«Nella mia musica i silenzi delle Domus de janas»
Teo Limous di Ozieri lavora per Warner Bros e Sony UniversalPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nelle musiche di Teo Limous c’è tanta Sardegna anche se poi diventano la colonna sonora di documentari, servizi giornalistici e film trasmessi soprattutto nel resto del mondo. «Nei miei pezzi ci sono molti suoni registrati da me dentro una Domus de Janas di Settimo San Pietro, miscelati con strumenti elettronici, organici e reali. Oppure captati con microfoni speciali nelle zone nuragiche della mia Ozieri. Come il suono di un ponte in ferro abbandonato, sempre nel Logudoro. È il mio concetto di interpretare la Sardegna: abbiamo sonorità archeologiche e naturali incredibili e mi piace creare dei suoni da zero utilizzando le atmosfere e i suoni molto particolari e ancestrali della mia terra».
Teo Limous è lo pseudonimo di Emiliano Farina, 54enne compositore di musica per immagini per documentari, film e tv. Nato a Ozieri, vive tra Cagliari e Monserrato dove si occupa anche di giornalismo: dopo aver lavorato in quotidiani nazionali e regionali (L’Unione Sarda), ha aperto uno studio associato di cronisti che realizza un notiziario quotidiano di informazione politico-economica.
Innanzitutto perché Teo Limous?
«Nessun mistero dietro lo pseudonimo: lo utilizzo solo per non creare confusione tra l'attività di compositore e quella della mia professione di giornalista».
Al bando le finzioni, tra colleghi ci si dà del tu. Il tuo rapporto con la musica?
«Ho cominciato da giovane. Negli anni '90 ho militato come tastierista nel gruppo etno-fusion “African Flower” di Ozieri. Otto amici dello stesso paese uniti dalla stessa passione, ci siamo impegnati e divertiti con molti concerti in Sardegna e anche nella Penisola. Nel 1999 abbiamo vinto il festival nazionale “Leone d'Oro di Venezia” (sezione etnica - 30 finalisti - concerti in Piazza San Marco e al Lido) durante il Carnevale. Nel 1998 siamo arrivati alle finali del concorso nazionale “Divi di domani” a Salice Terme, dove abbiamo vinto il premio per il “Miglior Testo” e l'incisione del nostro pezzo in una compilation di gruppi selezionati da Tonino Ansoldi, tra i produttori più importanti della scena pop italiana degli anni ’60 e con cui avevamo un rapporto diretto. E allora non era semplice».
Un bell’inizio di carriera.
«Il nostro genere era sul funky-fusion con spruzzate di jazz e con testi anche in sardo logudorese. Per noi la musica era soprattutto arte ed eravamo poco attratti dall’inseguimento del successo commerciale e così alla fine siamo arrivati a scioglierci, pur restando in ottimi rapporti tra di noi. E ognuno ha intrapreso la sua strada».
Tu però non ha mai trascurato la musica.
«Mi ha sempre molto incuriosito quel che accadeva fuori dai confini dell’Italia. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania soprattutto. Dove anche rock star e musicisti di fama internazionale si dedicano alla musica di produzione con pezzi per documentari, film, anche inchieste giornalistiche. In Italia e in Sardegna in particolare è considerata musica di seconda o terza fascia, all’estero no. Quindi ho deciso di studiare composizione all'Accademia di Cinematografia Digitale™ VFX Wizard (Roma) conseguendo la certificazione “Vfx Wizard Trained Professional” in “Composizione e orchestrazione di musica da film” con il corso Master in composizione per musica da film tenuto da Susanna Quagliariello. E mi si è aperto un mondo, un mondo nel quale mi sono ritrovato come persona prima che come musicista e compositore. Gli artisti vengono valutati esclusivamente per la musica che compongono. E ho trovato la mia dimensione».
A oggi hai all'attivo 9 album, 2 Ep e una ventina di pezzi pubblicati singolarmente in compilation di compositori vari. Sono tutti concept album di musica per immagini.
«Mi piace tantissimo l'idea che la composizione finale vada poi a raccontare le immagini di documentari o film/documentari trasmessi in tutto il mondo. Per me il concetto di musica realizzata in Sardegna è soprattutto questo: ha una provenienza ma non dovrebbe avere confini. Basta salire in cima a un nuraghe e ascoltare il vento leggero che soffia sul mare di spighe sottostanti, si sentono ritmi e sonorità straordinari. E ci rendiamo subito conto che è un qualcosa di così bello che non dovrebbe mai avere confini. Oppure un tappeto sonoro di cicale che cantano dentro un bosco. O ascoltare il suono del silenzio all'interno di una domus de janas: è musica allo stato puro. Registro questi suoni con microfoni particolari come il geofono (capta frequenze bassissime sotterranee e le fa sentire distintamente all'orecchio umano. Viene utilizzato per captare i movimenti del suolo e onde sismiche), microfoni a contatto che catturano il suono nudo e crudo di qualsiasi strumento o oggetto, un idrofono (si immerge nell'acqua) e microfoni che catturano l'ambiente. Quindi lavoro il suono con campionatori e sintetizzatori vari e poi creo dei suoi unici e originali che concorrono insieme ad altri strumenti - anche reali - alla costruzione del pezzo. Poi li fondo con gli altri strumenti senza lasciarli troppo distinguibili, infatti l'obiettivo finale è un suono originale e riconoscibile che punta a raccontare al mondo i mondi più disparati: l'ambiente sottomarino, realtà distopiche, industriali, la natura, l'archeologia, l'arte e così via. Diciamo che (almeno su questo tipo di lavori) le sonorità si avvicinano alla sperimentazione ma i pezzi hanno comunque delle strutture melodiche e armoniche che li rendono riconoscibili e ascoltabili anche per un orecchio meno abituato o pigro. Per comporre questo tipo di musica c'è - secondo me - un unico limite: la fantasia».
Si potrebbe obiettare: musica costruita con il computer.
«Sacrosanto: ma oggi, e già da parecchi anni, il computer è uno strumento musicale né più né meno come lo era la chitarra elettrica a partire dagli anni '40 e '50».
Le tue collaborazioni soprattutto negli Usa e In Inghilterra.
«Lavoro con alcune delle etichette discografiche leader di settore al mondo quali Warner Chappell PM, APM/Extreme Music (Gruppo Sony), Warner Bros. Discovery e altre etichette indipendenti internazionali. Le mie composizioni vengono utilizzate molto frequentemente soprattutto in programmi TV, serie tv, reality, documentari e format giornalistici di approfondimento di livello internazionale anche da colossi mondiali dello streaming come Netflix e Prime Video e su numerose radio internazionali come la BBC (UK). La mia musica è presente nei principali programmi delle più importanti emittenti televisive (molte sono TV di Stato) di circa 30 paesi, tra cui BBC (UK), MSNBC (USA), NHK (Giappone), HLN (CNN Worldwide Network - USA), Oxygen (Nbc Universal - USA), RTVE (Spagna), Channel 4 (UK), Canale 5 (Italia), M6 (Francia), ARD (Germania), ZDF (Germania), France 5, ANT1 TV (Grecia), NTK1 (Norvegia), 3Sat (Germania, Austria Svizzera), Univision (Usa e Telemundo (Usa), le tv di Belgio, Repubblica Ceca, Israele, Cipro, Austria, Olanda, Perù, Australia, Corea del Sud, Romania, Sud Africa, Canada, Svezia, Taiwan etc. Oltre a vari podcast internazionali, tra quelli italiani la mia musica è utilizzata nei contenuti di "Chora Media", la prima podcast company italiana, e di Radiocor (Gruppo Sole 24 Ore). Per la Warner Bros. Discovery, dopo aver superato una selezione, sono stato inserito nel roster di compositori che scrivono musica personalizzata per nuovi documentari, serie TV e reality del Gruppo, attualmente in fase di produzione».
Le tue musiche sono state utilizzate anche nei film.
«Sì, Unfightable è un documentario del regista e produttore vincitore di un Emmy, Marc J. Perez, che tratta di arti marziali miste (MMA) e transessualità. The Green Heart of Westphalia: A Forest in Transition è il film documentario sulle celebri foreste della Westfalia, in Germania, di Katja Debus e Katrine Buhbut, andato in onda sulla televisione pubblica tedesca WDR; Island im Winter - Glühende Lava und ewiges Eis è il docu-reportage sull'Islanda realizzato da Babette Hnup e Maik Gizinski, messo in onda dalla TV pubblica tedesca NDR - Norddeutscher Rundfunk. Weltspiegel è un documentario trasmesso dalla prima rete televisiva pubblica tedesca "Das Erste" e da altre reti del gruppo ARD (Germania), incentrato sulle conseguenze dell'ultimo devastante terremoto che ha colpito la Turchia. The Forgotten Epidemic è un speciale documentario di due ore trasmesso da MSNBC (USA) che esplora l'emergenza causata dagli oppioidi con un sistema sanitario al limite delle sue capacità. Lucille Ball: We Love Lucy: biopic trasmesso in anteprima da Reelz Channel (USA) dedicato alla famosa artista pionieristica che ha scritto pagine importanti della storia di Hollywood».
Hanno detto di te: “Un compositore straordinario con una sensibilità meravigliosa nel trasmettere la natura attraverso la musica!” (Mirette Seireg e Michael Levine di Mpath - Los Angeles); “Molto rarefatta ed evocativa che trovo a tratti da pelle d'oca. Lande desolate percorse da una foschia angosciante e malinconica, questa musica evoca tantissime visioni e mi fa venire i brividi. Trovo Teo Limous veramente magico nel riuscire a trattare la musica in maniera così emotiva e sensibile (Federico de Caroli "Deca" di RadioJasper - Savona); "Un caso (per niente comune) in cui il talento si unisce all'impegno e alla professionalità" (Susanna Quagliariello, direttrice dell'Accademia di Cinematografia Digitale Vfx Wizard - Roma).
«La musica “di produzione” è un settore in forte ascesa, ma solo quella di alto livello: inizialmente era di qualità discutibile e poco interessante sotto il profilo musicale ma oggi il livello delle produzioni è salito tantissimo. Ed è diventato un settore - secondo me - con un ottimo compromesso tra aspetto commerciale e artistico tanto da ritagliarsi un ruolo fondamentale nel cinema, tv, pubblicità e via dicendo. L'innalzamento dell'asticella è dato anche dal fatto di dover necessariamente battere la concorrenza delle produzioni realizzate dall'Intelligenza artificiale. In Italia la musica di produzione è relativamente poco conosciuta dai musicisti, all'estero tantissimo. Per esempio fanno musica di produzione molti musicisti tradizionali di fama internazionale. Alla fine, secondo me non ci sono differenze, che la si voglia classificare in un modo o nell'altro, sempre di musica si tratta».
Programma futuri?
«Dopo avermi prodotto già tre album, adesso sto lavorando nuovamente con l'eclettico produttore tedesco, Lars Kurz, su dei pezzi destinati a un album per la Warner Chappell. Lars è un professionista eccezionale sia sotto il profilo professionale che umano. Anche lui come Seireg, Levine e Quagliariello è una persona rara. Diciamo che sino ad oggi sono stato fortunato. Spero continui così».
Qual è la differenza tecnica tra musica di produzione e colonna sonora dei film?
«La musica di produzione viene scritta da compositori che lavorano per le etichette e poi viene proposta alle produzioni Tv o altro che la utilizzano nei loro programmi. La musica da film invece viene generalmente composta espressamente per quello specifico film e il compositore lavora direttamente col regista e lo staff di produzione del film. Ma oggi il cinema utilizza anche molta musica di produzione. Poi ci sono anche casi ibridi come (come per esempio faccio io con la Warner Bros. Discovery): compongo musica specifica per i singoli programmi e singole stagioni di reality, film documentari sempre prodotti dalla Warner Bros.Discovery. Mi arrivano delle richieste dettagliate e, in base alle mie attitudini, scelgo di comporre uno o più pezzi esclusivamente destinati a quello specifico programma».
Il rapporto con i registi sardi?
«Non ho mai provato convintamente: ho avuto qualche contatto più casuale che altro. Parlando di Sardegna, se qualche regista fosse interessato ad andare oltre i modelli tradizionali, soprattutto quelli che raccontano l'isola soltanto attraverso i suoni tipici o comunque anche etnici in senso largo, sicuramente sarebbe un discorso che mi interesserebbe. In fondo sta tutto nel trovarsi e nel conoscersi al di là dei soliti circuiti spesso troppo chiusi anche perché, così come i registi, anche i compositori hanno un proprio stile e proprie inclinazioni. E giustamente si può lavorare insieme soltanto se questi collimano. Anche se l'aspetto commerciale è preponderante, penso che comporre musica sia sempre e comunque un'arte. E penso anche che il compositore non può essere un juke box in cui inserire il gettone e lui compone prescindendo dalle sue caratteristiche solo per soddisfare le richieste del regista. Sinceramente questa non è una possibilità che mi appassiona».
La differenza col mercato della musica tradizionalmente inteso?
«Nel settore della musica di produzione l'immagine pubblica del compositore conta molto poco, quasi nulla. Conta soltanto la musica che componi: puoi essere giovane, anziano, bello, brutto, magro grasso, ricco o povero di like sui social: non importa. Questa è una caratteristica che, per come la vedo io, oggi è rarissima da trovare: essere "soltanto" quello che si è e non l'immagine che riesci a creare di te e a comunicare all'esterno. Tradotto: se in questo settore funzioni, vuol dire che funzioni davvero. Eppoi facendo musica per immagini non sei mai costretto a indossare camicie orribili. Puoi mettere le camicie che vuoi».
Come ci si districa tra le leggi sul diritto d’autore in vigore a livello internazionale?
«Mi aiuta molto la laurea in Giurisprudenza unita a un aggiornamento costante sulle normative nazionali e internazionali. Questo è un settore in cui il minimo errore su questioni legali relative a diritti d'autore, utilizzo dell'AI e via dicendo. può comportare danni molto pesanti che a cascata ricadono su tutta la filiera internazionale composta da: compositore, etichetta, produzione televisiva/cinematografica e distributori di tutto il mondo».
