La corsa ai minerali critici e alle terre rare alimentata dalle esigenze spasmodiche di un’economia moderna vocata a tecnologia, difesa ed energia dà nuova luce alle miniere dismesse e dimenticate, come Funtana Raminosa di Gadoni. Nel luglio 2025 viene inserita dal Governo nell’elenco dei siti nazionali di rilevanza strategica: 14 in tutto, di cui cinque in Sardegna, perlopiù nell’Iglesiente, individuati come aree da inserire nel programma nazionale di esplorazione predisposto dall’Ispra in vista della possibile riapertura. Percorso lungo, complesso, neppure scontato quanto all’esito finale, condizionato da valutazioni tecniche su cui, comunque, pone una riflessione il libro “Funtana Raminosa” di Roberto Bornioli, ingegnere minerario, già presidente di Confindustria della Sardegna centrale. Si tratta dell’ultima iniziativa editoriale dedicata alla miniera di Gadoni.

A quasi trent’anni dalla chiusura, Funtana Raminosa ispira più libri, quasi la miniera abbia in qualche modo voglia di rinascere mentre va avanti il progetto turistico promosso dal Comune che propone visite guidate su prenotazione in una realtà di grande pregio, considerata unica perché custode dell’intero ciclo produttivo conservato nella sua completa efficienza, come riconosce nella prefazione Stefano Naitza, docente del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’università di Cagliari e presidente dell’Associazione mineraria sarda: «La miniera di Funtana Raminosa rappresenta un caso unico nel panorama minerario italiano».

Sull’unicità di Funtana Raminosa Bornioli spiega: «È l’area ristretta in cui sussiste un vero e proprio compendio minerario costituito da un insieme di elementi caratterizzanti, tutti visitabili, tra i quali si distinguono alcune suggestive gallerie, un imponente stabilimento di lavorazione ancora integro e in parte funzionante, alcuni musei che espongono macchine e attrezzature – esempio di preziosa tecnologia mineraria – e il villaggio dove abitavano i minatori con le loro famiglie». L’unicità è anche legata alla ricchezza di tecnologie d’avanguardia andate avanti per un secolo, al rapporto profondo, economico e identitario, con Gadoni perché la miniera è stata la sola industria attiva di questa fetta di Barbagia, immersa nel verde dei boschi solcati dal rio Saraxinus. La miniera di rame, piombo e zinco, nota già ai tempi della civiltà nuragica, rilanciata nel 1882, si ferma in modo definitivo nel 1987 seguendo la sorte di altri siti dell’Isola e lasciando senza lavoro 155 dipendenti. Entra poi nel Parco geominerario, storico e ambientale della Sardegna.

Il libro di Roberto Bornioli

A distanza di tanto tempo ora sembra riemergere una nuova età del rame, minerale irrinunciabile per l’economia moderna per le sue mille virtù. Come l’autore spiega nel libro, è probabilmente il metallo con cui l’uomo si ritrova più spesso a contatto nella vita di tutti i giorni perché è enorme il ventaglio delle sue applicazioni, dall’industria manifatturiera e tecnologica all’edilizia, passando per le infrastrutture elettriche. Soprattutto - nota Bornioli - è fondamentale per la transizione energetica, per la produzione di auto elettriche, pannelli solari e turbine eoliche, come pure per i trasporti, per la fibra ottica, per la difesa e l’aerospazio (dai droni a satelliti e munizioni), per l’edilizia, per l’elettronica e le comunicazioni (dalle reti telefoniche ai dispositivi radar, a computer e cellulari), per le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche, senza considerare gli elettrodomestici e tutti i prodotti di uso quotidiano, dalle stoviglie alle monete. Insomma, il rame è un minerale di cui non si può fare a meno.

Semplificando un po’, per coglierne meglio l’importanza, una tonnellata di rame può far funzionare 40 automobili, 100 mila cellulari, 400 computer e distribuire elettricità a 30 abitazioni. Bornioli fa questi esempi che aiutano a capire una questione complessa, raccontata nel libro con molta attenzione anche alla valenza più tecnica dell’argomento, resa sempre alla portata di tutti.

Funtana Raminosa, galleria

Seguendo la via del rame da Funtana Raminosa si arriva alle più grandi miniere del mondo, come pure ai contesti internazionali dominati dalla Cina che controlla il 45 per cento della produzione mondiale ed è leader anche in quella di terre rare, litio, cobalto. Il libro diventa perciò un interessante viaggio nel mondo vicino e in quello lontano che Bornioli ricostruisce con scrupolo per capire su quali basi reali si può pensare di dare un futuro a Funtana Raminosa in un’Italia dove non ci sono miniere attive di rame. Resta un limite fondamentale, ovvero la consistenza del giacimento di rame che, sulla base delle indagini del 1987, avrebbe dimensioni molto ridotte. Per ora la nuova vita della miniera di Gadoni resta affidata alle visite guidate e al crescente appeal turistico.

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