C’è chi ha detto “no”
Daniele Aristarco racconta le vite di donne e uomini che hanno combattuto per la libertàPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Una ventina di anni fa ha ottenuto molta popolarità un libro scritto dalla psicoterapeuta infantile Asha Phillips e intitolato I no che aiutano a crescere. Cuore del volume era un semplice assunto: “Non dicendo di no al momento giusto rischiamo di sottrarre possibilità e risorse a noi stessi e ai nostri cari”. I “no” indigesti, oggi così controcorrente e lontani dal quieto vivere a cui siamo abituati e pur così difficili da pronunciare, sono quindi fondamentali per la crescita personale dell’individuo. Riflettendo sul libro di Asha Philipps ci è venuto naturale pensare che essere capaci di dire no è di capitale importanza anche all’interno della società, da cittadine e cittadini. L’acquiescenza come modello di vita può creare mostri, avvelenare la vita pubblica, diventare rapidamente indifferenza nei confronti delle storture grandi e piccole che ci circondano. Bisogna viceversa avere il coraggio di andare controcorrente anche se questo significa trovarsi da soli e pagare un prezzo.
Sono questi gli insegnamenti che ragazze e ragazzi possono ritrovare in Io dico no! (Einaudi Ragazzi 2026, Euro 9,90, pp. 64), quattro volumetti in cui Daniele Aristarco racconta le vite di donne e uomini che hanno cambiato la Storia ponendosi di traverso a chi voleva imporre l’ingiustizia, la discriminazione, la violenza.
Protagonisti dei volumetti sono non eroi invincibili, ma persone che hanno avuto il coraggio di opporsi alle ingiustizie, di scegliere la verità, di non piegarsi di fronte alla paura o all’indifferenza. In Io dico no! Ai razzismi ritroviamo Martin Luther King, Lincoln e Mandela, mentre in Io dico no! Alle discriminazioni protagoniste sono le suffragiste e Franca Viola, la prima ragazza che si oppose al matrimonio riparatore. In Io dico no! Alle ingiustizie possiamo leggere le storie di don Milani e della giornalista russa Anna Politkovskaja mentre in Io dico no! Alle dittature la palla passa ai professori che non giurarono fedeltà al fascismo e alle persone che lottano contro chi vuole mettere una pietra sopra la Shoah.
Daniele Aristarco dà quindi voce a grandi uomini e grandi donne che hanno lottato per la libertà e la giustizia, trasformando la rabbia in impegno, la solitudine in parola, la speranza in azione. Ogni libro diventa quindi un invito a riflettere e agire, a non rimanere spettatori ma a diventare protagonisti del cambiamento.
Come scrive Aristarco introducendo il volume Io dico no! Alle dittature: «I dittatori dicono quasi sempre di lavorare per il bene del proprio Paese. Ma attenzione: per loro il «bene» non è qualcosa che riguarda tutti, non è giustizia, solidarietà, diritti. Il bene coincide con l’interesse economico del dittatore e dei suoi sostenitori. Cosí, per rafforzare il proprio potere, limitano la libertà degli altri, mettono a tacere le critiche, diffondono il terrore. Questo sistema genera silenzio, solitudine e paura. Ma anche abitudine. Ci si abitua a non poter parlare, a vedere calpestati i diritti, a pensare che non ci sia alternativa. È questo il pericolo piú grande: quando l’ingiustizia diventa cosí quotidiana da sembrare normale. Quando una popolazione si solleva o quando un dittatore viene sconfitto, ad esempio in guerra, la dittatura finisce. Ma a un dittatore può seguirne un altro. E anche quando un popolo si dà un’altra forma di governo, non è detto che, in futuro, non possa riaffacciarsi un nuovo dittatore. O una nuova forma di dittatura. Quelle idee di violenza e sopraffazione cambiano volto, si nascondono dietro nuove parole, ma i meccanismi sono gli stessi…».
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