Le Humanities come metodo: Bonaccorsi porta il suo saggio al Consorzio Uno
Quattro le tappe sarde per la presentazione del libro dell’economistaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Cagliari, Sassari, Oristano, Nuoro. Quattro tappe e un’unica domanda che attraversa l’isola: cosa significa, davvero, produrre conoscenza? Andrea Bonaccorsi, economista della scienza all’Università di Pisa e tra le voci più autorevoli in Europa in materia di politica della ricerca, arriva in Sardegna per presentare “The Knowledge of Humanities” (Brepols, 2025), un saggio che non si accontenta di difendere le discipline umanistiche, ma che le riposiziona, restituendo loro quella dignità epistemica di cui troppo a lungo sono state sottratte. Il ciclo di incontri, promosso da Sardegna 2050 con Fondazione di Sardegna, CRENos, Consorzio UNO e CIS Group, prenderà il via oggi all’Università degli Studi di Cagliari, proseguirà l’8 maggio a Sassari presso la Fondazione di Sardegna e si concluderà il 9 maggio con due appuntamenti in parallelo: al mattino a Oristano, nel Chiostro del Carmine del Consorzio UNO, e alla sera a Nuoro, al Museo MAN.
Ad accogliere Bonaccorsi ad Oristano, ci sarà anche Andrea Santucciu, docente di Lettere e rappresentante del Comune nel Consiglio direttivo del Consorzio UNO, che sottolinea l’importanza di questo evento. «Viviamo in un momento in cui si chiede alle discipline umanistiche di giustificarsi in termini economici, che non appartengono alla loro natura», osserva il docente. «Bonaccorsi dà finalmente strumenti teorici robusti per rovesciare questa narrativa. Ciò che più mi colpisce, tuttavia, è la dimensione territoriale del discorso. Il saggio non parla di Humanities in astratto, parla di come certe forme di conoscenza siano radicate in luoghi, in lingue, in tradizioni specifiche. Per noi, in Sardegna, questo discorso ha un peso concreto». L’autore, infatti, analizza come la lingua sarda, fin dalle sue origini, presenti una ricchezza straordinaria di modi verbali: non solo l’indicativo, ma il condizionale e il congiuntivo in tutta la loro complessità. Una lingua del desiderio, del progetto, del controfattuale.
Una lingua che non sa solo descrivere ciò che è, ma immaginare ciò che potrebbe essere e ricostruire ciò che sarebbe stato se le cose fossero andate altrimenti. «È una filosofia prima ancora che una grammatica», spiega Santucciu, «in un territorio che discute di demografia, di giovani che partono, di identità culturale e di futuro economico, questo non è un dettaglio linguistico. È una risorsa cognitiva. La Sardegna ha, nelle strutture della propria lingua, gli strumenti epistemici per pensare il futuro in modo originale. Insegnare Lettere oggi significa, in aggiunta, insegnare a stare nell’incertezza, senza dissolversi in essa. Significa allenare la mente a costruire ipotesi, a ragionare su ciò che non è dato per scontato. In un mondo che cambia velocemente, questa è una competenza, non un lusso».
Il tour arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale generativa ha reso visibile, con una chiarezza che prima mancava, il confine tra ciò che può essere automatizzato e ciò che non può esserlo. Non è un confine tra discipline STEM e discipline umanistiche. È un confine tra la capacità di combinare il già noto e la capacità di interpretare l’inedito. «Il mondo del lavoro ci metterà qualche anno a capirlo pienamente», riflette Santucciu, «ma ci arriverà. E quando accadrà, le persone che avranno allenato il pensiero storico, critico, filologico avranno un vantaggio reale, perché la capacità inferenziale di uno storico, il pensiero controfattuale di un critico letterario, la logica dell’evidenza di un filologo sono tra le forme di intelligenza più potenti e più difficili da automatizzare».
