Clima estremo: l’Europa si scalda più del resto del mondo
Le temperature crescono il doppio rispetto a quelle globali: c’entrano l’Artico e il MediterraneoCaldo estremo a Parigi: si cerca refrigerio vicino alle fontane
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Un giugno brutale con oltre 1300 morti, quasi duecento milioni di europei sotto una cappa bollente che ha fatto saltare tutti i record. Parigi, Berlino, Vienna, Praga a ridosso dei quaranta gradi, quota 45 toccata in Spagna. Valori estremi anche nel nord Italia con una sequenza di giornate tropicali mai viste nel primo scorcio d’estate in realtà come Milano e Torino. L’ondata di calore che ha messo in ginocchio l’Europa non è più soltanto un’anomalia meteorologica: è il volto del riscaldamento globale nel continente che si arroventa più rapidamente di tutto il mondo. Studi e parametri vanno in un’unica direzione: dagli anni Ottanta il Vecchio continente convive con un aumento delle temperature pari a circa due volte quelle della media globale. Conta in primis il fattore fisico: le terre emerse si scaldano in modo più veloce rispetto ai grandi mari come gli oceani, che assorbono enormi quantità di calore per poi rilasciarle e distribuirle in modo lento e meno invasivo. L’Europa è una superficie terrestre con un'inerzia termica diversa: si riscalda e si raffredda con ritmi veloci. Per Copernicus, il programma di monitoraggio sulla salute del pianeta gestito dall’Ue, l'Europa è un “hotspot” climatico perché il caldo è amplificato da tanti detonatori: la geografia, la circolazione atmosferica, il Mediterraneo, l’urbanizzazione imponente con città ad alta densità, la popolazione più anziana del mondo.
Ha un valore importante la vicinanza con l'Artico, colpito da cambiamenti notevoli, legati anche a fenomeni apparentemente banali: meno neve e ghiaccio legati all'innalzamento delle temperature significano meno superficie bianca che riflette la luce solare. Più suolo e mare scuri assorbono calore, che accelera ulteriormente il riscaldamento. Nel 2025, Wmo, l’Organizzazione meteorologica mondiale, e Copernicus hanno confermato la perdita di neve, il ritiro dei ghiacciai e la notevole riduzione dei giorni freddi in tutta Europa.
Negli ultimi decenni la circolazione atmosferica ha favorito sempre più spesso i blocchi anticiclonici, flussi d’aria calda da sud e ondate di calore più lunghe. Uno studio su Nature Communications conferma che in Europa occidentale una parte importante dell’aumento dei picchi di calore è legata a cambiamenti della circolazione atmosferica, in particolare a flussi meridionali più frequenti. L’aria è mediamente più calda ma aumentano anche le situazioni meteorologiche che “parcheggiano” il caldo sui cieli europei per giorni.
C’è un altro fattore che incide sugli scenari climatici del continente: il Mediterraneo amplifica calore, umidità e siccità. Un mare con temperature elevate aumenta l’umidità e moltiplica le notti tropicali (quando la temperatura minima non scende sotto i venti gradi). Una condizione che mette sotto stress il corpo umano, chiamato a un recupero durante le ore più fresche della notte. Altro elemento da tenere sotto osservazione è quello relativo ai suoli secchi che aumentano sotto la spinta delle ondate di calore: l’energia solare funziona in minima parte per far evaporare acqua, liberando una quota maggiore per scaldare l’aria. È il circolo vizioso: siccità, suolo arido, più caldo, più siccità.
Il paradosso dell’aria più pulita. C’è anche un particolare controintuitivo a incidere sul riscaldamento europeo: negli ultimi decenni si è ridotto molto l’inquinamento da aerosol, con le particelle capaci di trattenere e riflettere parte della radiazione solare. Se n’è avvantaggiata la salute pubblica, ma è venuta meno la schermatura che rallentava parte del riscaldamento. Copernicus considera proprio la riduzione dell’inquinamento atmosferico un fattore che contribuisce al riscaldamento europeo: uno report del 2024 si sofferma sul “brightening”, l’aumento della luminosità, dovuto alla riduzione delle particelle aerosol sull’Europa centro-occidentale. La chiave non è certo che l’inquinamento possa essere considerato come positivo: gli aerosol fanno male alla salute e non sono una soluzione climatica. Ma succede che l’aria più “ripulita” faccia emergere in modo più immediato il riscaldamento causato dai gas serra.
L’Europa è vulnerabile per alta densità, urbanizzazione e popolazione anziana. Il caldo colpisce di più quando ci sono città compatte, ampie superfici asfaltate, edifici antichi e non progettati per il “raffrescamento”. E poi c’è il fattore delle tante persone fragili, legato strettamente all’invecchiamento della popolazione. L’Eea segnala che il caldo è l’evento meteo-climatico estremo che causa più morti in Europa e che una società anziana rende gli effetti assai più gravi.
