Nuragici e Fenici nell’Oristanese, due civiltà che si incontrarono senza cancellarsi
Ieri un incontro sul tema con gli esperti Antonello Sanna e Carla Del VaisPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C’è una Sardegna che precede la Sardegna che conosciamo. Una terra in cui, secoli prima che Roma tracciasse confini e strade, due mondi si guardavano, si fiutavano e alla fine decidevano di convivere. È la Sardegna dei Nuragici e dei Fenici, quella che emerge dalle ricerche nell’Oristanese e che è stata al centro dell’incontro di ieri nella Sala Conferenze dell’Hospitalis Sancti Antoni alle 17.30, con Antonello Sanna e Carla Del Vais.
«Stiamo parlando di una fase che precede quella delle fondazioni coloniali in ambito costiero da parte dei Fenici e dei Cartaginesi, un momento di esplorazione e frequentazione ad opera di genti venute dal Levante che entrano in contatto con le popolazioni nuragiche e di tradizione nuragica», spiega Del Vais, professoressa di Archeologia fenicio-punica dell’Università di Cagliari. Del Vais, che da anni studia la civiltà fenicia e punica in Sardegna, ha descritto un paesaggio umano complesso, fatto di insediamenti indigeni che restituiscono materiali dai quali si evincono storie di scambio e di interazione più che di sopraffazione. «Le tracce di questi contatti le troviamo per ora solo negli insediamenti e nei santuari indigeni; si tratta prevalentemente di manufatti di pregio in bronzo, ma anche di oggetti d’uso legati all’ambito rituale e bronzetti figurati. Gli studi più recenti ci stanno mostrando come in alcuni casi possa trattarsi di importazioni, in altri di produzioni “miste” che sono il frutto dell’interazione tra due popoli detentori di una lunga tradizione di produzione metallurgica e grande capacità tecnologica. Solo in alcuni casi, tra i quali possiamo ricordare il sito di Sant’Imbenia presso Alghero e, nell’Oristanese, Santa Cristina di Paulilatino e un insediamento presso Nuraxinieddu-Oristano, la ricerca sta mettendo in luce situazioni più complesse in cui la presenza levantina favorisce lo sfruttamento agricolo del territorio e determina una produzione di vino destinato anche all’esportazione via mare, come dimostrato dai recenti rinvenimenti in Spagna e in Nord Africa».
Anche l’Oristanese, con il suo ampio golfo e la presenza della foce del Tirso, era un territorio di prim’ordine per i navigatori levantini. «Dagli inizi del I millennio a.C., poi, i nuclei giunti dall’Oriente iniziarono a risalire i fiumi, in cerca di contatti con le comunità indigene. Si trattò di un incontro pacifico, fondato sullo scambio e sulla reciprocità culturale», prosegue Del Vais. «Nell’Oristanese, è nell’entroterra, nella valle fluviale del Tirso, che si vedono con maggior chiarezza gli esiti di tale incontro». Carla Del Vais porta avanti da anni ricerche su alcuni di questi contesti. «Le tracce materiali di questi contatti si articolano in una prima fase di circolazione di oggetti importati dall’Oriente, seguita poi da una produzione isolana che riflette la commistione di culture e saperi di artigiani ciprioti e orientali».
Il quadro che emerge dalle ricerche degli ultimi anni è quello di una popolazione nuragica tutt’altro che passiva di fronte all’arrivo dei navigatori levantini. «I Nuragici avevano una loro sofisticata organizzazione del territorio, una tradizione metallurgica di altissimo livello, reti di scambio già attive in diverse aree del Mediterraneo».
Comprendere come popolazioni molto diverse abbiano trovato forme di coesistenza in Sardegna e, più nello specifico nell’Oristanese degli inizi del primo millennio a.C., offre una prospettiva inedita sulla storia dell’isola e, più in generale, sul Mediterraneo come spazio di incontro piuttosto che di scontro. «Il Mediterraneo antico nei primi secoli del I millennio era molto più vivace e dinamico di come ce lo immaginiamo, con genti che via mare, anche in navi con equipaggi misti, raggiungevano regioni molto lontane, alla ricerca di risorse e nuovi mercati», osserva Del Vais. «Forse è questo il messaggio più importante che questi siti ci consegnano».
