Altri giorni infernali ci attendono, con temperature massime oltre i 40 gradi, e in diverse zone dell’interno dell’Isola, fino a 45 gradi. E anche le notti sono bollenti.

Con queste condizioni climatiche ne risente il fisico e la mente, l’organismo ha difficoltà ad adattarsi. Ma otto persone su dieci non rinunciano ad alcolici e bibite zuccherate e non riescono a bere i 3 litri d’acqua al giorno necessari per una giusta idratazione.

«Il cambiamento climatico è sempre più un problema che riguarda direttamente la salute dei nostri assistiti e, di conseguenza, entra sempre più spesso anche negli ambulatori dei medici di famiglia», avverte il segretario della Fimmg Sardegna Federico Contu.

«Un recente articolo pubblicato sull’European Journal of General Practice, dedicato proprio al rapporto tra medicina generale e Planetary Health, ricorda come i cambiamenti dell’ambiente in cui viviamo abbiano conseguenze molto concrete sulla salute delle persone. Ondate di calore sempre più intense, inquinamento, eventi meteorologici estremi e cambiamenti nella diffusione di alcune malattie colpiscono soprattutto gli anziani, le persone affette da patologie croniche e, più in generale, i cittadini più fragili. In Sardegna questo tema ci riguarda particolarmente, anche per le caratteristiche sociodemografiche della nostra popolazione. Per questo credo che la medicina generale debba essere coinvolta pienamente nelle politiche con cui il nostro sistema sanitario si prepara ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Molto concretamente significa sapere quali sono i pazienti più vulnerabili durante un’ondata di calore, fare prevenzione, informare correttamente le persone e collaborare con gli altri servizi sanitari e sociali del territorio. Ma significa soprattutto farlo durante tutto l’anno e a livello di sistema, non affidandosi soltanto alle iniziative virtuose dei singoli professionisti o a qualche campagna informativa concentrata nei mesi estivi».

Prosegue dottor Contu: «Anche questa è, a mio avviso, l’ennesima dimostrazione della necessità di tornare a investire seriamente nell’educazione sanitaria dei cittadini e nella prevenzione, utilizzando la presenza capillare della medicina generale sul territorio. Preparare la popolazione ai cambiamenti che stanno avvenendo significa anche costruire comunità più consapevoli e, quindi, più capaci di proteggere la propria salute».

Spiega un’analisi del Centro Studi Pool Pharma fatta su un campione di 350 tra uomini e donne, che solo il 20 per cento degli intervistati, per lo più donne, dice di arrivare a bere la quantità di acqua consigliata. Un altro 25% arriva, a stento, a 2 litri giornalieri, il 15% a 1 litro, il restante 40% non bada del tutto a quanta acqua beve ogni giorno.

Il 55% degli stessi intervistati consuma invece bevande zuccherate per cercare di idratarsi e spesso, uno su tre, beve alcool (aperitivi, vino, birra, superalcolici) che invece hanno l’effetto opposto, diuretico, aumentando la perdita di liquidi anziché contrastarla. Il 23% ritiene che gelato e bibite siano utili a sostenere l’idratazione e il 27% pensa che mangiare frutta e verdura una volta al giorno sia una forma di idratazione integrativa sufficiente a supplire al deficit idro-salino del periodo in mancanza di un’assunzione sufficiente di acqua.

Non si rinuncia agli insaccati, come prosciutto, salame e mortadella, ricchi di sale, e solo il 12% degli intervistati considera di completare questi pasti “veloci” con frutta e verdura. I momenti di relax, pausa dalla spiaggia o alla fine della giornata di lavoro, sono caratterizzati dal consumo di snack salati (noccioline, patatine e salatini) associati a bibite zuccherate o bevande alcoliche per il 75% del campione, tutti prodotti che per ragioni diverse velocizzano il processo di disidratazione. Una minoranza, il 36%, afferma di non rinunciare nell’arco di un mese almeno a due fritture di verdure o pesce, sempre ricco di sale per rendere più gustoso il piatto ma anche lungo da digerire, richiedendo così più liquidi per il processo di digestione.

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