Un orizzonte diverso per tradurre una esperienza comune dolorosamente infelice, in un mondo di sensazioni forti e sfumate, e finalmente felici. È la storia di Chiara Bordi, 25 anni, e Chiara Valerio, 26 anni, romane di adozione ma di origini sarde, che hanno vinto la loro disabilità motoria percorrendo il Cammino minerario di Santa Barbara. Due pellegrine davvero speciali. Infatti, entrambe a causa di un bruttissimo incidente hanno perso l’uso di una gamba (Chiara Bordi nel 2013, Chiara Valerio nel 2018) e i medici hanno dovuto ricorrere alle protesi. Due amiche inseparabili che si sono conosciute su Instagram condividendo le loro esperienze in seguito all’incidente.

«Dopo l’incidente, quando mi sono ripresa», racconta Chiara Bordi, «ho sentito il bisogno di condividere questa mia esperienza sui social, e su Instagram ho conosciuto Chiara. Abbiamo legato da subito, condividendo i ricordi, le impressioni, le nostre più profonde sensazioni e abbiamo deciso di incontrarci per conoscerci di persona».

Le due ragazze non vivevano ancora a Roma. Chiara Bordi viveva a Tarquinia, vicino alla Capitale, dove nel frattempo, aveva trovato un lavoro proprio nell’ambito della creazione delle protesi. Chiara Valerio, invece, viveva a Parma, dove studiava logopedia. Una volta conseguita la laurea si è trasferita a Roma dove ha seguito un master che le permise di lavorare con i bambini con disturbo dello spettro autistico.

E dove finalmente ha potuto abbracciare la sua amica. «La nostra amicizia rappresenta una grande forza», confida Chiara Valerio, «ed è stata alla base di tanti progetti. Desideravamo viaggiare in paesi lontani e affascinanti». Dal Cile alla Norvegia, passando per il sogno di percorrere il Cammino minerario di Santa Barbara, nel Sulcis Iglesiente, partendo da Iglesias.

Chiara Bordi e Chiara Valerio durante il cammino
Chiara Bordi e Chiara Valerio durante il cammino
cammino santa barbara ragazze

Così, una volta arrivate in aeroporto a Elmas, è iniziata questa grande avventura. Presso la Fondazione del Cammino Minerario, a Iglesias, le due ragazze hanno potuto contare sulla massima collaborazione di tutti. E per vincere le difficoltà oggettive lungo il cammino avevano soltanto due armi a disposizioni: il coraggio e le loro inseparabili bacchette da trekking. La prima tappa, Iglesias-Nebida è la più faticosa, come raccontano le due giovani escursioniste: «Un po’ impegnativa, ma probabilmente perché abbiamo iniziato il cammino subito dopo il nostro arrivo, senza esitare e sotto il sole, ma poi siamo andate spedite superando le difficoltà. Abbiamo trovato anche nelle posade dove ci siamo fermate, un ambiente accogliente, persone gentili e speciali disposte ad aiutarci per ogni nostra esigenza. Lungo il cammino abbiamo condiviso la nostra esperienza, i nostri timori, ma anche le nostre speranze più profonde».

Il percorso è stato seguito alla perfezione nelle quattro tappe tra Iglesias e Buggerru in cinque giorni. Sui sentieri dei minatori, nel cammino che si snoda tra Sulcis Iglesiente, Guspinese, e Arburese. A Nebida, il vento soffiava forte, ma c’era un bel sole davanti al Golfo del Leone, fra sentieri stretti, tortuosi, e ripidi. «Paesaggi mozzafiato, incantevoli», raccontano le due giovani pellegrine. «Abbiamo vinto le nostre difficoltà motorie grazie alla nostra determinazione, ma soprattutto grazie alla immensa bellezza di questi luoghi».

Panorama cammino di Santa Barbara
Panorama cammino di Santa Barbara
cammino santa barbara ragazze

Un amore per la Sardegna che ha radici profonde. Il papà di Chiara Bordi è dell’Ogliastra, originario di Lanusei. Il papà di Chiara Valerio è invece del nord Sardegna, di Sassari, e il suo bisnonno era proprio un minatore e lavorava nella miniera di Carbonia.

Un viaggio fra miniere, mare e boschi, e nondimeno fra storia, cultura e ambiente. Ma soprattutto, un viaggio che porta con sé il sapore di una sfida vinta con successo dalle due giovani pellegrine. «C’è un messaggio che vogliamo lanciare», rimarcano. «Abbiamo scoperto che quando si vivono delle esperienza dolorose, come è accaduto a noi, nasce una forza che non siamo consapevoli di possedere, e soltanto quando ci mettiamo alla prova, affrontiamo una sfida, questa è la spinta per non arrendersi mai». Racconta Chiara Bordi: «Il viaggio più bello è rientrare a casa per condividere con chi amiamo, e con le persone in difficoltà, le nostre esperienze e le grandi lezioni di vita che questi luoghi e la sua gente ci hanno insegnato».

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