Fuga di cervelli, nell’Isola il saldo dei giovani laureati resta ancora in rosso
I ragazzi che hanno conquistato un titolo accademico continuano ad andarsene e l'arrivo di forze fresche da altri Paesi del mondo non basta minimamente a coprire il vuoto creato dall’emigrazione “colta”Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Per anni ci hanno raccontato di un’Italia impoverita e svuotata dai suoi giovani migliori, costretti a fare le valigie e a staccare un biglietto di sola andata verso l'estero per cercare fortuna e salario adeguato. Se per il resto del Paese questa narrazione comincia a scricchiolare di fronte ai dati reali, per la Sardegna la realtà resta amara: qui i ragazzi continuano ad andarsene e l'arrivo di forze fresche da fuori non basta minimamente a coprire il vuoto.
A mettere in fila i numeri ed eliminare ogni dubbio è la Cgia, l'Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre. I dati sono il frutto di una ricerca dettagliata del suo Ufficio studi che, analizzando le rilevazioni dell'Istat sulla mobilità della popolazione residente, scatta una fotografia precisa del Paese su aspetti decisivi per la sua tenuta economica. L'indagine prende in esame in particolare i flussi migratori dei giovani laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni nel quinquennio che va dal 2019 al 2024.
L'analisi smonta prima di tutto un luogo comune diventato quasi dogmatico a livello nazionale. In tutta Italia, nel corso del 2024, solo l'1,1 per cento dei giovani in possesso di una laurea ha scelto di trasferirsi oltreconfine. Una cifra che scende addirittura allo 0,4 per cento se si prende come riferimento l'intera popolazione giovanile. Ma l'elemento di vera novità sta nel bilancio tra chi parte e chi arriva. A fronte dei circa 78mila italiani con un titolo universitario che hanno lasciato il Paese negli ultimi cinque anni, sono giunti nello stesso arco di tempo quasi 88mila giovani laureati stranieri, provenienti per lo più da Paesi europei, dall'Asia e dal Sud America. Il risultato smentisce i soliti allarmismi: a livello nazionale il saldo finale è persino in attivo di circa 9.600 “dottori”.
Il vero nodo della questione è che l'Italia viaggia a due velocità e che sono pure profondamente diverse. Questo meccanismo di compensazione funziona bene al Nord (trainato dalla Lombardia, che da sola guadagna oltre novemila laureati) e al Centro (spinto in positivo dai numeri di Lazio e Toscana). Il Mezzogiorno, invece, finisce affondato: nelle regioni meridionali l'ingresso di forze fresche dal resto del mondo non riesce assolutamente a pareggiare i conti con le partenze dei residenti.
È proprio all'interno di questa fascia di sofferenza, che la Sardegna registra tra i risultati più sconfortanti di tutta la Penisola. Tra il 2019 e il 2024, ben 2.987 giovani laureati sardi hanno cancellato la propria residenza dall'Isola per trasferirsi all'estero, mentre i rientri in patria si sono fermati ad appena 836 in possesso del titolo accademico. Il solo conto parziale degli italiani svela così una perdita netta di 2.151 persone qualificate.
A differenza di quanto accade nelle dinamiche regioni del Settentrione, l'immigrazione qualificata che sbarca in Sardegna non riesce a salvare la situazione. Nello stesso quinquennio, i laureati stranieri che hanno scelto di venire a vivere nell'Isola sono stati 1.364, contro i 151 che hanno poi deciso di andarsene. Un guadagno effettivo di 1.213 professionisti dall'estero che non basta però a colmare la voragine lasciata dai giovani locali: il saldo finale dell’Isola resta drammaticamente in negativo, con una perdita di 938 giovani laureati in soli cinque anni. Con i nostri numeri del censimento, non sono affatto pochi.
Il caso sardo dimostra chiaramente come il dibattito pubblico nazionale, spesso condizionato dalle dinamiche sociali ed economiche dei grandi centri urbani del Nord, racconti soltanto una parte della storia. Se le grandi metropoli riescono a trasformarsi in poli d'attrazione per talenti e professionisti da tutto il mondo, la Sardegna sconta ancora pesantemente la carenza di un tessuto industriale ed economico solido, incapace di offrire opportunità di carriera concrete sia a chi si è formato nelle università dell'Isola sia a chi vorrebbe sceglierla dall'estero come luogo di lavoro e di vita. La triste realtà è che nella nostra Isola il rischio di “sprecare” un titolo accademico è più alto che in molte altre regioni italiane.
La Sardegna continua così a subire un progressivo e pericoloso impoverimento del proprio patrimonio di competenze. Senza interventi strutturali e politiche mirate capaci di creare occupazione di alto livello, la mobilità dei talenti rischia di confermarsi, per i giovani sardi, una strada a senso unico, priva di quelle occasioni di rientro o di ricambio che altrove stanno già diventando realtà. E no, non conforta per niente.
