Ritorno al passato: l’automobile sta diventando un lusso per pochi
I prezzi medi delle quattro ruote negli ultimi dieci anni sono saliti del 50% e l’acquisto dell’usato non è più convenientePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La prima considerazione è sociologica: i giovani d’oggi prendono la patente sempre più tardi. Essere indipendenti e saper guidare non sembra essere una priorità come per tutte le generazioni precedenti. E non perché negli ultimi anni i servizi pubblici, di car sharing e mobilità su due ruote siano più efficienti. Né perché con l’avvento di social e digitale spostarsi per potersi incontrare non è sempre indispensabile.
Il grosso problema che lascia i ragazzi di oggi a piedi è puramente economico. Le auto costano troppo. Le assicurazioni costano troppo. La benzina costa troppo. E così, paradossalmente, nell’era più moderna che conosciamo le nuove generazioni sembrano attraversare un ritorno al passato, quando le automobili erano un lusso per pochi.
Secondo la nuova ricerca realizzata da Aniasa (Associazione dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digital) e Bain & Company dal titolo “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, l’Italia conferma il ruolo centrale dell’auto privata, mentre le nuove forme di mobilità condivisa restano residuali e l’elettrico cresce in modo diseguale, guidato da incentivi temporanei e campagne commerciali aggressive più che da una domanda davvero matura.
Prezzi alle stelle
Ma il cuore della ricerca è la sostenibilità economica dell’auto. «Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, spinto da inflazione, carenza di semiconduttori e spostamento verso segmenti più alti, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%), ampliando in modo significativo il divario tra capacità di spesa e costo d’acquisto».
Il risultato è che sempre più famiglie rinviano l’acquisto di un’auto nuova o ripiegano sull’usato, mentre anche l’accesso ai modelli elettrici – tipicamente più costosi – si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte.
Tra l’altro, a livello europeo, la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate supera l’80%, segno che l’adozione dell’elettrico segue la ricchezza molto più delle intenzioni normative; in Italia lo stesso legame si osserva tra PIL regionale e diffusione di Bev (auto elettriche al 100%) e Phev (auto elettriche plug-in).
Il grande inganno?
Tuttavia è innegabile, il grande amore tra gli italiani e le automobili è difficile da spezzare. Le case automobilistiche lo sanno e anche se hanno dovuto in questi anni affrontare migliaia di clienti con il portafoglio vuoto, hanno introdotto formule commerciali per attrarne quanti più possibile. E lo hanno fatto con il leasing, il diffusissimo piano rateale che grazie a un acconto iniziale e a un astronomico maxi saldo sta dando a tanti la possibilità di guidare l’auto dei propri sogni, senza però averne la proprietà. Un infinito circolo di rate che costringe i clienti a rimanere fedeli al marchio negli anni perché impossibilitati a onorare la tranche finale per acquistare l’auto.
Resta però da capire fino a quando reggerà questo fragilissimo sistema di credito. In un mondo in cui una Fiat Panda del 2020 costa ancora 10mila euro, aumenta infatti il dubbio che il mercato possa rimanere sostenibile a lungo se non si interviene sul potere di spesa delle famiglie.
Una rivoluzione mancata
Lo studio mostra anche come molti dei trend più raccontati degli ultimi vent’anni (dalle auto vendute interamente online al car sharing come alternativa strutturale alla proprietà) non abbiano generato la discontinuità attesa: l’acquisto dell’auto resta fortemente analogico e di prossimità, con il concessionario locale che rimane il perno del percorso di acquisto.
«A livello globale, il 62% dei clienti inizia il percorso di acquisto online, ma circa il 90% delle vendite viene comunque finalizzato entro cinque interazioni, prevalentemente offline e in concessionaria: oltre tre quarti degli automobilisti dichiara di voler continuare a concludere l’acquisto di persona».
In Italia, la mobilità quotidiana continua a ruotare attorno all’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa un uso ricorrente, mentre car sharing, bike sharing, monopattini e taxi rimangono soluzioni di nicchia, utilizzate in modo soprattutto occasionale e da una quota limitata della popolazione.
«Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa – sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive – ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto. Solo con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l’Europa potrà evitare l’uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l’ambiente e per i consumatori».
