L’Ance Sardegna: «L’aumento dei costi danneggia l’edilizia»
Aumenti dei materiali anche del 20%: colpa dei conflitti ma non solo. Il presidente Tilocca: «Pesanti conseguenze sulla tenuta del sistema»Pierpaolo Tilocca (Archivio L'Unione Sarda)
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«Così non si può lavorare a lungo». Saranno i conflitti che turbano il mondo, sarà perché i periodi che stiamo vivendo comportano spese spesso fuori mercato per tutto, fatto sta che ora anche gli imprenditori dell’edilizia segnalano un aumento dei prezzi dei materiali eccessivo, se non addirittura anormale. E questo si ripercuote sui costi, sia per quanto riguarda chi costruisce, cioè le aziende, che per quanto riguarda chi acquista.
Gli aumenti. Alcuni materiali stanno già registrando incrementi significativi. In particolare, secondo la Cna, per il ferro si segnalano aumenti che in alcuni casi arrivano fino al +20%, mentre per il conglomerato bituminoso e le membrane gli incrementi si collocano tra il +18% e il +20%. Per acciaio, tubazioni e raccordi in Pvc diversi fornitori stanno invece accettando ordini con riserva di aggiornamento dei prezzi. Accanto agli aumenti immediati – come informa Lavori pubblici Informazione tecnica on line – si stanno diffondendo anche pratiche commerciali che evidenziano il clima di incertezza che si sta creando nel mercato. Alcuni fornitori starebbero infatti chiedendo alle imprese di confermare i preventivi entro 24 ore, avvertendo che, in caso contrario, le condizioni economiche potrebbero essere riviste.
Dinamiche. Si tratta di dinamiche che si inseriscono in un quadro già complesso per il settore delle costruzioni. All’inizio dell’anno si erano infatti già registrati aumenti del calcestruzzo nell’ordine del 10%, mentre il recente rialzo dei costi dei carburanti sta incidendo direttamente sui costi di trasporto, sull’utilizzo dei mezzi di cantiere e, più in generale, sull’operatività quotidiana delle imprese.
Proteste. Sono numerose le proteste da parte delle imprese di rincari ingiustificati sui materiali da costruzione nel territorio della Sardegna, già gravato dalla lontananza segnata dal mare. Serve arginare gli effetti speculativi che le tensioni geopolitiche stanno creando sui prezzi. Ma intervenire solo su carburanti e bollette non basta: serve misura ad hoc anche per i materiali non soggetti alle accise. A dirlo è Pierpaolo Tilocca, presidente dell’Ance Sardegna, l’associazione che raggruppa i costruttori.
«Già dalla scorsa settimana, e in aumento nelle ultime ore, stiamo ricevendo segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio e con aumenti dei costi di trasporto», spiega Tilocca. «Purtroppo gli effetti delle tensioni geopolitiche sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia». E ancora: «L’Ance Sardegna è impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti», prosegue il presidente dell’associazione dei costruttori edili. «Per questo segnaliamo che, senza un intervento urgente, le imprese saranno costrette a sopportare da sole gli effetti della guerra con pesanti conseguenze sulla tenuta del sistema. Ecco perché auspichiamo l’adozione di uno strumento per sterilizzare
l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi di tutti i
materiali da costruzione che risentono in modo diretto o indiretto della crisi
in atto». Senza contare i rallentamenti che i cantieri subiscono: se la mancanza di materiali si protrae nel tempo la stessa consegna subisce ritardi e può capitare, soprattutto nel caso di errori negli ordini, di dover attendere mesi prima di vedere un lavoro finito.
