Torneo di Indian Wells, uno dei più importanti al mondo dopo quelli del Grande Slam: c’è una storia minore rispetto alla grande epopea del tennis internazionale che riguarda proprio il torneo californiano. Nel 1989 a vincere fu un giocatore straordinario, Miroslav Mecir, soprannominato dal giornalista Gianni Clerici il Gattone per le sue movenze, per la sua classe  i suoi colpi felpati, in rimonta al quinto set contro Jannick Noah.

Mecir giocava con la Cecoslovacchia, allora una Repubblica ancora unita, e soprattutto con una racchetta, marca Snauwaert, in legno: ecco il torneo di Indian Wells è stato l’ultimo grande torneo vinto da un tennista che utilizzava il vecchio, superato legno.

Risultato da ascrivere alla rubrica grande impresa di Mecir, l’unico a quei tempi capace di competere ad alti livello contro avversari che ormai da qualche anno utilizzavano solo materiale composito (soprattutto un mix di grafite e fibra di legno, oggi si gioca solo o quasi con la grafite). Un giocatore da un talento incredibile, frenato da una schiena fragile che gli ha impedito di raggiungere la vetta mondiale (fu numero 4 nel febbraio del 1988). Mecir è stato anche l’ultimo a disputare una finale Slam sempre con la solita racchetta: a Melbourne nel gennaio sempre del 1988, persa in tre set contro il connazionale Ivan Lendl (che poi divenne cittadino statunitense).

Wilander con la sua famosa racchetta Rossignol F200

Mecir è nato nel 1964 e aveva quindi cominciato a giocare da bambino con le racchette in legno. Addirittura negli anni 70, rispetto a quelle utilizzata dal Gattone poi a Indian Wells, l’ovale era molto più piccolo e quindi era ancora molto più difficile imprimere certe velocità e certi effetti alla palla. Un suo coetaneo, Mats Wilander, molto prima aveva abbandonato il legno per passare alla fibra di vetro: nel 1982 stupì il mondo vincendo il Roland Garros brandendo la famosa Rossignol F200, una racchetta che fa fato epoca con il suo ponte inferiore inverso. Praticamente Gattone Mecir du l’ultimo romantico a utilizzare il legno a certi livelli. Nel 1991 Bjorn Borg tentò di rientrare nel circuito a otto anni dal suo ritiro nel torneo di Montecarlo si presentò in campo contro Jordi Arrese con la sua vecchia Donnay con la quale aveva vinto sei volte il Roland Garros e cinque volte Wimbledon. Perse sonoramente e molti commentatori lo criticarono aspramente proprio per l’utilizzo del suo vecchio attrezzo: ha sfidato il so avversario armato di bazooka con una fionda.

Rispetto a quella di Borg, la racchetta di Mecir era più moderna: a parte alcuni inserti in grafite, per renderla più rigida, il piatto crode era quello chiamato mid-size, cioè una via di mezzo tra un racchettone

Un tipo di racchette che avrebbero dovuto offrire una sensazione più "tradizionale", simile al legno di vecchia scuola, ma quel tipo di “strumento” fu presto soppiantato da quelle realizzate interamente in grafite e altri materiali che poi seguirono.

La gioia di Mc Enroe dopo aver battuto Borg nella finale di Wimbledon del 1981: nella sua mano sinistra la Dunlop Maxply fort

La transizione tra legno e fibra avvenne a cavallo del 1980 ed è certificata anche dagli albi d’oro dei tornei del Grande Slam. L’ultimo a vincere gli Australian Open con una racchetta in legno fu il leggendario Guillermo Vilas nel 1979, in finale contro John Sadri. Vilas, il tennista autore di poesia, usava la Head che portava con il suo nome, un mide size, mente il suo avversario una Yamaha 30 in fibra di vetro, la prima racchetta realizzata in questo materiale.

L’ultimo a vincere il Roland Garros con il legno è stato un enfaint du pais, Yannik Noah nel 1982 contro Mats Wilander: tra i due tante differenze, di stile (il francese votato all’attacco, lo svedese alla difesa), di capigliatura (rasta contro la mise da paggetto) e di attrezzo (legno contro fiberglass, un semi racchettone Le Coq sportif con inserti in grafite per il transalpino e la Rossignol F200 in fibra di vetro per lo scandinavo).

Borg vince per la quinta volta Wimbledon nel 1980 battendo i una storica finale Mc Enroe e si inginocchia con la sua Donnay con inserti in grafite

E Wimbledon? C’è una partita che ha fatto la storia per una serie di motivi e che ha anche ispirato film. È la finale tra Borg e McEnroe del 1981, quando il moccioso statunitense spodestò l’orso svedese avviandolo verso il ritiro. Ebbene, è stata l’ultima finale giocata da due atleti che avevano tra le mani due legni, entrambi mitici: la Dunlup Maxpoly fort per l’asso Usa, la Donnay Pro Borg lo svedese. L’anno successivo vinse Connors contro McEnroe, maneggiando un altro attrezzo iconico, la Wilson T200, costruita in acciaio temperato sul brevetto concesso dalla Lacoste. Ovale piccolo, anche in quel caso, come per le racchette in legno: dall’anno successivo il vincitore sui prati londinesi l ‘ha fatto grazie a un semi racchettone in grafite e fibra di vetro, nella fattispecie John Mc Enroe che utilizzo la Dunlop Max 200 G in una stagione storica per lui, visto che il numero uno a mondo quell’anno perse soltanto 3 match su 82, record storico.

Stessi protagonisti negli Us Open di New York. L’ultimo a vincere con il legno fu McEnroe nel 1981 (su Borg), nel 1982 trionfò Connors con la Wilson metallica per poi passare la mano a John McEnroe e la sua magica Dunlop Max 200 G in fibra di vetro e grafite.

Nel settore femminile il passaggio tra ovale piccolo e in legno e quello medio e in grafite segna anche la rivalità tra Chris Evert e Martina Navratilova.

Chris Evert è stata l'ultima tennista di vertice a lasciare i suo telaio in legno Wilson per passare al semi racchettone in fibra della stessa marca Usa

Negli Australian Open, forse la più grande impresa, quella di Chris Evert, che nel 1982 riuscì a battere con la classica intramontabile Wilson in legno piccola piccola la sua amica-rivale (ancora) cecoslovacca già passata al semi racchettone Yonex in fibra di vetro con il quale poi dominò le seguenti stagioni internazionali.

Martina che a Wimbledon fu la prima donna a vincere con un mid-size in grafite nel 1982. Un anno prima la divina Chris Evert portò al successo la legnosa Wilson. Evert che nel 1980 con la sua racchetta si inchinò al tennis brioso dell’australiana Evonne Goolagong con la sua Dunlop in metallo.

Sempre Chris Evert, modello di stile anche per le tenute all’epoca italianissime marchiate Ellesse che indossava in tutto il mondo, fu l’ultima a vincere con un legno, il solito telaio Wilson, nel 1983 contro la Jasuvec, a Parigi, per poi passare il testimone, l’anno dopo, alla Navratilova e alla sua Yonex semi racchettone in grafite.

Martina Navratilova e la sua classica racchetta Yonex in fibra

A cavallo degli anni 80 a New York fece la sua apparizione una stellina che conquistò per due volte gli Us Open, Tracy Austin (1979 e 1981) che sembrava il clone della Evert sia per il gioco da fondocampo, sia per la racchetta, la Wilson in legno. Nel 1982, Evert e la suo iconico telaio vinsero per l’ultima volta a New York, dal 1983 cominciò l’era del mid size Yonex e della Navratilova.

Sei anni dopo l’impresa di Mecir a Indian Wells. Se si pensa all’evoluzione delle racchette, delle palle e delle corde colpisce ancora di più la portata di un successo storico: l’ultima volta in cui il legno ha trionfato in un torneo del circuito professionistico dove la Snauwaert del Gattone era ormai un modello retrò.

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