I resti di Eleonora in Cattedrale, le novità sulle tombe dei giudici d’Arborea
La suggestiva cappella potrebbe conservare affascinanti segretiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La certezza matematica non c’è. Ma l’amore degli oristanesi per la giudicessa Eleonora è così forte che è bastata la tesi degli studiosi dell’Istar sulle tombe della dinastia degli Arborea per accendere l’interesse di tantissimi appassionati. Da giorni nella cappella del Battistero in Cattedrale è una processione continua: tutti vogliono vedere da vicino quel luogo, illuminato da una splendida bifora, in cui dovrebbe essere sepolta Eleonora.
Effetto di un personaggio che ha segnato in maniera unica la storia e l’identità oristanese e soprattutto effetto del lavoro rigoroso e accurato degli studiosi dell’Istituto storico arborense con in testa il direttore scientifico Giampaolo Mele. Secondo la loro teoria le spoglie della dinastia degli Arborea sono custodite proprio in Cattedrale.
Lo studio
Qualche settimana fa durante il convegno “Sepulcro anticorum nostrorum. Sulle tombe dei giudici d’Arborea” è stato dato ampio risalto a questa tesi che già venticinque anni fa era stata ipotizzata da Paolo Gaviano, storico e consigliere dell’Istar scomparso tre anni fa. «Nel 2000 basandosi sul testamento di Ugone II, nonno di Eleonora, Gaviano aveva dimostrato che la cappella di San Bartolomeo in costruzione, concepita per ospitare il sepolcro della dinastia Bas-Serra, andasse identificata con quella più a nord nel transetto della Cattedrale» spiega il direttore Giampaolo Mele.
Gaviano aveva evidenziato che nel testamento Ugone II chiede di essere seppellito in Cattedrale, in particolare nella cappella di San Bartolomeo, non appena fosse stata ultimata (nel periodo della morte di Ugone II era in corso la costruzione del corpo, in aggiunta alla cattedrale romanica).
L’ipotesi di Gaviano smontava di fatto un’altra tesi che collocava il sepolcro degli Arborea in una cappella all’esterno del Duomo. E adesso quella teoria viene corroborata da rinvenimenti documentari di Raffaele Cau, studioso dell’Archivio diocesano arborense: «Dalle ricerche di Cau è emerso che nell’area dell’attuale cappella del Battistero nel 1572 esisteva un altar de Sant Bartomeu. Assai probabile che lì sia stata sepolta anche Eleonora. Non avrebbe avuto senso che la giudicessa si facesse seppellire lontano dai suoi familiari» precisa il direttore Mele. Inoltre nella zona del Battistero «figura uno stemma con i pali catalani, senza l’albero deradicato. Un elemento molto interessante e che, per certi versi, pone una serie di interrogativi – sostiene Mele - Chi ha fatto collocare questo stemma dello scudo di Aragona? Quasi sicuramente Ugone II».
L'area della cappella della Cattedrale che potrebbe ospitare il sepolcro dei Giudici di Arborea (foto V. Pinna)
La novità
Spulciando nell’archivio, Cau ha trovato un faldone di carte inedite, redatte in catalano nel 1572. «Il materiale, probabilmente incompleto, contiene l’inventario compilato dal canonico Giovanni Porcu dopo la morte dell’arcivescovo in vista della redazione di un nuovo elenco dei beni ecclesiastici. E dalla lista degli altari sappiamo che la cappella di San Bartolomeo è accanto all’altare maggiore– spiega Cau – proprio nella zona in cui l’aveva collocata Paolo Gaviano con la sua felice intuizione che adesso è confortata dai documenti storici». Da Ugone II in poi (come è scritto nel suo testamento) quella cappella è stata il sepolcro dei Giudici. «Poi è plausibile che altri esponenti della dinastia degli Arborea abbiano scelto cappelle diverse all’interno del Duomo o anche altre chiese come nel caso di Costanza di Saluzzo a Santa Chiara». In seguito anche i marchesi di Oristano come Salvatore Cubello scelsero la Cattedrale e «dal 1619 la cappella di San Bartolomeo ospitò le reliquie di Sant’Archelao per volontà di Giovanni Paolo Sanna, benestante oristanese che acquistò le due cappelle di San Bartolomeo e del Santissimo Sacramento come sepolcro per la sua famiglia».
La suggestiva cappella potrebbe conservare quindi affascinanti segreti. In attesa di ulteriori conferme (l’ideale sarebbe poter scavare ma non si tratta di una operazione semplice), il lavoro degli studiosi non si ferma. «La ricerca è in itinere, l’analisi di atti e documenti potrebbe rivelare altre novità». E restituire un pezzo importante della storia oristanese.
