L’Ortobene, da cent’anni voce della Barbagia
Il settimanale diocesano di Nuoro celebra il traguardo con un convegno e una mostraPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un secolo fa Nuoro era una realtà di poco più di 7800 anime e negli archivi parrocchiali venivano annotati i battezzati distinti tra legittimi e illegittimi, perfino se il sacramento fosse avvenuto entro gli otto giorni raccomandati. Note d’altri tempi quando muove i primi passi “L’Ortobene”, settimanale della diocesi di Nuoro. Allora è un foglio mensile, costo 30 centesimi, abbonamento ordinario 3 lire, sostenitore 5. Lo avvia il vescovo Maurilio Fossati partendo dall’amara constatazione di un’assenza: «Questa mancanza di un piccolo periodico, che legano i figli al padre, l’ho sentita subito fin dai primi giorni della mia venuta in Diocesi, l’ho sentita soprattutto in occasione del nostro pellegrinaggio a Roma, quando ci è mancata la propaganda, e quindi il concorso a questa grande manifestazione di fede è stato piuttosto esiguo in proporzione del numero delle parrocchie e della popolazione». Sono le parole del numero inaugurale di quello che diventerà il giornale di Nuoro, specchio di una realtà che da paese rurale diventa un anno dopo capoluogo di provincia e nel tempo città di servizi con oltre 37 mila residenti negli anni Novanta, scesi agli attuali 33 mila circa. Questo viaggio nella storia viene riproposto con le iniziative per i cent’anni dell’Ortobene, ora diretto da don Francesco Mariani: un convegno, promosso dal periodico e dalla dioceci guidata dal vescovo Antonello Mura, e una mostra con l’esposizione di numeri speciali, immagini in bianco e nero, le cronache di una Barbagia che vive la stagione effimera dell’industrializzazione, i travagli sociali e l’impegno per la pacificazione, i grandi eventi come la visita a Nuoro di Giovanni Paolo II, la beatificazione di Antonia Mesina, suor Maria Gabriella Sagheddu e padre Giovanni Antonio Solinas, le vertenze legate al lavoro come la protesta dei pastori che irrompe nelle cronache degli ultimi anni.
Nel tempo il giornale cambia il formato, arrivano i colori a dare espressività visiva alle notizie che mostrano l’impronta dell’Ortobene come periodico ben radicato a Nuoro e nel suo territorio, riflesso del cammino della Chiesa locale come pure del percorso della società barbaricina. Nella mostra “I giorni e la storia” queste parole illustrano le tappe fatte, non senza difficoltà: “Il giornale di Nuoro e del Nuorese non si è mai sottratto dall’impegno di raccontare il proprio tempo e la realtà del quotidiano: una lettura cristianamente ispirata, laica e per questo libera. Anche scomoda quando necessario. Per questo a volte apprezzati più dai lontani che dai vicini. Non sono mancate cadute ed errori, ma ogni settimana si ricomincia, per amore della Verità e dei lettori”.
Spiega Franco Colomo, redattore del settimanale e curatore della mostra realizzata con l’allestimento di Luigi Manca di Eikon, il video di Inoke firmato da Federica Serra e la veste grafica seguita da Aurelio Candido: «Non solo negli anni della dittatura e poi della guerra il giornale ha potuto contare sul prezioso contributo di grandi o sconosciuti collaboratori; pure in anni più recenti l’appuntamento settimanale con gli abbonati è stato un miracolo reso possibile da volontari, tra cui giovani, ragazze e ragazzi che hanno saputo ritagliarsi un ruolo da protagonisti nel panorama editoriale. Negli anni della pandemia, pur con una foliazione ridotta e i pezzi stretti al massimo per farci stare il più possibile, si raccontava la morte dei nostri sacerdoti o il rifiorire della speranza grazie allo spettacolo di carità di cui è stata capace la Chiesa. E mai si è smesso di scoprire e portare alla luce nuove storie, consegnando alla memoria e agli archivi una innumerevole galleria di persone».
Parte integrante della mostra una serie di fotografie attinte dall’archivio del settimanale che ritraggono varie categorie di lettori: bambini, donne, pastori, operai. «È un modo per ricordare e ricordarsi qual è la vera missione di un giornale che ha le proprie radici tra la gente di questa porzione di mondo», sottolinea Colomo. Alcuni si sono riconosciuti in quelle fotografie in bianco e nero dei decenni passati, altri non sapevano di potersi ritrovare nelle belle immagini che dal primo al 17 ottobre, nella sala diocesana Giovanni Paolo II, hanno aiutato a scorrere piacevolmente lo sguardo lungo un secolo di storia, non solo del giornale ma della Barbagia.
