Donizetti, la suggestione delle note in un museo
A Bergamo il musicista nacque nel 1797 e morì nel 1848: il Palazzo della Misericordia Maggiore è uno scrigno di autografi, arredi e fotoUn'immagine del Museo donizettiano (s. p.)
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Un luogo suggestivo per storia ed atmosfera. Nel Palazzo della Misericordia Maggiore, in via Arena a Bergamo, è situato il Museo donizettiano. Aperto al pubblico nel 1906 per celebrare la memoria del musicista che a Bergamo nacque nel 1797 e morì nel 1848, è uno scrigno di autografi, arredi e foto.
Il racconto. Nel 1806 Donizetti viene ammesso nella scuola di musica, pubblica e gratuita, appena aperta Bergamo, finanziata dalla Misericordia Maggiore, iniziativa caritatevole e progetto di Giovanni Simone Mayr, noto compositore bavarese da anni in Italia e dal 1802 stabilmente a Bergamo come maestro della Cappella di Santa Maria Maggiore. Il suo ritratto campeggia nella parete destra dell'imponente sala, all'ingresso del percorso, come a segnare gli esordi del musicista. Sarà proprio Mayr a notare le sue doti musicali e a mandarlo a Bologna per studiare composizione con padre Stanislao Mattei, docente nel Liceo Filarmonico e autorità indiscussa nello stile accademico; sarà sempre Mayr a reperire la somma necessaria, raccolta tra alcuni mecenati bergamaschi e integrata dalla Misericordia Maggiore. Gli espositori danno il senso di una vita intensa e votata all'arte; il materiale proviene dalla collezione della baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti, che dà il nome al palazzo dove il musicista è morto, come recita la targa affissa sulla parete esterna, ed è poi stato arricchito da pezzi che erano nella biblioteca civica Angelo Mai. Un dipinto di Donizetti, in cui è ritratto in giovane età, segna il proseguimento del percorso, quello che fa luce sul periodo 1818-1822, quando il musicista rientra a Bergamo, dove riprende a frequentare il suo maestro Mayr e i vecchi compagni di scuola. Grazie a loro viene introdotto negli ambienti musicali attivi in città e inizia così a muovere i primi passi da compositore: scrive pezzi per le cerimonie religiose, per i ritrovi degli appassionati, per qualche cantante delle compagnie ingaggiate durante le stagioni d'opera, organizzate a carnevale e nei periodi delle fiere.
Il musicista. Il suo primo contratto teatrale è quello a Venezia nel 1818, in seguito, a Mantova nel 1819 e a Roma nel 1822, che rappresenta il primo punto fermo nella sua carriera. Le tappe successive saranno quelle di Palermo e Napoli, dove risiederà dal 1827 al 1838, lavorando per i più prestigiosi teatri e per il Conservatorio. Una serie di problemi, anche psicologici, lo indurranno a trasferirsi a Parigi e poi a Vienna, dove, nell'estate 1842, viene nominato maestro e compositore di corte. Due pianoforti delimitano la sala: uno all'ingresso e l'altro alla fine, prima dell'accesso alla sezione più privata e intima di Donizetti. Come fosse fuori dalle luci della ribalta emerge dalle sue lettere e dalle descrizioni fatte da amici e conoscenti, ma sono eloquenti anche alcuni suoi oggetti, come le immagini dei familiari che tiene sempre con sé. In particolare quelle dei genitori, del fratello Giuseppe e della moglie Virginia, morta nove anni dopo il matrimonio.
La stanza. Alla fine del percorso è allestita la stanza da letto dell'artista, dove ci sono riproduzioni fotografiche che lo ritraggono ormai malato, assistito dal nipote Andrea, nel suo appartamento parigino; in un armadio a vetri, si può vedere il panciotto in seta e broccato e davanti la poltrona e il letto. Tra le sale risuonano le note delle più celebri opere del musicista, che ha lasciato un segno indelebile nella cultura mondiale, e in particolare nel cuore di Bergamo.
