U2, cinquant’anni tra sogni, politica e indimenticabili live
Dall’annuncio affisso da Larry Mullen nella scuola di Dublino al nuovo singolo “Street of Dreams”: mezzo secolo di musica, impegno civile e concerti entrati nella storia. Un rapporto speciale anche con l’ItaliaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tutto cominciò con un foglio scritto a mano e affisso nella bacheca di una scuola di Dublino. Nel settembre del 1976 Larry Mullen Jr., quattordicenne con la passione per la batteria, cercava musicisti con cui formare un gruppo. Il 25 settembre, nella cucina di casa Mullen, si tenne la prima prova. Si presentarono, tra gli altri, Paul Hewson, che oggi in tutto il mondo conoscono con il nome di Bono, David Evans, futuro The Edge, suo fratello Dik e Adam Clayton. Non erano virtuosi e avevano pochissima esperienza, ma possedevano già quella miscela di ambizione, inquietudine e amicizia che avrebbe tenuto insieme la band per mezzo secolo.
Il primo nome fu Feedback, poi The Hype. Nomi che forse non convincevano platea e gli stessi componenti del gruppo. Nel marzo 1978, dopo l’addio di Dik Evans, i quattro adottarono definitivamente il nome U2: breve, misterioso e aperto a diverse interpretazioni. Il nome venne selezionato nel 1978 da una lista proposta dal musicista e amico della band Steve Averill. Bono ha raccontato in seguito che ai componenti del gruppo inizialmente non piaceva particolarmente, ma fu preferito perché ambiguo e capace di coinvolgere direttamente chi ascolta: U2 in inglese si pronuncia allo stesso modo di “you too”, anche tu. Inoltre, U-2 era anche il nome dell’aereo spia statunitense usato durante la guerra fredda.
Dal debutto al successo
La formazione a quel punto non sarebbe più cambiata: Bono alla voce, The Edge alla chitarra, Adam Clayton al basso e Larry Mullen Jr. alla batteria. Una stabilità quasi unica nella storia del rock, costruita anche sulla capacità di superare crisi artistiche, problemi personali, iniziative singole e divergenze senza trasformarli in una separazione definitiva.
Il debutto discografico arrivò nel 1980 con Boy, album nel quale l’urgenza del post-punk incontrava temi come l’adolescenza, la fede e la perdita dell’innocenza. Dopo October, fu War nel 1983 a imporre gli U2 fuori dall’Irlanda. Brani come Sunday Bloody Sunday (dedicato alla domenica di sangue in Irlanda del Nord, quando a Derry, il 30 gennaio 1972, soldati britannici spararono contro una manifestazione per i diritti civili, uccidendo 14 persone) e New Year’s Day unirono l’energia del rock a una forte coscienza politica, senza diventare semplici slogan. Nel primo brano, una strofa recita: “This is not a rebel song”, “questa non è una canzone ribelle”. Per dire che in realtà è una canzone pacifista e che vuole stigmatizzare la violenza settaria.
La voce intensa di Bono e la chitarra di The Edge, fondata sull’uso dell’eco e del “delay”, crearono un suono immediatamente riconoscibile: poche note capaci di riempire enormi spazi, una sezione ritmica essenziale e un crescendo pensato per coinvolgere il pubblico.
Gli album
Con The Unforgettable Fire, prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois, il gruppo abbandonò le formule più rigide e cercò atmosfere più ampie e suggestive. Pride (In the Name of Love), dedicata a Martin Luther King, divenne uno dei suoi inni. La consacrazione mondiale arrivò al Live Aid del 1985, quando Bono scese dal palco per abbracciare una ragazza tra il pubblico. Due anni dopo The Joshua Tree trasformò gli U2 nella band più importante del momento. With or Without You, I Still Haven’t Found What I’m Looking For e Where the Streets Have No Name raccontavano l’America reale e mitologica, la fede, il dubbio e il desiderio. L’album ha venduto oltre venti milioni di copie.
Gli U2 hanno inciso sul panorama internazionale anche perché non hanno accettato di ripetere all’infinito la stessa formula. All’inizio degli anni Novanta, mentre il loro rock rischiava di diventare prevedibile, si reinventarono con Achtung Baby. Registrato tra Berlino e Dublino, il disco introdusse elettronica, sonorità industriali e una nuova ironia. Lo Zoo TV Tour trasformò il concerto in un bombardamento di schermi, immagini, telefonate in diretta e messaggi contraddittori: una riflessione, in anticipo sui tempi, sull’informazione globale e sulla società dominata dai media. Anche il gigantesco PopMart, con il suo schermo, il limone specchiato e l’arco da supermercato, contribuì a cambiare le dimensioni dello spettacolo rock.
Dopo le sperimentazioni di Zooropa e Pop, la band tornò a un linguaggio più diretto con All That You Can’t Leave Behind e How to Dismantle an Atomic Bomb. Beautiful Day, Elevation, Vertigo e Sometimes You Can’t Make It on Your Own dimostrarono che gli U2 sapevano ancora parlare al grande pubblico. Nel frattempo Bono aveva trasformato la propria notorietà in uno strumento per le campagne contro la povertà, per la cancellazione del debito dei Paesi più fragili e per la lotta all’Aids. L’impegno per Amnesty International, Jubilee 2000, ONE e RED ha alimentato consensi ma anche critiche. Resta però uno degli elementi che hanno reso gli U2 qualcosa di più di una semplice rock band.
I live
Fondamentale è stato il loro modo di concepire i concerti. Dal palco proteso nel pubblico dello Zoo TV alla struttura ad artiglio del 360° Tour, fino alla tecnologia immersiva della Sphere di Las Vegas, gli U2 hanno continuamente spostato in avanti i confini del live. Non sempre sono stati i primi a utilizzare una determinata tecnologia, ma spesso sono stati quelli capaci di integrarla meglio nel racconto musicale. Il concerto, per loro, non è soltanto una successione di canzoni: è una liturgia laica nella quale migliaia di persone diventano parte dello spettacolo.
L’Italia ha avuto un ruolo importante in questa storia. Dopo le prime apparizioni a Bologna e Milano tra il 1984 e il 1985, il rapporto si consolidò nel 1987: il Joshua Tree Tour arrivò allo stadio Flaminio di Roma e, per due serate, al Braglia di Modena. Nel 1993 lo Zoo TV attraversò il Paese con date a Verona, Roma, Napoli, Torino e Bologna. Ma il concerto simbolo rimane quello del 20 settembre 1997 a Reggio Emilia. Il PopMart Tour richiamò al Campovolo circa 150 mila spettatori, secondo le stime più prudenti, diventando uno dei più grandi spettacoli a pagamento tenuti da un singolo gruppo. Due giorni prima gli U2 avevano suonato all’aeroporto dell’Urbe, a Roma.
La storia italiana è proseguita allo stadio Delle Alpi di Torino nel 2001, con un concerto segnato dal dolore per i fatti del G8 di Genova; a San Siro e all’Olimpico nel 2005; nuovamente a Milano nel 2009 e a Torino e Roma nel 2010 con il 360° Tour. Nel 2015 il tour di Songs of Innocence partì in Europa dal Pala Alpitour di Torino. Nel 2017 due serate all’Olimpico celebrarono i trent’anni di The Joshua Tree, mentre nel 2018 quattro concerti al Forum di Assago confermarono un legame mai interrotto con il pubblico italiano.
Il compleanno
Gli U2 arrivano ora al cinquantesimo anniversario con quindici album in studio, circa 175 milioni di dischi venduti e 22 Grammy Awards. Il nuovo singolo Street of Dreams, pubblicato il 7 luglio 2026 e prodotto da Jacknife Lee, anticipa un album ancora senza titolo. Il video, girato a Città del Messico durante la Street Child World Cup, riunisce nuovamente Bono, The Edge, Clayton e Mullen. Il messaggio è quello che accompagna la band fin dagli esordi: non rinunciare ai propri sogni e trasformarli in un’esperienza collettiva. Cinquant’anni dopo quella prima prova in cucina, gli U2 sono ancora insieme e ancora alla ricerca di una strada capace di portarli altrove.
