«Ciao mamma»: Trepy si è risvegliato
La punta francese, che ha rischiato di annegare in una piscina a Baja Sardinia, ha ripreso coscienza quando ha visto la madrePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Salut maman, ciao mamma. Un miracolo, una storia che in un attimo da amara diventa dolce. Una risata che dice tutto. Yael Trepy si è risvegliato nella tarda mattinata di ieri: all’improvviso gli si è riaccesa la luce quando quando la madre, Nelly, che lo ha cresciuto tra le difficoltà che solo chi vive in una banlieue parigina conosce, ha varcato l’ingresso della terapia intensiva del Santissima Annunziata di Sassari. La donna – arrivata in Sardegna con un volo da Orly a Olbia – è scoppiata in lacrime e la commozione, pochi istanti dopo, ha accomunato i vertici societari e tecnici del Cagliari. L’attaccante francese, che domenica ha rischiato di annegare nella piscina di una villa a Baja Sardinia, ha partecipato a una call con il presidente Tommaso Giulini e l’allenatore Fabio Pisacane. A quest’ultimo ha detto, con un filo di voce, ma con il solito e marcatissimo accento cagliaritano, di voler tornare subito al campo per allenarsi. E le lacrime sono state asciugate dai sorrisi, a cominciare da quello di Yael, «solare e genuino come sempre», hanno riferito i partecipanti. In ospedale è accorso pure Edoardo Oggiano, socio di Quadratum, la società che ha la procura del calciatore. Poco prima del comunicato del Cagliari, Giulini ha twittato su X: «Ci sono giorni che sembrano non finire mai, Poi arriva una notizia e cambia tutto. Poco fa è arrivata quella che volevamo. Un passo alla volta Yael, tutti insieme».
Il bollettino
L’ufficialità del risveglio, anticipata dal sito Unionesarda.it, era stata preceduta da indiscrezioni su un miglioramento delle condizioni della punta. Alle 18.45 l’ufficio stampa del club rossoblù, d’intesa con i vertici sanitari del Santissima Annunziata, ha diramato il bollettino sanitario: «Nel corso della giornata, come programmato, è stato sospeso il blocco neuromuscolare e progressivamente ridotta la sedazione, con contestuale avvio della progressiva riduzione del supporto ventilatorio. Il mantenimento di scambi respiratori ottimali ha consentito di sospendere la ventilazione meccanica e di procedere, nel pomeriggio, all’estubazione del paziente», ha dichiarato nella nota Stefania Milia, direttrice della Terapia Intensiva Emergenza Urgenza dell’ospedale dell’Aou di Sassari. «Al risveglio, il paziente ha mostrato una piena ripresa dello stato di coscienza: è vigile e collaborante e, allo stato attuale, non presenta deficit neurologici evidenti. Le condizioni respiratorie ed emodinamiche risultano stabili. Considerata la recente estubazione e il quadro polmonare conseguente alla sindrome da inalazione, il paziente permane ricoverato in Terapia Intensiva, dove prosegue lo stretto monitoraggio clinico e respiratorio. Ulteriori aggiornamenti sulle condizioni saranno comunicati in relazione all’evoluzione del quadro».
In terapia intensiva
Quarantotto ore dopo il dramma che ha sconvolto il mondo sportivo, Trepy ha quindi segnato il gol più bello della sua vita. Tuttavia, almeno per adesso, il centravanti francese, vent’anni, da quattro tesserato del Cagliari, resterà nel reparto di terapia intensiva al Santissima Annunziata di Sassari, dove è arrivato in coma farmacologico dopo essere – di fatto – annegato nella piscina di una villa, presa in affitto assieme a dieci amici e due compagni di squadra per un paio di giorni in via Vaddi di Jatta a Baja Sardinia.
A Baja Sardinia
Erano le 17.05 quando il giovane cresciuto a Villeneuve-Saint-Georges, banlieue parigina, è entrato in piscina. Stando alle considerazioni di persone che lo conoscono bene, non sa nuotare. Per dinamiche sconosciute, il giocatore si è trovato in una zona d’acqua alta dove non riusciva più a toccare il fondo, iniziando ad agitarsi e tentando invano di chiedere aiuto, forse sopraffatto dall’alto volume della musica. Un silenzio assordante nella sua drammaticità, con il calciatore rimasto privo di sensi sul fondo della piscina per un tempo che nessuno è riuscito a quantificare con esattezza. La svolta – drammatica e salvifica – è arrivata verso le 17.10, quando due compagni di squadra, la cui identità non è stata resa nota per motivi di riservatezza, hanno scorto il corpo sott’acqua. Uno di loro si è immediatamente tuffato, afferrandolo e trascinandolo con un disperato sforzo in superficie, mentre scattava la macchina dei soccorsi. I minuti successivi sono stati un susseguirsi di manovre disperate e tempestive, culminate alle 17.30 con l'atterraggio a Baja Sardinia dell’elisoccorso del 118 e il trasferimento in volo al Santissima Annunziata di Sassari. Ieri il miracolo: Yael Trepy – che non ricorda nulla – si è risvegliato: è vivo ed è pronto a lottare per il suo Cagliari. Ed è quel che conta.
