Il castello di Burgos, viaggio alla scoperta di Adelasia
Dopo un recente restauro riaperto al pubblico il complesso fortificato, emblema del giudicato di TorresPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il castello di Burgos incanta col suo fascino traboccante di storia. Svetta a 650 metri di quota, è luogo di grande attrazione, capace di sedurre i visitatori che si ritrovano proiettati nelle vicissitudini di Adelasia e di altri personaggi simbolo del Giudicato di Torres o Logudoro. Le visite guidate sono riprese dopo la riapertura del complesso, al termine di recenti lavori di restauro. L’illuminazione notturna amplifica la suggestione, abbracciando anche il paese cresciuto ai piedi del castello, ovvero Burgos.
Da circa un mese questa roccaforte, una delle più imponenti e strategiche della Sardegna, accoglie i visitatori, rimasti fuori per un anno. Tanto è bastato per portare a termine un intervento di recupero e messa in sicurezza, voluto dal ministero della Cultura e finanziato da 500 mila euro del Pnrr. Il restauro, curato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, rinfresca la torre maestra e la cinta muraria con interventi di consolidamento e manutenzione conservativa.
Adesso la cooperativa “Sa Reggia”, che gestisce anche il museo, riprende l’attività con le visite guidate. Le scolaresche sono le presenze più frequenti, anche perché i giovani hanno l’occasione di scoprire una storia davvero importante. Edificato per volontà del giudice Gonario di Torres nel 1134, questo complesso ha finalità difensive per il controllo del territorio. Nel tempo diventa il castello di Burgos prendendo il nome del paese sorto a metà del 1300. Durante la dominazione spagnola perde il suo ruolo strategico. Poi arriva il lungo abbandono fino al secolo scorso quando negli anni Sessanta la voglia di riscoperta ispira i primi lavori. Nel tempo se ne portano avanti altri, fino agli anni 2000. Nel 2025 nuovo cantiere con il Pnrr. Obiettivo la salvaguardia del patrimonio storico, il rispetto delle valenze paesaggistiche e culturali del sito, la fruibilità degli spazi.
«Crediamo molto nella storia e nella cultura che aiutano lo sviluppo del nostro territorio», sottolinea il sindaco Leonardo Tilocca che annuncia un nuovo progetto per migliorare l’illuminazione notturna del castello, presidio di un’ara molto ampia. «Per noi è una grande risorsa, vogliamo rendere il castello sempre più attrattivo», spiega. Il viaggio storico offerto dalla roccaforte va di pari passo con il percorso nel tempo proposto dal museo dove grazie a una sala multimediale visitatori d’ogni età scoprono i personaggi che hanno abitato il castello a iniziare dalla giudicessa Adelasia di Torres, figura centrale del XIII secolo. Questa è la dimora dove lei passa gli ultimi anni della sua vita legando molto la memoria del castello alla sua figura. Video e sculture guidano i curiosi nel cuore politico e militare del Giudicato di Logudoro. Chi può coglie l’occasione per abbinare alla visita la tappa nella vicina Foresta Burgos, oasi a sette chilometri di distanza, culla del cavallo anglo-arabo-sardo.
La valorizzazione del castello nell’ambito del turismo culturale, da tempo affidata alla cooperativa che gestisce il museo, emerge anche in occasione di una recente giornata di studi organizzata dall’Unitre di Burgos. Ospiti Stefano Tedde, Daniele Vacca, Mario Sanna. Raccontano l’evoluzione istituzionale del giudicato, il ruolo politico e diplomatico di Adelasia, le risultanze archeologiche legate al castello del Goceano e le trasformazioni linguistiche che dal Medioevo arrivano fino alla Sardegna contemporanea. L’Unitre riesce anche a coinvolgere gli studenti dell’istituto “Enrico Fermi” di Bono, inseriti in un percorso formativo che trasforma il castello in un’aula a cielo aperto. L’università della terza età, presieduta da Francesca Cocco, grazie al sostegno della Fondazione di Sardegna e del Comune, propone anche una mostra di abiti medievali risalenti al periodo giudicale (XII–XIII secolo), allestita con rigore filologico, per capire gerarchie sociali, simbologie del potere, ruoli femminili e assetti militari dell’epoca, trasformando la storia in esperienza visiva e tangibile. «Nel nome di Adelasia vogliamo rinnovare il legame tra memoria e futuro, trasformando la storia in responsabilità culturale per le nuove generazioni», sottolineano gli operatori di Unitre che, come tutta la comunità, credono tanto nelle potenzialità del gioiello ritrovato.
