Più fragili e più poveri dal punto di vista materiale ed educativo. È Il ritratto che emerge dall’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana del rapporto "Giovani e periferie", realizzata da “Con i bambini” e Openpolis e presentata qualche giorno fa alla Camera dei Deputati. Un dettagliato report, con analisi quartiere per quartiere, che cerca di andare alla radice della povertà educativa, strettamente connessa a quella materiale, e di capire l’impatto sul disagio giovanile.

Essere giovani, bambini o ragazzi, vuol dire correre più della popolazione generale il rischio di vivere in povertà assoluta (13,8 % contro una media del 9,8 %) per ragioni legate all’aumento del costo della vita e alla minore capacità di spesa delle famiglie. Se si vive in una realtà metropolitana, in periferia e al sud il rischio cresce in maniera esponenziale. I ragazzi delle periferie urbane sono più a rischio di quelli del centro ma anche dei coetanei che vivono nelle città di medie dimensioni. “Le situazioni di maggiore fragilità sociale – si legge nel report – si concentrano nelle aree del Mezzogiorno e in particolare a Catania, Napoli e Palermo dove l'incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico risulta molto marcata”.

I dati di Cagliari

La mappa dell'abbandono scolastico nei quartieri di Cagliari (fonte OpenPolis)

A Cagliari, tra i 14 comuni inseriti nello studio, la situazione non è così drammatica ma resta lontana dai valori delle città del centro-nord ed è alto – il più alto in assoluto - il divario sociale nell’abbandono scolastico precoce con differenze marcate tra i quartieri. Questo significa che se non si ha un genitore col diploma è molto più facile che si abbandoni la scuola con al massimo la licenza media, nel capoluogo sardo succede in oltre il trenta per cento dei casi, il doppio rispetto al dato della popolazione generale. A Cagliari vivono undicimila adolescenti, la percentuale più bassa (7,6 per cento) tra le 14 aree metropolitane prese in esame, segno della crisi demografica che colpisce in Sardegna più che altrove. La media di uscite precoci dal sistema di istruzione nel Comune è del 16,3 per cento ma – secondo i dati di Openpolis - supera il 25% in quartieri come San Michele, Marina, Cep; mentre in 6 quartieri è inferiore al 10%: Monte Mixi, Genneruxi, Monte Urpinu, Is Bingias - Terramaini, La Palma, Quartiere Europeo.

Le differenze territoriali emergono anche nella percentuale di Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non sono in un percorso di formazione. I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani Neet sono Catania (35,4%), Palermo (32,4%) e Napoli (29,7%). Cagliari, nel complesso, è al 21 per cento, un punto in più di Roma e Milano, la percentuale più contenuta per quanto riguarda il Mezzogiorno. Ma, anche in questo caso, con forti differenze interne: l’area dove il fenomeno incide maggiormente è quella del quartiere Cep con il 34,5%, mentre quella dove è più contenuto è La Palma (12,4%).

L’analisi

Scuole aperte anche al pomeriggio, luoghi di aggregazione (è in drastico calo il numero di bambini e adolescenti che passa del tempo con i coetanei), politiche mirate sono tra le soluzioni indicate per interrompere la catena tra disagio sociale, povertà educativa e minori opportunità. «Le periferie non sono soltanto luoghi fisici, ma il punto in cui si concentrano fragilità sociali, carenze infrastrutturali e, allo stesso tempo, straordinari talenti e potenzialità spesso inespresse – hanno spiegato Alessandro Battilocchio presidente e Andrea De Maria segretario di presidenza della Commissione parlamentare periferie durante la presentazione del rapporto a Montecitorio. «L'Osservatorio promosso da Con i bambini insieme a Openpolis evidenzia come nelle periferie italiane i giovani continuino a scontare inaccettabili disparità nell'accesso a servizi educativi, culturali e sociali. Le ultime analisi mostrano concentrazioni più elevate di povertà educativa, una minore disponibilità di spazi aggregativi e un'offerta formativa e opportunità occupazionali minori e meno diversificate rispetto alle aree protette», afferma Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini: «Sono sempre più urgenti politiche pubbliche per creare sviluppo integrato di produzione di beni e servizi, esperienze di comunità e di coesione sociale insieme al sostegno alle comunità educanti che già uniscono scuole, terzo settore, luoghi dello sport, parrocchie, municipalità, volontariato, famiglie».

© Riproduzione riservata