A Funtana Raminosa, assieme a tanti minatori e a una varietà di figure professionali estinte, è passata una storia importante. Tutta la Barbagia di Belvì contava molto sulla miniera di Gadoni, unica in Italia a estrarre il rame, oltre a piombo e zinco, arrivata nei primi anni Ottanta a dare lavoro a 155 dipendenti, al netto dell’indotto, diventando preziosa per l’economia anche dei centri vicini.

Nella seconda metà degli anni Ottanta tutto però è finito in malora. La miniera ha chiuso qui, come è successo nelle altre realtà sarde, a partire dall’Iglesiente, perché l’estrazione dei minerali viene considerata inutile al punto da suggerire anche la cancellazione del corso di laurea in ingegneria mineraria dell’università di Cagliari.

Ora che il mondo si confronta con guerre e nuove esigenze economiche visto che elettronica, energia e difesa hanno bisogno dei metalli, ovvero terre rare e materie prime critiche, le miniere suscitano rinnovati interessi. Nel nome dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo sostenibile l’attenzione è crescente e Funtana Raminosa viene inserita, infatti, tra i siti strategici nazionali proprio per i minerali critici e le terre rare.

Se il futuro resta comunque ancora da definire, la sua storia rivive in un libro di immagini e parole, raccolte sotto un titolo poetico: “Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio”. Autori Gabriele Calvisi e Roberto Deidda, l’uno ingegnere minerario originario di Bitti approdato a Gadoni per un tirocinio e un lavoro da dirigente tra gli anni Settanta e Ottanta, l’altro sorvegliante di Funtana Raminosa, la miniera di casa. Dopo molto tempo si ritrovano a realizzare un intenso viaggio d’immagini portato avanti nell’arco di due anni, tra il 2022 e il 2024.

Funtana Raminosa, mensa (foto di Gabriele Calvisi tratta dal libro "Erranti per le lente gallerie smarriti nell'oblio")

Nel frattempo, la miniera di Gadoni ha cambiato fisionomia perché non c’è più il via vai del passato. È diventata un luogo pieno di ricordi che riemergono nel verde rigoglioso del bosco, tra paesaggi ampi e solitari.

Dentro le pagine si ritrovano emozioni e tanti scorci, anche delle fasi più felici dell’attività estrattiva, accanto ad altri che mostrano locali corrosi dal tempo. Soprattutto si colgono i volti dei testimoni di cinquant’anni di storia e i segni della decadenza inarrestabile che manda in frantumi, assieme ai sogni del passato, gli spazi un tempo animati, a iniziare da quelli della mensa, ritratti nella copertina del libro. Immagine simbolo, come quella del caseggiato dei minatori, comunemente chiamato in modo altisonante “grattacielo”, diventato ormai rudere, luogo dell’abbandono dove sopravvivono modesti oggetti della quotidianità perduta. A illuminare il viaggio nel passato ci sono i volti attuali dei minatori d’un tempo, segnati dall’età e dalle fatiche, ma evidentemente complici degli autori nel percorso di recupero della memoria sulla miniera dimenticata. Aiutano a far riemergere un’attività tanto preziosa che coinvolgeva diverse figure professionali come il palista, il sondatore, il magazziniere, l’armatore, il saldatore, il falegname, il topografo, il cuoco, l’ingegnere minerario, il geologo, il tornitore, il contabile, l’elettricista, il meccanico, l’autista.

Funtana Raminosa, alloggi per famiglie (foto di Gabriele Calvisi tratta dal libro "Erranti per le lente gallerie smarriti nell'oblio")

«Si tratta di un atto di testimonianza, di auto riconoscimento del vissuto minerario, politico, sociale e culturale, rintracciando i frammentati ricordi degli ultimi anni della miniera per trovare nel presente un senso del passato», spiega Calvisi. E presentando l’opera in varie tappe in Sardegna, da Nuoro a Carbonia, aggiunge: «Mostra i paesaggi, i volti, gli sguardi, i segni di ciò che è rimasto di quella storia plurisecolare. Raccoglie le ultime testimonianze, affettuose, poetiche, sconsolate, cariche di indefinita fiducia e riconoscenza. Registra gli innamorati ricordi, i frammenti di storie individuali e collettive, vissute nella miniera e nelle comunità che improvvisamente hanno subito, forse in maggior misura che altrove, le traiettorie del declino, le distanze dell’abbandono, il tradimento delle promesse».

«La struttura economica e sociale dissolta con la dismissione delle miniere, con rare eccezioni positive e con gravità più o meno accentuata, ha lasciato popolazioni stremate dalla crisi e luoghi segnati da profonde ferite ambientali: questo è il dato dominante», sottolinea Salvatore Cherchi, esperto di politiche industriali, in un saggio che arricchisce il volume. Altri testi sono firmati da Matteo Cara, Giovanni Dettori, Andreano Madeddu, Giambattista Novella e Sandro Putzolu. Tante riflessioni aiutano a riscoprire un mondo straordinario e una cultura estinta e anche a ripensare un futuro possibile che nel nome dell’innovazione tecnologica possa alimentare il sogno della rinascita.

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