Che la condizione di molte strade in Sardegna sia disastrosa non è una novità, e se le nostre automobili potessero parlare saprebbero spiegarlo bene.

Sospensioni danneggiate, ammortizzatori in condizioni pietose, pneumatici squarciati: solo alcune delle innumerevoli conseguenze legate alle buche (spesso profonde) e ai rattoppi mal fatti sulla rete viaria isolana. Principalmente quella delle città. Per restare al sud e in particolare all’Hinterland cagliaritano, lo stato dell’asfalto in molte zone di Monserrato, Quartucciu, Selargius, Settimo, Sinnai, Quartu e Cagliari, ma l’elenco potrebbe essere ben più lungo, è esemplificativo.

Soprattutto da quando sono stati banditi, appaltati e avviati i cantieri per le nuove condotte dell’acqua, dell’energia elettrica, della fibra, di qualunque sotto servizio ritenuto “indispensabile” per i residenti e poi magari coperto alla bell’e meglio, con sabbia e terra che a ogni pioggia si sgretolano creando avvallamenti e dossi pericolosi. Come pericolosi sono anche i rattoppi con l’utilizzo di bitume di bassa lega. Se ne trovano ovunque, ciascun automobilista potrebbe fare decine di esempi.

E che dire degli interventi su strisce d’asfalto nuove di zecca? L’amministrazione pubblica stende il manto (magari dopo decenni) e dopo pochi mesi dà incarico all’impresa di bucarlo nuovamente per la posa di altri cavi e tubi. Incomprensibile.

Le condizioni di una delle tante strade di Cagliari dissestate

Superficialità

Operai e imprese entrano in azione, scavano, mettono transenne spesso senza adeguato preavviso costringendo chi guida a tornare sui propri passi, spariscono a fine mattina e ricompaiono se va bene a metà pomeriggio prima di eclissarsi nuovamente dopo poche ore, se piove si vaporizzano, se fa troppo caldo non si vedono, se tira vento stanno dentro le auto, i camion, le ruspe. Quanti si comportano così, per esperienza comune? Non tutti, certo: molti, moltissimi senza dubbio.

Capita anche che l’azienda al lavoro si scopra essere inadeguata e non abbia né mezzi né dipendenti sufficienti e in grado di portare avanti l’appalto, così l’amministrazione di riferimento è costretta a estrometterla e a riaffidare il servizio. Dopo mesi, se non anni, durante i quali le strade restano in condizioni indecenti.

C’è un livello tale di assuefazione che ormai è raro anche protestare come si dovrebbe, nonostante i danni che giornalmente subiscono le auto e i relativi esborsi da sostenere. Ed è bizzarro che un Comune, una Provincia, una Regione, una società pubblica o chi per loro sostengano, davanti alla sorpresa di chi all’improvviso scopre che una strada è chiusa interamente o per metà, o debba far fronte alla mancanza di fornitura elettrica o di acqua per supposti interventi urgenti e improcrastinabili, che la cittadinanza era stata avvertita in anticipo: magari tramite una comunicazione pubblicata sul proprio sito web istituzionale.

Come se tutti, in Sardegna, godessero del collegamento internet (una delle Isole meno coperte da questo punto di vista) e soprattutto andassero ogni giorno a spulciare eventuali avvisi di tale amministrazione, tale azienda, tale ente. L’impressione è che sia quasi una foglia di fico: noi abbiamo avvisato, se voi non controllate la responsabilità è vostra.

Le condizioni di via Cesare Cabras a Monserrato, su cui ora il Comune sta intervenendo

Tempi lunghi

Alla scorciatoia, rapida, appena illustrata, fa da contraltare la lentezza con cui si procede a verificare la capacità dell’impresa di eseguire i lavori. Chi controlla se i tempi sono rispettati? Chi contesta le mancanze? Chi deve far presente all’ente appaltatore che ci sono problemi le cui conseguenze ricadono sui cittadini? Un compito in capo a chi svolge un servizio di natura pubblica. Non fosse altro per l’utilizzo inadeguato dei relativi fondi da parte di chi svolge male il proprio lavoro impiegando anni per rifare una strada o lasciando l’asfalto in condizioni indecenti.

Lavori in corso su una strada di Cagliari

Asfaltare e bucare

Chi percorre le strade di un qualunque centro abitato sopra citato sa di che si parla. L’obbligo del pareggio di bilancio lega le mani alle amministrazioni, non di rado impossibilitate a stanziare i fondi necessari per evitare di andare in rosso. Tuttavia vien da fare una domanda: perché davanti all’assenza di finanziamenti adeguati capita spesso che un asse viario appena riasfaltato, come magari non accadeva da anni, venga nuovamente riaperto dopo soli pochi mesi per sistemare altri tubi, altri cavi, altri pozzetti, altri sotto servizi evidentemente indispensabili? Era impossibile eseguire prima questi interventi e solo dopo asfaltare? Non è questo forse uno spreco di denaro pubblico?

Intanto la strada, rimessa a nuovo e poi ri-tagliata, torna nelle condizioni precedenti. E danneggia gomme, sospensioni, ammortizzatori delle auto. Quando si dice andare incontro alle necessità della cittadinanza. Cioè del corpo elettorale.

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