita e almeno uno tra nome e cognome, luogo di nascita o paternità, per avviare la ricerca. Un modo semplice e immediato per dare nuovo valore alla memoria familiare e riscoprire radici spesso dimenticate. «Vogliamo che i cittadini sentano l’archivio come parte della loro vita», sottolinea la direttrice, «che sia attraverso un’Escape Room ambientata nell’Ottocento o attraverso un’app che ti permette di ritrovare il tuo bisnonno soldato, il messaggio è lo stesso: la storia custodita qui dentro parla di noi, delle nostre famiglie, della nostra comunità.» Un’istituzione che guarda al futuro senza dimenticare il passato, e che sceglie la creatività e la tecnologia come strumenti per riannodare il legame tra i documenti d’archivio e le persone che quegli archivi, in fondo, li hanno prodotti vivendo.
