A lzi la mano, anzi la manica, chi a Cagliari ieri è uscito in guanti di pelle e cappotto alle 7 del mattino. Nessuno: c’erano 20 gradi. Nel Maryland di pomeriggio se ne misurava uno in meno e il presidente Trump, per il summit con Xi Jinping, era bardato come un pinguino siberiano: più che disgelo, pareva un’evaporazione. La mise , pare servisse a nascondere i lividi alle mani: la salute traballa. Il tycoon non va mai in aeroporto, ma per la Cina si fa di corsa tutta la pista d'atterraggio. Gerarchie e fratellanza tra quasi-dittatori.

Il gelo, però, è arrivato da Melania. Il marito recita il rosario anti-comunista (evitando Xi per non farsi sequestrare i cappellini “Maga” fatti a Shenzhen), ma la slovena prima dama se ne esce candida: «Sono cresciuta sotto il comunismo e non mi è mancato niente». Carezza a Pechino o sberla al biondo che fa impazzire il mondo?

Intanto, un giudice ha riammesso alla Casa Bianca i cronisti cacciati da Trump. La perla? I colleghi ammessi sono arrivati a boicottare il punto stampa per protesta contro la censura. Da noi in Italia, per fortuna, il problema non si pone: prima di sabotare la conferenza, ci assicureremmo che sia rimasto almeno un vassoio di pasticcini.

’Sti americani ogni tanto fanno compassione. Ma per schiena dritta e tasso di glicemia, quanta invidia.

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