La Provinciale 15, la strada invisibile
Il carico di auto sulla striscia di asfalto a due corsie tra Settimo San Pietro e la Statale 554 aumenta mese dopo mese rivelandosi inadeguata. Ma nessuno intervienePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C’è un problema, che si può definire una vergogna, apparentemente irrisolvibile. Apparentemente perché nella realtà porvi rimedio dipende solo dalla voglia di metterci mano e dalla buona volontà di chi è deputato a decidere. Politici e amministratori di enti pubblici quali Città metropolitana, Comuni, eventuali associazioni e cooperative principalmente; automobilisti, in seconda battuta.
Ma su questi ultimi le speranze di un rinsavimento sono poche. Se non inesistenti. Eppure si spera sempre che chi ha il compito di intervenire, lo faccia. Illusione? Forse.
Tre chilometri
Si parla ancora, per l’ennesima volta, della Provinciale 15, la striscia di asfalto lunga 2,5 chilometri che collega Settimo San Pietro alla Statale 554 e a Selargius. In particolare dell’ultimo tratto, quello che dalla rotatoria all’altezza della circonvallazione per Maracalagonis (una due corsie a sua volta meritevole di alcune considerazioni: ci torneremo in un altro approfondimento) conduce all’impianto semaforico. Chi è costretto a percorrerlo sa di cosa si parla. Soprattutto nel periodo che va da fine estate a giugno, quando ancora sono aperte le scuole, in quello spazio così ridotto (più o meno 1,3 chilometri) si concentra un numero tanto elevato di automobili e mezzi pesanti da rendere complicata, eufemismo, la circolazione.
Nelle ore chiamate di punta, quell’arco temporale utilizzato per andare in ufficio e accompagnare i figli a Cagliari (quindi dalle 7,30 in poi), si formano code esasperanti e un groviglio di lamiere contorto e lungo. Tra l’altro la fila, di lunghezza variabile in base al momento della giornata, è comunque sempre presente.
Accade perché su questa striscia di asfalto si riversano molti dei pendolari che abitano a Settimo (circa 7mila abitanti), Maracalagonis (quasi 8mila) e Sinnai (oltre 17mila): un peso giornaliero di migliaia di auto che inevitabilmente blocca la circolazione, allunga i tempi di percorrenza, mette a dura prova i nervi di chi si trova al volante.
File e imprudenza
Unica via di arrivo alla Statale, a meno che si vogliano considerare alcune strade laterali che sbucano sulla quattro corsie qualche centinaio di metri oltre il semaforo per chi si dirige verso Monserrato (a loro volta ormai inadeguate per il numero di veicoli che le sfruttano, e comunque si era detto che la 554 doveva essere priva di accessi laterali: come no), è oberata di pneumatici, motori accesi, rumori che penetrano nelle orecchie senza soluzione di continuità, conducenti che devono svoltare e attendono che qualche anima pia dalla parte opposta li faccia passare mentre dietro la coda cresce. E così via.
Ma la situazione peggiore si verifica proprio nelle ultime centinaia di metri, motivo per il quale a inizio articolo ci si diceva scettici della volontà - e capacità - degli automobilisti di limitarsi da soli. La strada è a una corsia per senso di marcia, ma qualcosa spinge le persone a vederne due: perché a un certo punto, pur di conquistare una posizione più vantaggiosa a ridosso del semaforo neanche si stesse preparando la griglia di partenza di un Gp di Formula 1, chi è fermo in fila vede sfrecciare alla sua sinistra auto una dietro l’altra che, contromano nella corsia di sorpasso senza timore di rischiare un frontale, si dirigono verso la Statale per guadagnare metri e svoltare prima verso Quartucciu oppure per re-inserirsi a destra nel caso si crei il varco sufficiente a infilarsi tra i veicoli che devono andare dritti verso Selargius o girare a destra per immettersi sulla 554.
Lasciando così gli altri automobilisti, stupidi loro, alle proprie spalle. E non considerando, forse, che un tamponamento (o peggio) in quel frangente trasformerebbe in un vero inferno quella situazione già caotica.
Accade tutti i giorni ed è sempre peggio. Il carico di veicoli è enorme per una strada con tutta evidenza inadeguata allo scopo. Soprattutto da quando, negli anni, la zona industriale sorta ai suoi lati è aumentata di dimensioni. Sono decine gli accessi laterali ad aziende, ristoranti, attività produttive, carrozzerie. Una baraonda che necessità di una regolamentazione e controlli adeguati.
Forze dell’ordine che controllino il flusso di traffico nelle ore peggiori? Mai viste se non per necessità (incidenti che bloccano la circolazione). Telecamere che inquadrino chi viola le regole e stanghi i trasgressori? Non ci pare. Iniziative politiche che puntino a migliorare la situazione? Ci sfuggono. Anche perché il problema è noto da anni, per restare cauti, e nel caso qualcuno ci stia lavorando, beh: definiremmo i suoi tempi incompatibili con una buona gestione della cosa pubblica.
Intanto si va avanti così. L’ultimo morto è dello scorso novembre, un ragazzo di 27 anni a bordo di uno scooter colpito da un’auto che, proveniente dalla parte opposta, svoltava alla sua sinistra per entrare in via Archimede, prima traversa per chi arriva dalla 554. Ma tutto si dimentica in fretta. Nell’immediatezza si fanno dichiarazioni mirabolanti, ci si indigna e si promettono interventi capaci di risolvere ogni difficoltà.
Sette mesi dopo siamo ancora qui. Ad attendere che sia la provvidenza a metterci mano. Sugli uomini, meglio non contare troppo.
